UOMINI E
DONNE: ISTRUZIONI PER L'USO
(HOMMES ET FEMMES: MODE D'EMPLOI)CAST TECNICO ARTISTICO
Sceneggiatura e Regia: Claude Lelouch
Fotografia: Philippe Pavans De Ceccaty
Musica: Francis Lai
Scenografia: Jacques Bufnoir
Montaggio: Hélène de Luze
(FRANCIA, 1996)
Durata: 130'
Distribuzione cinematografica: ACADEMY - LUCE
PERSONAGGI E INTERPRETI
Benoit Blanche: Bernard Tapie
Fabio Lini: Fabrice Luchini
Dottoressa: Alessandra Martines
Professor Lerner: Pierre Arditi
Moglie di Blanche: Caroline Cellier
Donna del Cimitero: Anouk Aimée
Salomé: Salomé
Fidanzata di Lini: Agnès Soral
Madre di Blanche: Gisèle Casadeus
Cantante di strada: Patrick Husson
Amante di Blanche: Ophélie Winter
Padre di Salomé: William Leymergie

Benoit
Blanche (Bernard Tapie) è un uomo di successo (dirige una grande industria) che dalla
vita ha avuto tutto; Fabio Lini (Fabrice Luchini) è un poliziotto con aspirazioni
artistiche (vorrebbe fare l'attore) che dalla vita ha avuto molto poco. Cosa li accomuna?
Apparentemente nulla, se non il fatto di rivolgersi allo stesso medico per un identico
fastidio allo stomaco. Nell'anticamera del Professor Lerner (Pierre Arditi), Blanche e
Lini si incontrano per la prima volta e danno principio ad una singolare amicizia.
Una dottoressa (Alessandra Martines), collega di Lerner, riconosce in Blanche l'uomo che
la illuse e abbandonò anni prima, così decide, con gusto un po' sadico, di prenderlo in
cura dirottandolo con uno stratagemma nel suo studio. La biopsia effettuata sui tessuti
dei due pazienti rivela che il poliziotto ha un tumore maligno allo stomaco, mentre
Blanche è perfettamente sano. Impulsivamente la dottoressa decide di comunicare ai due
pazienti gli esiti inversi dei loro esami. Così facendo si prende una rivincita su
Blanche e, allo stesso tempo, prova a dimostrare una bizzarra teoria del luminare secondo
cui dire all'ammalato che è sano contribuirà a farlo guarire più di ogni altro
trattamento farmaceutico; allo stesso tempo, dire ad una persona perfettamente sana che ha
un male incurabile, permetterà alla malattia di manifestarsi in tutta la sua
perniciosità. Sullo sfondo, come di consueto nelle opere di Lelouch, una miriade di
piccole storie si incontrano, si rincorrono, si sfiorano, tutte animate da quella bizzarra
casualità della vita che siamo soliti chiamare destino.
Ciò che irrita maggiormente in quest'ultima fatica del regista francese (a parte la
sgradevolezza del tema di fondo: una vendetta giocata scherzando con un male terribile
come il cancro allo stomaco), è la presunzione dell'autore di rappresentarsi con un'opera
che giudica, per dichiarazioni espresse in prima persona, il capolavoro della sua
filmografia. L'elemento autobiografico, sempre presente nei film di Lelouch, permette di
identificare immediatamente la figura dell'autore con il personaggio di Benoit Blanche
(interpretato con inaspettato carisma da Bernard Tapie, vera rivelazione della pellicola).
Ora, stando di fatto che Blanche è un uomo sgradevole per il suo rapportarsi alla vita,
per il cinismo con cui tratta gli esseri umani (specialmente le donne, considerate alla
stregua di oggetti di momentaneo piacere), è come minimo fastidiosa la compiaciuta
indulgenza dimostrata dall'autore che, invece di fare una serena (anche se inevitabilmente
dolorosa) autocritica della propria esistenza, tende a giustificarla e glorificarla ad
ogni piè sospinto. Prendiamo ad esempio le numerose banalità che Blanche sciorina
durante le sue lunghe e solitarie chiacchierate con l'amico poliziotto: cose assolutamente
scontate del tipo "si crede in Dio solo quando se ne ha bisogno", lasciate
cadere dall'alto con solenne pesantezza per il gaudio del suo interlocutore (e del
pubblico) che non sa far altro che rimanere a bocca aperta (al contrario del pubblico),
come se gli si fosse improvvisamente rivelato il senso stesso dell'esistenza. E' un
peccato di presunzione non trascurabile che, fra le altre cose, rende anche inconcludente
il titolo dell'opera, dal quale andrebbe senz'altro eliminata la parola "donne",
trattando il film solo di virili amicizie. Tecnicamente non mancano alcune interessanti
trovate (che molta critica definisce sbrigativamente "Lelouchate") fra le quali
val la pena citare quella, squisitamente metafilmica, dove si intravede lo stesso regista
dietro la macchina da presa mentre riprende una troupe che riprende un attore che sta
interpretando un film sulla vita di Blanche (cioè sullo stesso Lelouch). Il grande
talento narrativo dell'autore, da sempre certosino tessitore di storie tecnicamente
perfette, alla fine riesce ad evitare che l'opera si risolva in una banale e seccante
autoanalisi, catalizzando l'attenzione dello spettatore sulla trama più che sui suoi
presupposti. Ci viene un dubbio: che sia realmente "una simpatica canaglia"?
Luigi De
Angelis