TOY STORY IL
MONDO DEI GIOCATTOLI
(TOY STORY)CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: John Lasseter
Soggetto: Joss Whedon, Andrew Stanton,
Pete Docter & Joe Ranft
Sceneggiatura: Joss Whedon, Andrew Stanton,
Joel Cohen & Alec Sokolow
Supervisore regia tecnica: William Reeves
Supervisore animazione: Pete Docter
Montaggio: Robert Gordon e Lee Unkrich
Scenografia: Ralph Eggleston
Musica: Randy Newman
Produzione: Ralph Guggenheim e Bonnie Arnold
(USA, 1996)
Durata: 77'
Distribuzione cinematografica: BUENA VISTA


Come
ormai la pubblicità vi avrà dato ad intendere, "Toy story" è il primo film
interamente realizzato al computer e rappresenta quindi una rivoluzione nel cinema di
animazione. Ma il motivo d'interesse che suscita rimarrebbe meramente tecnico se non ci
fosse dietro a tutta l'operazione una sceneggiatura la cui inventiva è pari al rigore
tecnologico. Se "Toy story" non è un film sperimentale, ma è un film a pieno
titolo, questo lo dobbiamo quindi all'intelligenza drammaturgica degli autori che hanno
capito che la storia non è un pretesto per esibire effetti speciali, ma che gli effetti
speciali sono un mezzo per raccontare meglio una storia.
E quest'ultima è davvero sorprendente, per come riesce a sfruttare a fondo una buona idea
di partenza. Ambientato nella stanza di un bambino in cui i giocattoli si animano di vita
propria, "Toy story" racconta la storia della rivalità tra due giocattoli.
Woody, un tradizionale pupazzo-cowboy che pronuncia poche frasi quando si tira la
cordicella che ha sulla schiena, è da sempre il giocattolo preferito di Andy, il bambino
di casa. Ammirato e rispettato dagli altri giocattoli, Woody è la guida riconosciuta, il
capo che mantiene la pace tra i giocattoli più disparati.
La sua leader-ship viene
messa in pericolo dall'arrivo di un nuovo giocattolo che Andy ha ricevuto per il suo
compleanno: Buzz Lightyear, un pupazzo-astronauta molto più moderno che presto diventa il
prediletto del bambino. Invidioso, Woody trama per sbarazzarsi del nuovo rivale ma le sue
intenzioni criminali vengono smascherate dal resto della comunità. Caduto in disgrazia,
Woody è costretto a salvare la vita del suo antagonista per recuperare la stima dei suoi
compagni. Buzz è però finito nel giardino del vicino, Sid, un ragazzino sadico
tristemente noto per il suo vezzo di torturare a morte i giocattoli, un vero e proprio
serial killer nel fragile mondo dei balocchi. Inizia così per Woody e Buzz un'avventuroso
viaggio del ritorno, nel corso del quale i due finiscono per diventare amici.
Questa è solo l'ossatura del racconto, di cui non vogliamo svelare gli sviluppi ed il
finale che, come in tutti i film di avventura che si rispettano, si fonda su una
efficacissima suspense. Ma come avviene per ogni buon film, "Toy story" deve la
sua riuscita soprattutto ai dettagli, ovvero alle trovate che sostengono ogni snodo
narrativo del soggetto e che contribuiscono alla tridimensionalità dei personaggi.
L'efficacia
della sceneggiatura su questo punto, assume in "Toy story" un'importanza
particolare, poiché si trattava di evitare che lo spettatore, meravigliato dalla
singolarità tecnologica dell'animazione computeristica, potesse distrarsi dalla vicenda
narrata. Questo pericolo viene evitato fin dall'apertura del film, in cui, con una
rapidità e una sintesi degna del miglior Zemeckis di "Ritorno al futuro", tutti
i personaggi e il loro dramma vengono esposti in piena azione, facendo così scattare
immediatamente il processo di immedesimazione dello spettatore.
Il risultato è che "Toy story" finisce per essere più sanguigno e vivace di
molti altri film che presentano attori in carne ed ossa. Un paradosso che dovrebbe
spingere noi europei a lamentarci di meno sulla disumanità degli effetti speciali e a
ragionare di più sull'importanza della sceneggiatura nel cinema.
Gianguido Spinelli