Tempi Moderni

I film del 1996


SEGRETI E BUGIE
(SECRETS AND LIES)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia, soggetto e sceneggiatura: Mike Leigh
Fotografia: Dick Pope
Musiche: Andrew Dickson
Scenografia: Alison Chitty
Costumi: Maria Price
Montaggio: Jon Gregory
Prodotto da: Simon Channing-Williams
(GB, 1996)
Durata: 142'
Distribuzione cinematografica: BIM
Distribuzione home video: MONDADORI

PERSONAGGI E INTERPRETI

Maurice: Timothy Spall
Monica: Phyllis Logan
Cynthia: Brenda Blethyn
Roxann: Claire Rushbrook
Hortense: Marianne Jean-Baptiste

segret1.jpg (12546 bytes)Dopo "Naked", che nel 1992 vinse a Cannes per la regia e la migliore interpretazione maschile, di David Thewlis, quest'anno ha portato via con "Segreti e bugie" la Palma d'Oro ed il premio alla migliore attrice, Brenda Blethyn: ciò vuol dire che Mike Leigh - il cineasta ruvido e risentito di "Bleak moments" (1971), "Belle speranze" (1988), "Dolce è la vita" (1991) - si è imborghesito, divenendo magari consolatorio ed accomodante?
I suoi sostenitori si tranquillizzino, il Nostro continua imperterrito ad esser fedele a se stesso: il suo cinema, semmai, è andato via via migliorando, perdendo i toni sproloquianti e talvolta fastidiosi del passato in favore di una compostezza e maturità che è anche conciliazione degli opposti, raggiungimento d'una maturità di sguardo capace di dar conto di ribollenti contraddizioni ed estenuanti conflitti interpersonali.
In particolar modo, questo "Segreti e bugie" trova un perfetto punto di equilibrio tra dolori, emozioni, esacerbate solitudini, mesti squallori e risentite volontà di riscatto: lungi dall'aggiungere incandescenza alla perigliosa materia trattata, la macchina da presa si limita a registrare i conflitti latenti ed il loro finale - e terribile, e lacerante - esplodere, per poi trovare un nuovo punto di (provvisoria?) conciliazione.
Figure di una Londra divisa tra pretenziose eleganze middleclass e disperate esistenze di suburbio, i personaggi intrecciano inestricabilmente i loro destini sulla scorta di sofferte parentele e rincruditi bisogni di umana solidarietà: Leigh sta loro addosso, li pedina e li seziona, ne registra la pena e l'imbarazzo con lunghe inquadrature fisse (l'interminabile abbraccio tra fratello e sorella, con il lento zoom che va prima sul volto di lui e poi torna indietro su entrambi) ed estenuanti piani sequenza (il primo incontro di Cynthia con la figlia ritrovata).
Lo spettatore non può che lasciarsi prendere, perdersi con i protagonisti nel dedalo dei loro sentimenti e risentimenti: portato per mano da una formidabile squadra di attori, egli trova una delle possibili risposte all'antico quesito di Raymond Carver, teso a definire di che cosa parliamo quando parliamo d'amore.

Francesco Troiano

INTERVISTA A MIKE LEIGH