TERRA AMATA
(CRY, THE BELOVED COUNTRY)CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Darrel James Roodt
Sceneggiatura: Ronald Harwood (dal romanzo di Alan Paton)
Fotografia: Paul Gilpin
Musica: John Barry
Scenografia: David Barkham
Montaggio: David Heitner
Prodotto da: Distant Horizon
(USA, 1996)
Durata:110'
Distribuzione cinematografica: U.I.P.
Distribuzione home video: RCS
PERSONAGGI E INTERPRETI
Stephen Kumalo: James Earl Jones
James Jarvis: Richard Harris
John Kumalo: Charles S.Dutton
Absalom: Eric Miyeni
Padre Msimangu: Vusi Kunene
Gertrude: Dambisa Kente
Katie: Leleti Khumalo

Tratto
dal famoso romanzo di Alan Paton, "Terra Amata" è un inno contro il razzismo e
la segregazione razziale che ha dovuto aspettare più di cinque anni per poter essere
realizzato a causa del regime segregazionista che vigeva in Sud Africa nel periodo
dell'apartheid.
Il produttore Anant Singh e il regista Darrell James Root (cui si deve anche il famoso
"Sarafina!") hanno riunito un cast internazionale di tutto rispetto per dar vita
alla famosa storia in cui "dalla desolazione nasce il conforto". La trama è
essenzialmente incentrata sulle due figure maschili del prete di colore e del possidente
terriero bianco (rispettivamente interpretati da James Earl Jones e da uno stupefacente
Richard Harris). Una tragica evenienza (la morte del figlio del bianco per mano del figlio
del prete nero) porterà i due uomini a conoscersi e confrontarsi, e cambierà
radicalmente l'animo del bianco razzista in maniera imprevedibile, facendo nascere dalla
sua inaspettata e repentina comprensione delle ragioni e della vita del popolo di colore
una speranza per il futuro dell'intera nazione.
Purtroppo
la mano dell'autore non riesce a scavare a fondo in queste due anime sofferenti,
restituendoci un ritratto appena abbozzato di ciò che il film avrebbe dovuto (e potuto)
essere. La superficialità di certi passaggi nella sceneggiatura (scritta da Ronald
Harwood) crea confusione nello spettatore, non delineando mai in maniera puntuale il
cambiamento nell'animo del bianco che pure è alla base dell'intera vicenda.
L'incredibile performance di Harris salva parzialmente il risultato; l'attore esprime
infatti molto più del dovuto grazie ad una straordinaria mimica e capacità di
immedesimazione nel personaggio, in grado di supplire per quanto possibile a detti vuoti
narrativi. La fotografia (opera di Paul Gilpin) è un altro punto dolente del film: l'uso
di filtri degradanti negli esterni, al fine di ottenere bizzarre colorazioni del cielo,
non solo è stucchevole e mal realizzato, ma conferisce all'opera un'atmosfera da
produzione televisiva che certo non gli giova. Ottima, invece, la musica di John Barry,
una composizione sinfonica con arie epiche e fortemente drammatiche che sottolinea
puntualmente i momenti più significativi del film. E' quindi un vero peccato che gli
autori non abbiano saputo rendere giustizia ad un evento che, a prescindere da ogni
giudizio estetico, rappresenta senz'altro un importante motivo di riflessione per tutti.
Luigi De
Angelis