Tempi Moderni

I film del 1996


LA SINDROME DI STENDHAL

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Dario Argento
Soggetto e sceneggiatura: Dario Argento e Franco Ferrini,
ispirate dal libro omonimo di Graziella Magherini
edito da Ponte alle Grazie.
Fotografia: Giuseppe Rotunno
Montaggio: Angelo Nicolini
Scenografia: Antonello Geleng
Musica: Ennio Morricone
Produzione: Giuseppe Colombo
(ITALIA, 1996)
Durata: 120'
Distribuzione cinematografica: MEDUSA
Distribuzione home video: MEDUSA VIDEO

PERSONAGGI E INTERPRETI

Anna Manni: Asia Argento
Alfredo Grossi: Thomas Kretschmann
Ispettore Manetti: Luigi Diberti
Marco Longhi: Marco Leonardi

sindr.jpg (10889 bytes)Descritta per la prima volta da Stendhal nel 1817 nel suo diario di viaggio, l'omonima sindrome è una sorta di profonda vertigine che coglie individui particolarmente sensibili alla vista di opere d'arte: scopre di soffrirne, all'interno degli Uffizi di Firenze, l'agente di polizia Anna Manni, sulle tracce di un pericoloso criminale che ha già violentato ed ucciso alcune donne.
Anna finisce nel mirino dell'omicida, che la sequestra e sottopone a sevizie innominabili; la giovane ne esce viva, ma non psicologicamente indenne...
Da qui prende la mosse l'ultimo thriller di Dario Argento, che sceglie una via apparentemente diversa dal consueto: lascia accadere i delitti fuori campo, e si concentra sul rapporto sadomasochista che finisce con l'instaurarsi tra vittima e carnefice.
Ma il risultato, rispetto alle sue ultime e deludenti pellicole, non cambia: riciclando vecchi spunti (l'idea dei due assassini viene fuori dritta da "Tenebre", l'enucleazione dell'occhio del killer stava anche in "Opera", l'identificazione da trauma era alla base de "L'uccello dalle piume di cristallo"), Argento annaspa visibilmente alla ricerca di un senso o di un'ispirazione, barcamenandosi tra Krafft-Ebing e Thomas Harris con esiti catastrofici.
Eccessivo nella durata, imperniato su una sceneggiatura risibile, funestato da una recitazione sindacale (Asia Argento fa quel che può, ma poco può fare), "La sindrome di Stendhal" testimonia di una crisi forse irreversibile del suo autore: nel suo caso, davvero, converrebbe attenersi all'aurea e troppo sovente disattesa massima " il silenzio è d'oro ". O d'argento.

Francesco Troiano

Intervista a Dario Argento