Tempi Moderni

I film del 1996


SILENZIO SI NASCE

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Giovanni Veronesi
Soggetto e Sceneggiatura: Ugo Chiti, Giovanni Veronesi
Fotografia: Roberto Forza
Montaggio: Nino Baragli
Scenografia e Costumi: Giovanni Albanesi
Musica: Giancarlo Bigazzi
Direttore di Produzione: Giorgio Scotton
Produzione: Aurelio De Laurentiis
(Italia,1996)
Durata: 85'
Distribuzione cinematografica: FILMAURO
Distribuzione cinematografica: FILMAURO

PERSONAGGI E INTERPRETI

Il Forte: Sergio Castellitto
Il Piccolo: Paolo Rossi
La Madre: Filippa Lagerback
Capo Polizia: Ermanno Veglietti

sigira1.jpg (13316 bytes)Singolare questo "Silenzio si nasce" di Giovanni Veronesi. Scritto in collaborazione con Ugo Chiti, interpretato da Sergio Castellitto e Paolo Rossi, racconta l'avventura pre-natale di due feti. Credo che mai nessuno aveva raccontato quel mondo idealizzato, quell'immagine immacolata di purezza assoluta che è la nostra condizione nell'utero materno, sfidandolo e rivoluzionandone i parametri. Questa visione inedita e decisamente coraggiosa sfida il nostro senso del pudore, l'idea stessa dell'essere noi, degli animali superiori. Gli autori di questo film dunque, dovranno prima di tutto fare i conti con l'immaginario collettivo. Riuscirà questo film a farci superare questa barriera?
I due feti, Il Forte e Il Piccolo, due gemelli eterozigoti, si ritrovano dentro l'utero materno. Sono due selvaggi. Non hanno consapevolezza di se stessi e non conoscono il loro ambiente. Si muovono spinti esclusivamente dai loro istinti. Sanno che la natura li ha messi lì per il preciso scopo di nascere, ma non hanno idea di cosa sia il mondo dell'aldilà, il mondo della vita terrestre. E così come è naturale nell'evoluzione della nostra specie, si fanno delle domande, sono curiosi.
In questo utero, che lo scenografo/costumista Giovanni Albanese ha dipinto come un paesaggio lunare, senza tenere conto della verosimiglianza anatomica del corpo umano, e che Roberto Forza ha fotografato usando dei toni cromatici che ricordano certi film americani di fantascienza degli anni sessanta, Il Piccolo scopre una 'stanza' da dove può vedere quello che succede dall'altra parte.
Comincia così una fase di apprendimento che Chiti e Veronesi hanno immaginato provenire dal televisore, sintesi confusa del nostro mondo. Senza altri parametri culturali, Il Piccolo interpreta la vita così come il televisore la racconta, in modo del tutto approssimativo, per poi riproporla a Il Forte (troppo grosso per entrare nella stanza) che a sua volta si è creato un mondo immaginario inizialmente mitizzato e poi minaccioso, privo di amore.
Quando i due gemelli intuiscono che la vita che li aspetta fuori non vale la pena di essere vissuta, è troppo tardi. Tentano una fuga, ma non hanno altra scelta che nascere e nascendo, Natura vuole che dimenticheranno tutto quello che hanno appreso dentro l'utero per poi doverlo imparare di nuovo nella vita.
Una visione abbastanza pessimista, non poi così lontana da una certa verità, ma come dicevo, la forza innovatrice di questo film ` anche la sua potenziale debolezza.
L'estremizzazione della condizione pre-natale, la metafora preistorica che il film propone è difficilmente digeribile, spesso fastidiosa. Anche perchè, pur essendo un film ben realizzato, con un ottimo Sergio Castellito, "Silenzio si nasce" difficilmente regge la durata di un lungometraggio. Una volta compreso il sistema, si fatica a seguire il film fino in fondo. I temi proposti si esauriscono presto nella ripetizione, il personaggio de Il Piccolo, interpretato un po' troppo sopra le righe da Paolo Rossi non è sufficientemente interessante e il mondo esteriore così come Il Forte lo immagina nei suoi sogni, pur essendo stilizzato, fa a pugni con il resto del film, altrimenti coerente.
Credo che "Silenzio si nasce" sarebbe stato perfetto in un formato ridotto. Fosse stato un corto o un mediometraggio, la sua originalità avrebbe preso il sopravvento su altre valutazioni di carattere drammaturgico che inevitabilmente, dopo la prima mezz'ora, cominciano a intrufolarsi nella mente dello spettatore attento.

Sebastiano Tecchio