TIN CUPCAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Ron Shelton
Sceneggiatura: John Norville, Ron Shelton
Fotografia: Russell Boyd, A.C.S.
Montaggio: Paul Seydor, Kimberly Ray
Scenografia: James Bissell
Costumi: Carol Oditz
Musica: William Ross
Produttore Esecutivo: Arnon Milchan
Produttore: Gary Foster, David Lester
Durata: 134'
(USA 1996)
Durata: 130'
Distribuzione cinematografica: WARNER BROS
Distribuzione Home video: WARNER HOME VIDEO
PERSONAGGI E INTERPRETI
Roy McAvoy: Kevin Costner
Dr.ssa Molly Griswold: Rene Russo
David Simms: Don Johnson
Romeo Posar: Cheech Marin
Doreen: Linda Hart
Earl: Dennis Burkley
Dewey: Rex Linn
Clint: Lou Myers

"Tin
Cup" e' il nomignolo di Roy McAvoy (Kevin Costner). Significa "coppa di
stagno", la dove coppa puo' essere inteso sia come tazza, sia come trofeo. Roy vive a
Salome', un piccolo e sgangherato paesino sperduto nel Texas. Abita in una roulotte
insieme al suo migliore amico Romeo (Cheech Marin) con il quale gestisce un piccolo campo
che i golfisti usano per allenarsi. Una vita semplice, degli amici semplici con i quali
scommetere su cose futili e bere birra. Uno scenario tutto americano insomma. Con una
particolarita': nonostante le apparenze, Roy e', o meglio sarebbe il piu' grande giocatore
di golf che il mondo abbia mai partorito. Il golf, si sa, e' uno sport che non richiede
soltanto talento, ma ancor piu' disciplina tattica, pazienza e freddezza. Di talento Roy
ne ha da vendere. E' il resto che manca. Presunzione, impulsivita', testardaggine. Sono
queste le caratteristiche principali del carattere di Roy. Ed e' a causa di questo
carattere che Roy non e' diventato un campione di golf.
Ma ecco che un bel giorno, la Dr.ssa Molly Griswold (Rene Russo), una giovane e bella
psicologa si presenta a Roy chiedendo lezioni di golf. Per Roy e' amore a prima vista.
Ogni giorno che passa pensa sempre piu' spesso a lei. Ma un giorno Roy viene a sapere che
Molly e' sposata e che suo marito e' David Simms (Don Johnson), suo vecchio rivale ora
diventato uno dei piu' ricchi e famosi giocatori di golf al mondo. Naturalmente Simms e'
esattamente l'opposto di Roy: non possiede la meta' del suo talento, ma e' un abile
stratega, un giocatore furbo e calcolatore che dedica molto tempo a curare la propria
immagine. Ora Roy sa che per avere Molly c'e' soltanto un modo: rimettersi a giocare a
golf e vincere gli US Open, la piu' grande competizione golfistica d'America.
Queste sono le premesse del film di Ron Shelton, regista che si e' specializzato in film a
sfondo sportivo: ("Bull Durham - Un Gioco a Tre Mani", "Chi Non Salta
Bianco è" e "Cobb"). Poiche' tutti noi abbiamo visto e stravisto film che
incominciano cosi' e' abbastanza superfluo raccontarvi come Roy riuscira' a soffiare la
bella Molly al cattivo Simms ed allo stesso tempo provare a se stesso e al mondo intero di
essere il migliore, seppur piu' indisciplinato giocatore di golf al mondo. Ma la
prevedibilita' della storia sarebbe ben poca cosa se Shelton avesse trattato in modo
onesto (artisticamente) questa storia.
Dopo
anni di esperenza come sceneggiatore e regista e' naturale che Shelton sia ormai in grado
di manipolare sapientemente gli elementi narrativi di cui dispone. Di fatto, alcune
varianti apportate alla drammaturgia sono efficaci e riescono in qualche modo a
discostarsi dai soliti cliche'. Un esempio: Roy non vince gli Us Open perche', nonostante
sia ad un passo dalla vittoria s'intestardisce su un colpo difficile. Invece di aggirare
un ostacolo d'acqua e assicurarsi il punto, vuole provare a se stesso di potercela fare
nel modo piu' difficile. Perde, ma alla fine, dopo aver spedito la pallina in acqua cinque
volte, riesce non solo a mandarla dall'altra parte del laghetto, ma a spedirla
direttamente in buca. Seppur rivelandone il grande talento, questo atto d'orgoglio gli
costa la vittoria.
Shelton descrive cosi' il suo personaggio: "Il tipo che rischia sempre, che si butta,
perche' ha in sé l'idea romantica secondo cui tentare e' segno di coraggio. E'
intraprendente ed eroico, soprattutto quando esserlo e' stupido e suicida, cioe' quasi
sempre." E' dunque chiaro che dal punto di vista del regista la scena che ho
descritto costituisce non solo il momento clou del film, ma anche la variante
intelligente, la lettura "nuova" al solito copione. Roy non vince perche' Roy,
pur essendo il migliore, non merita la vittoria. Dunque il messaggio e': voi pensate di
assistere al solito vecchio film ingenuo e datato dove l'eroe, qualsiasi sia la sua colpa
viene sempre salvato. Attenzione pero', il mio film e' diverso. Sbagliato. E disonesto.
Perche' di fatto, agli occhi dello spettatore, Roy non solo vince perche' conquista Molly,
ma ancora di piu', e' talmente superiore a tutti gli altri da potersi permettere di
perdere gli Us Open.
Perche' il protagonista e' Kevin Kostner. Tutta l'ironia seminata lungo lo svolgersi
dell'azione ed anche questo escamotage finale per allontanarsi dai cliche' non sono altro
che sapienti elaborazioni di meccanismi narrativi che qualsiasi sceneggiatore d'esperienza
puo' utilizzare come strumento per camuffare la banalita' della storia che sta
raccontando.
La verita' e' che questo film e' la copia di mille altri film ed e' frutto di questo
periodo storico nel quale il cinema hollywoodiano non riesce a fare altro che citare in
continuazione se stesso, senza piu' la volonta' di sperimentare strade nuove. Cosi', di
Ron Shelton, come di molti altri si puo' solo dire che e' un buon mestierante, uno che sa
girare bene ma che in sostanza non ha molto da dire.
Sebastiano Tecchio