Tempi Moderni

I film del 1996


SOTTO GLI ULIVI
(ZIR-E DERAKHTAN-E ZEYTUN)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Abbas Kiarostami
Soggetto e Sceneggiatura: Abbas Kiarostami
Fotografia: Hossein Jafarian, Farhad Saba
Montaggio: Abbas Kiarostami
Musica: Farshid Rahimian
Produttore: Abbas Kiarostami
(IRAN, 1994)
Durata: 103'
Distribuzione cinematografica: BIM
Distribuzione cinematografica: MONDADORI VIDEO

INTERPRETI

Mohamed Ali Keshavarz
Hossein Rezai
Farhad Kheradmand
Zarifeh Shiva
Tahereh Ladanian
Mahbanu Darabin
Ahmad Ahmadpour
Babak Ahmadpour

ulivo1.jpg (13216 bytes)Autore di "Dov'e' la Casa del Mio Amico", "Close Up" e "E la Vita Continua", film che a partire dal 1987 hanno riscosso un grande successo ai festival piu' importanti d'Europa, Abbas Kiarostami e' diventato il beniamino di molta critica e sopratutto della critica francese. Basti pensare che "Les Cahiers du Cinema" gli hanno dedicato un intero numero. Anche un grande maestro come Akira Kurosawa ha definito i film di Kiarostami, "meravigliosi". Altri ancora hanno dichiarato che "Sotto gli Ulivi" e' il piu' bel film dell'ultimo decennio. Insomma, e' chiaro che tra i piu' alti pulpiti del cinema, Kiarostami riscuote una stima ed una considerazione eccezionale. Noi naturalmente sappiamo che spesso quello che piace alla critica delude il pubblico. E' uno dei piu' antichi dilemmi riguardo il cinema. Chi ha ragione? Non che Kiarostami non piaccia ad una piccola, (direi esigua) fetta di pubblico, ma sicuramente la stragrande maggioranza degli spettatori cinematografici si annoierebbero non poco a vedere "Sotto gli Ulivi".
In "Sotto gli ulivi", un regista (l'alter ego di Kiarostami) e la sua piccola troupe si recano in una zona montuosa dell'Iran per girare un film tra le rovine che un terribile terremoto ha lasciato dietro di se'. Il film ha come protagonisti alcuni dei sopravvissuti al cataclisma. Non c'e' una sceneggiatura, ci sono soltanto dei personaggi che fanno se stessi. C'e' Hossein, un giovane ragazzo che il terremoto ha lasciato senza famiglia e senza casa e c'e' Tehereh, una giovane ragazza che vive con la nonna e del quale Hossein e' innamorato. Da molti mesi, da quando Hossein l'ha vista al cimitero ed i loro sguardi si sono incrociati per un attimo, lui la perseguita con le sue proposte di matrimonio. Ma Tehereh si fa negare, a malapena lo guarda e non gli risponde. Eppure qualcosa c'e'. C'e' attrazione, ma c'e' anche una cultura che affonda le sue radici nel medioevo. Questi due personaggi, che realmente esistono e che realmente provano questo sentimento, reciteranno la parte di marito e moglie nel film. Sara' questa possibilita' di finzione all'interno della realta' a dar loro la possibilita' di avvicinarsi. ulivi2.jpg (12992 bytes)Inversamente, per il regista, il cui interesse per la storia va al di la' del set, la realta' dei due personaggi scelti determinera' il delinearsi della storia. Vi sara' dunque uno scambio molto sottile tra realta' e finzione.
Questa concezione del cinema e' senz'altro interessante. Temi antichi quanto la vita stessa, l'amore, il dolore, la morte, per altro inseriti in un contesto sociale del terzo mondo, vengono trattati a livello concettuale e formale con un linguaggio spesso piu' avanguardista della maggioranza della cinematografia moderna ancorata ai sistemi narrativi del teatro dell'ottocento. Non e' piu' l'autore a predeterminare la storia, ma è quest'ultima ad imporre all'autore delle scelte obbligate, dettate dal naturale svolgersi degli avvenimenti. Per quel che mi riguarda l'interesse del film e' tutto li'. E' per l'appunto di carattere formale. Kiarostami indugia, senza un particolare motivo che lo possa giustificare, su delle inquadrature spesso troppo lunghe dove lo spettatore ha, sì, il tempo di percepire il ritmo della realta', ma che hanno piu' il sapore di un documentario che di un film. Sui titoli di testa, dopo un breve prologo nel quale il regista effettua un provino, c'e' un'inquadratura interminabile di una soggettiva dall'interno di un'automobile. Percorriamo una strada di campagna. Ad un certo punto la macchina si ferma e carica un viandante. Incomincia un dialogo tra il guidatore, una donna che poi scopriremo essere l'aiuto regista del film, il viandante, un conoscente e u insegnante di scuola che ci parla della sua condizione.
ulivi3.jpg (13782 bytes)Questa inquadratura fissa sulla strada dura circa otto minuti. Il viandante scende. Poi c'e' l'incontro con due bambini che scopriamo hanno il compito di portare ciascuno dei vasi di fiori per le riprese della giornata. La donna, che ancora non vediamo, si lamenta della qualita' dei fiori, poi li lascia andare e riprende la sua corsa. L'inquadratura e' cambiata. E' sempre in soggettiva, ma adesso ci mostra quello che succede (cioe' nulla) fuori dal finestrino. Tutto questo dura circa quindici minuti. E' geniale? Hitchcock, che fu a lungo bistrattato dalla critica, diceva: "La verosimiglianza non mi interessa. Non c'e' cosa piu' facile da ottenere." François Truffaut, che pur essendo critico d'altissimo livello, era molto piu' pragmatico della maggioranza dei suoi colleghi, sosteneva che il grande difetto della critica era quello di separare la forma dal contenuto.
Ai critici che lo osannano piace l'idea che Kiarostami non scriva sceneggiature, piace l'idea che questo regista non si curi che in minima parte dell'aspetto tecnico del cinema, che non cerchi di fare dello spettacolo. Ma ancora per citare Truffaut: ".... capiscono (i critici) che la scelta delle sceneggiature, la loro costruzione e tutto il loro contenuto sono strettamente legate alla tecnica e dipendono da essa?" In altre parole, secondo un certo modo di vedere, il cinema e la tecnica cinematografica sono indivisibili. Lo sforzo compiuto nell'eliminare l'aspetto tecnico da un film nega l'essenza del film stesso.
Vedete dunque che esistono varie scuole di pensiero ed anche vari approcci all'arte del cinema. In questo non c'e' nulla di male. Ognuno la pensi come gli pare. Quello che contesto e' la corrente di pensiero predominante tra la maggioranza della critica. Ovvero quella che in modo bugiardo e preconcetto cerca di farci credere che il cinema di Kiarostami sia IL CINEMA!

Sebastiano Tecchio