STONEWALLCAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Nigel Finch
Sceneggiatura: Rikki Beadle Blair,
sulla base dell'omonimo libro di Martin Duberman
Fotografia: Chris Seager
Costumi: Michael Clancy
Musiche: Michael Kamen
Montaggio: John Richards
Prodotto da: Christine Vachon
(Usa, 1995)
Durata: 98'
Distribuzione cinematografica: MIKADO
Distribuzione cinematografica: RCS
PERSONAGGI E INTERPRETI
La Miranda: Guillermo Diaz
Marty Dean: Frederick Weller
Ethan: Brendan Corbalis
Bostonia: Duane Boutte
Skinni Vinnie: Bruce Mac Vittie


Presentato lo scorso anno a Venezia nella sezione " Finestra sulle immagini
", "Stonewall" va ad allungare la lista dei film sull'orgoglio gay "en
travesti " iniziata con il clamoroso successo di "Priscilla" e proseguita
dal recentissimo "A Wong Foo, grazie di tutto Julie Newmar ": la differenza
rispetto ai titoli succitati è che la pellicola di Nigel Finch - inglese, autore in 16 mm
de "La lingua perduta delle gru" (1988) e di "The vampyr: a soap
opera" (1993), morto di AIDS il 4 febbraio 1995 a Londra, prima dell'uscita della sua
ultima fatica - rifiuta i toni da commedia e possiede ambizioni altre e più alte.
Infatti, nel far rivivere l'episodio che è più o meno universalmente considerato l'atto
di nascita del movimento di liberazione omosessuale ( i disordini scatenati dai travestiti
di fronte ad un locale newyorkese del Greenwich Village, lo Stonewall Inn, in una calda
sera del giugno `69 ), Finch - saggiamente evitando di infilarsi nelle secche di una
ricostruzione in senso stretto - opta per una commistione di generi e stili, in cui i toni
drammatici si alternano a quelli del musical, brevi "aside" dei personaggi
frammentano la progressione narrativa della vicenda. Ne risulta un'operina svelta e
garbata, in bilico tra lo sberleffo divertito e la rimembranza commossa: parte del merito
va senz'altro ascritto agli interpreti, dal convincente Tom Gilroy all'intenso Guillermo
Paz, indimenticabile nei panni dello scatenato (della scatenata, come da raccomandazione
fatta a Matty) La Miranda. Un'annotazione, infine: il divieto ai minori di 18 anni è
stato imposto al film da persone evidentemente non in possesso del senso del ridicolo.
Francesco
Troiano