Tempi Moderni

I film del 1996


SPECCHIO DELLA MEMORIA
(UNFORGETTABLE)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: John Dahl
Sceneggiatura: Bill Geddie
Fotografia: Jeffrey Jur
Scenografie: Rob Pearson
Costumi: Terry Dresbach - Glenne Campbell
Montaggio: Eric L. Beason, Scott Chestnut
Musica: Cristopher Young
Prodotto da: Dino De Laurentis, Martha De Laurentis
(USA, 1996)
Durata: 117'
Distribuzione cinematografica: Buena Vista

PERSONAGGI E INTERPRETI

David Krane: Ray Liotta
Martha Briggs: Linda Fiorentino
Don Bresler: Peter Coyote
Stewart Gleick: Cristopher Mc Donald
Curtis Avery: David Paymer
Michael Stratton: Duncan Fraser
Kelly: Kim Cattrall

specch1.jpg (15676 bytes)David Krane, agente della squadra omicidi specializzato in medicina legale, è ossessionato dal brutale assassinio della moglie. Di questa morte, tra l'altro, è stato in un primo tempo accusato, e scagionato grazie soltanto a fortunati espedienti di procedura penale. Ma ciò che è importante è che David non riesce a ricordare granché delle circostanze del delitto: sa che era sul posto, ma non ricorda quasi nulla perché era del tutto ubriaco. L'assassino, così, potrebbe anche per la sua stessa coscienza essere lui.
E quando, molto a proposito, conosce una avvenente ricercatrice impegnata in transfert sulla memoria, vede una concreta possibilità di fare luce su questa sconvolgente vicenda. Martha, la dottoressa, ha scoperto di poter individuare i ricordi in un liquido cerebro-spinale che innestato su chiunque può far rivivere i ricordi della persona a cui è stato prelevato. Questa parte del film è, naturalmente, di notevole inverosimiglianza; quella siringa che penetra la nuca per prendere uno strano liquido trasparente è sì solo un particolare, ma debole e difficile da credersi. Non contemplando un'ipotesi tecnologica ma solo una neurobiologica, il caso si presta meno ad immaginifiche possibilità, che qui devono essere circoscritte a un campo che per il nostro immaginario attuale è più scientifico, meno aperto a sorprendenti e pindariche novità.
specch2.jpg (13715 bytes)E' insomma meno credibile sia delle credenze mitiche che nei racconti gotici ci fanno veramente sospendere la cognizione di una piu o meno presunta realtà, e sia dello squid di "Strange days" o di quell'altro simile apparecchio che vedevamo in "Brainstorm". Rispetto a questi ultimi, d'altronde, se ne differenzia per diversi tratti. Qui non si tratta di vedere anche con tutti gli altri sensi un'esperienza registrata da un altro, ma è piuttosto qualcosa che si avvicina, sorprendentemente, a una specie di "madeleine" proustiana assunta per siringa come una droga: arrivano i ricordi in blocco e, ad alimentare ulteriormente atmosfere da "Recherche", il drogato del caso, per ritrovare la verità con i propri occhi, deve guardare, e chissà magari odorare, cose che questa volta chi per lui aveva già visto. Quello che non funziona nel film - oltre a una Linda Fiorentino castissima e relegata a un ruolo per di più materno e quindi in contrasto con ogni "sano" principio dello star-system -, a dispetto di un soggetto possibilmente interessante, è la mancanza di coraggio verso la materia trattata, che si risolve in una costruzione incanalata nei binari del più banale dei thriller, visivamente del tutto convenzionale. Una dichiarazione (presa dal pressbook) della produttrice Martha De Laurentis ci fa sospettare di stupide manomissioni: "In principio era un thriller d'azione dal ritmo serrato, ma diverso dagli altri. Il crescere continuo della suspense portava avanti la storia, ogni ricordo apriva un nuovo mondo... flashback di memoria diversi provenienti dai ricordi di persone diverse. Poi si è evoluto in un dramma carico di tensionie e di suspense ed animato da personaggi intensi." Altro che evoluzione, a noi sembra, piuttosto, ammissione di colpa.

Alfonso Iuliano