TRAINSPOTTINGCAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Danny Boyle
Sceneggiatura: John Hodge
dal romanzo omonimo di Irvine Welsh
pubblicato in Italia da Guanda Editore
Fotografia: Brian Tufano
Scenografia: Kave Quinn
Costumi: Rachael Fleming
Montaggio: Masahiro Hirakubo
Musiche: Damon Albarn, Bedrock con Kyo, Blur,
Elastica, Brian Eno, Leftfield,
New Order, Iggy Pop, Primal Scream,
Pulp, Lou Reed, Sleeper, Underworld
Prodotto da: Andrew MacDonald
(Gran Bretagna, 1996)
Durata: 94'
Distribuzione cinematografica: MEDUSA
Distribuzione Home video: MEDUSA
PERSONAGGI E INTERPRETI
Renton: Ewan McGregor
Spud: Ewen Bremner
Sick Boy: Johnny Lee Miller
Tommy: Kevin McKidd
Begbie: Robert Carlyle
Diane: Kelly MacDonald


Dopo
il grande successo oltremanica di "Piccoli omicidi tra amici", il regista Danny
Boyle rifiuta le offerte americane, per girare, con un budget non eccezionale, ancora in
Scozia, un altro film contemporaneo, con la stessa troupe: il direttore della fotografia
Brian Tufano, il montatore Masahiro Hirakubo, lo scenografo Kave Quinn, che ha costruito
in una vecchia fabbrica di sigari 14 set diversi, ispirandosi alla pittura di Francis
Bacon. I colori lasciano il segno e si amalgamano in modo sorprendente alle musiche(alcune
gia' utilizzate dal clan Vanzina con ben altri esiti), creando una struttura in cui la
trama ha minor importanza del dramma interno dei singoli personaggi, dove la sporcizia
regna sovrana, anche sotto la distinzione di una giacca e una cravatta. Il tema del film
e' proprio nel contrasto tra una vita normale e "un'onesta e sincera
tossicodipendenza": "Scegliete la vita, una carriera, una famiglia, un cazzo di
televisore gigante... ma perche' dovrei fare una cosa del genere?" si chiede Mark
Renton (Ewan McGregor, che da "Piccoli omicidi tra amici" ha perso 10 chili e
tutta la zazzera), entrando e uscendo dalla droga, assieme al suo gruppo di amici: Tommy
(Kevin McKidd), il piu' positivo, che non sapra' pero' sollevarsi dall'unica, pesante
caduta; Sick boy (Jonny Lee Miller), cinico e morboso; Spud (Ewen Bremner), dolcissimo
eroinomane, sbandato ma leale; Begbie (Robert Carlyle), piu' grande degli altri, che
domina e spaventa con i suoi scatti di violenza. Tutti falliscono in amore e nel lavoro,
incapaci persino di evitare la morte della piccola bimba Dawn che Allison (Susan Vidler),
altra disperata, aveva avuto da uno di loro.
Catturati
per l'ennesimo furto, Renton e Spud subiscono condanne differenti, sei mesi per
quest'ultimo, la possibilita' di disintossicarsi per l'altro: grazie alla fermezza dei
genitori il tentativo riesce, al prezzo di giorni terribili, in cui, chiuso nella sua
camera, tappezzata di treni che vede moltiplicarsi a dismisura, il ragazzo soffre le piu'
atroci allucinazioni, dalla bimba morta che cammina carponi sul soffitto, ai suoi amici
che lo minacciano da ogni parte. Trovatosi un impiego presso un disonesto agente
immobiliare, Renton non puo' pero' sfuggire a Begbie. Durante il funerale di Tommy, morto
di AIDS, si progetta un ultimo colpo: nonostante la sua buona riuscita, Renton abbandona
quelli che, ormai, tranne Spud, non sono piu' suoi amici e, uscito dallo squallore della
camera in un viale bianchissimo, si rivolge al pubblico: "Saro' esattamente come voi,
il lavoro, la famiglia, un cazzo di televisore gigante...". La violenza del soggetto,
l'esplicitezza di molte scene (gli attori hanno dovuto imparare a bucarsi), la sensazione
di non avere un'effettiva via d'uscita, si accompagnano con l'efficacia della messa in
scena, con una regia davvero mai a corto d'idee, con caratterizzazioni convincenti da
parte di tutti gli attori, cosicche' chi non si lascia coinvolgere dalla morbosita' della
situazione (che di morboso non ha poi tanto), o, addirittura, abbassa gli occhi quando la
siringa si avvicina al braccio (salvo poi divertirsi con la soggettiva dell'ago), esce dal
cinema con un masso sullo stomaco, magari levigato dal finale relativamente positivo, ma
pur sempre un masso; se, poi, ci si libera del peso, resta tutto il piacere della
costruzione, delle trovate e dell'umorismo sparso, durante tutto il film, dall'immancabile
critica agli inglesi, in forma eccezionale di un autocritica scozzese ("non siamo in
grado di farci colonizzare da una cultura decente"), all'ambiguita' sessuale
("in fondo credo che siamo eterosessuali per approssimazione: piu' che un fatto
morale e' un fatto estetico"). Una splendida Arancia meccanica, innestata nel mondo
di oggi, ma pur sempre con i semi di 25 anni fa.
Marco Medelin