Tempi Moderni

I film del 1996


LA RAGAZZA DI SPITFIRE GRILL
(THE SPITFIRE GRILL)

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e regia: Lee David Zlotoff
Fotografia: Rob Draper
Scenografia: Howard Cummings
Costumi: Louise Mingenbach
Musica: James Horner
Montaggio: Margie Goodspeed
Prodotto da: Forrest Murray
Durata: 103'
(USA, 1996)
Distribuzione cinematografica: MEDUSA
Distribuzione Home video: MEDUSA

PERSONAGGI E INTERPRETI

Percy Talbott: Alison Elliot
Hannah Ferguson: Ellen Burstyn
Shelby Goddard: Marcia Gay Harden
Nahum Goddard: Will Patton
Joe Sperling: Kieran Mulroney
Sceriffo Gary Walsh: Gailard Sartain
Johnny B./Eli: John M. Jackson
Effy Catshaw: Louise De Cormier

spit1.jpg (11744 bytes)Primo lungometraggio di David Lee Zlotoff, già sceneggiatore, produttore e regista televisivo, "La ragazza di Spitfire Griil" è un film dai toni sfumati, dal ritmo lento, deciso a visitare luoghi e persone poco conosciute e tuttavia familiari, che hanno i colori e le asprezze sfumate dell'ocra, le tinte della terra e della vegetazione autunnale.
Il regista dichiara di essersi ispirato a tre diverse fonti: due articoli di giornali e un servizio della radio, notizie curiose su piccole comunità dell'Ohio e del Maine. Questo - l'immaginare fatti e luoghi senza averli visti, sulla base di poche parole - è una sorta di leit-motiv che scorre ripiegato lungo tutto il film. Infatti, Percy, la giovane protagonista, si reca a Gillead, dove trova lavoro nel ristorante "Spitfire Grill", dopo aver scontato sei anni di detenzione in un carcere del Maine dove lavorava in un ufficio turistico, desiderosa di sistemarsi in quello che crede un delizioso paesino di provincia unicamente sulla scorta di quanto aveva immaginato dalle descrizioni fattele per lavoro. E quando la proprietaria dello "Spitfire" rivela l'intento di vendere il locale, Percy le consiglia di indire un fantasioso concorso-saggio, mediante il quale il ristorante verrà assegnato a chi scriverà i più bei pensieri su di esso e sul paesino che lo ospita, servendosi ancora di poche e immaginose parole. Si tratta del bisogno di immaginare che prende nelle situazioni più fruste, desiderare l'esperienza di vedere quello che vedono gli occhi degli altri, ciò che il cinema fa molto naturalmente.
spit2.jpg (12833 bytes)Ma quello che poteva essere interessante, qui sembra soltanto casuale, quando non diventa lezioso. È un motivo che galleggia sospeso sullo scorrere della pellicola e si lega noiosamente a tutta una serie di situazioni che potremo definire all'insegna di un esaustivo minimalismo di provincia. Come in "Dolly's restaurant", visto quest'estate e, ma lì con risultati decisamente migliori, forse anche in "Buon compleanno Mr. Grape", un personaggio femminile si instaura in una piccola e provinciale comunità che, come tutte quelle di questo tipo, è chiusa, diffidente, tradizionalista e con qualche vergognosa colpa da nascondere, fino a trasformarla a prezzo anche di un pesante sacrificio, che però ristabilisce un certo ordine di verità. Tutto ciò, come di consueto e con qualche carattere un po' troppo sbracato (la dimessa Shelby, ad esempio, è una figurina molto, molto inconsistente). Ma, se ancora non disperate, sappiate che c'è di peggio. Ovvero il finale. Che non è né lieto (la protagonista muore), né triste, perchè la comunità dopo la tragedia sembra, in seguito a scontata catarsi, migliore. Orrore degli orrori il film riconcilia l'irriconciliabile e ci dice non solo che anche i più tristi figuri hanno un cuore, ma lo fa con grande rapidità e pari superficialità. Complimenti!

Alfonso Iuliano