STRIPTEASECAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Andrew Bergman
Sceneggiatura: Andrew Bergman
Fotografia: Stephen Goldblatt
Musica: Howard Shore
Scenografia: Mel Bourne
Coreografie: Marguerite Pomerhn Derricks
Prodotto da: Mike Lobell
(USA, 1996)
Durata:112'
Distribuzione cinematografica: MEDUSA
Distribuzione home video: MEDUSA
PERSONAGGI E INTERPRETI
Erin Grant: Demi Moore
David Dilbeck: Burt Reynolds
Al Garcia: Armand Assante
Shad: Ving Rhames
Darrell Grant: Robert Patrick
Malcolm Moldovsky: Paul Guilfoyle
Orly: Jerry Grayson
Angela: Rumer Willis
Erb Crandal: Robert Stanton

Il
nuovo film con Demi Moore arriva nelle sale italiane preceduto dal solito clamore
scandalistico che accompagna le opere ad alto contenuto erotico (o presunte tali).
L'ignaro spettatore si reca al cinema per assistere al solito spettacolo hollywoodiano,
sfavillante e sfarzoso, con la certezza che i tanto decantati "momenti caldi"
non manterranno quanto promesso. E, infatti, è proprio così, ma c'è dell'altro:
"Striptease" è anche un brutto film, malamente girato e interpretato, con una
trama che, per usare una definizione del Washington Post, "è più sottile del tanga
della sua interprete".
La storia parte da un canovaccio abbastanza comune che, probabilmente, sarebbe piaciuto a
Joe Estzheras (sceneggiatore di "Showgirls"), con la protagonista umiliata da un
giudice maschilista che le sottrae la custodia della figlia per affidarla al marito. Il
motivo? Lei ha perso il suo lavoro di segretaria presso l'FBI a causa del comportamento
criminale del suo ex-marito (ladruncolo da due soldi), quindi non può mantenere la
bambina: meglio che stia con il padre disonesto (ma informatore -poco affidabile- della
narcotici) che con una madre costretta a spogliarsi in pubblico per guadagnarsi
(profumatamente) da vivere. Sembra assurdo, ma è proprio così.
Lo
spettatore capisce subito di assistere ad una bufala di catastrofiche proporzioni.
Inoltre, il buonismo, i falsi moralismi, i luoghi comuni (primo fra tutti quello della
puttana dal cuore d'oro) e gli improvvisi scivoloni nel melodramma più patetico,
contribuiscono a rinforzare la prima impressione. Il resto della trama è un confuso
agglomerato di situazioni banali e ripetitive, interpretate da un cast distratto e
svogliato e prive di qualsiasi originalità. Ancor più preoccupante è l'assoluta
mancanza di identità dell'opera (peccato imperdonabile per un film di genere), dovuta
probabilmente alla sceneggiatura dello stesso regista Andrew Bergman, sempre indeciso sui
connotati da dare alla storia perennemente in bilico fra la commedia demenziale e
grottesca, il thriller di serie B e il film erotico.
Le uniche parti del film che non risentono di questa orrenda congestione narrativa sono i
numerosi spogliarelli della Moore, bellissima e fin troppo generosa nel mostrare con
sapiente arte le sue prosperose forme. Ma è davvero troppo poco.
Luigi De
Angelis