SCOMODI
OMICIDI
(MULHOLLAND FALLS)CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Lee Tamahori
Sceneggiatura: Pete Dexter
Fotografia: Haskell Wexler
Montaggio: Sally Menke
Scenografia: Richard Sylbert
Costumi: Ellen Mirojnick
Musica: Dave Grusin
Produttore Esecutivo: Richard Zanuck
Produttore: Richard D. Zanuck
Durata: 130'
(USA, 1996)
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
Distribuzione Home video: CECCHI GORI
PERSONAGGI E INTERPRETI
Max Hoover: Nick Nolte
Katherine Hoover: Melanie Griffith
Coolidge: Chazz Palminteri
Eddie Hall: Michael Madsen
Relyea: Chris Penn
Fitzgerald: Treat Williams
Allison Pond: Jennifer Connelly
McCafferty: Daniel Baldwin
Jimmy Fields: Andrew McCarthy
Timms: John Malkovich

Tra
i generi cinematografici, il noir, o se vogliamo il thriller psicologico vestito di nero,
e' forse quello che ha piu' fascino, e' il piu' sensuale. E' un opinione del tutto
personale ma ritengo che film come "La Fiamma Del Peccato" di Billy Wilder,
diano quasi l'impressione che il cinema sia stato creato per essere noir. Mi spiego: se e'
vero che il cinema, cosi' come ogni forma d'arte, e' non solo specchio dei propri tempi ma
ancor di piu' specchio della vita, e' anche vero che il linguaggio cinematografico e' una
trasposizione ed anche una manipolazione della realta'. Hitchcock, che era un grande genio
della semplificazione soleva dire che il cinema e' la vita meno i momenti noiosi.
Naturalmente, dicendo questo sottintendeva l'importanza della finzione cinematografica. Il
noir, alla sua massima espressione, riesce come pochi altri generi cinematografici ad
essere irreale fino in fondo. Eppure parla di cose terribilmente reali: parla della lotta
tra il bene ed il male, della passione, del tradimento, della paura, parla della debolezza
e della sconfitta. A pensarci bene, il noir sta al cinema come un ritratto cubista sta ad
un uomo. E' per questo irresistibile fascino che gli amanti del noir saranno impazienti di
recarsi a vedere "Scomodi Omicidi", prima avventura hollywoodiana di Lee
Tamahori, il cui film d'esordio "Once Were Warriors" ne aveva rivelato il non
comune talento.
Ambientato agli inizi degli anni cinquanta, il film ha come protagonista Max Hoover (Nick
Nolte), un agente di polizia che fa parte di una squadra speciale di quattro detective
soprannominata "Hat Squad". Questi sono dei temibili poliziotti che si fanno
giustizia a modo loro e cosi' facendo ottengono ottimi risultati. Il plot ruota intorno ad
un assassinio: una ragazza viene trovata morta. Viene fuori che era l'amante di Max (il
quale e' "felicemente" sposato) ma anche del generale Timms, comandante di una
base militare dove vengono fatti esperimenti nucleari. Fatto ancora piu' grave e' che
entrambi sono stati filmati nell'atto di fare l'amore con la ragazza da un vicino troppo
curioso.
Nel tentativo di nascondere il proprio "peccato" e allo stesso tempo di scoprire
il colpevole dell'omicidio, Max finisce per scontrarsi con un potere molto piu' grande
della criminalita' organizzata, un potere che potrebbe distruggere tutto quello che ha.
Gli ingredienti necessari per un noir ci sono. C'e' il detective scaltro ma romantico,
c'e' la femme fatale, c'e' il grande potere oscuro e c'e' il finale pessimista che non
lascia via d'uscita. Vi sono anche delle variazioni sul tema che sono interessanti: la
moglie amata ma tradita, l'innocenza della femme fatale, la "Hat Squad" con i
loro Borsalini sempre in testa. Anche la messa in scena e' ben fatta e aderente al suo
genere: dalla fotografia alla colonna sonora, dalle scenografie ai costumi, il film
assomiglia ad un noir.
Eppure "Scomodi omicidi" e' un film che se a tratti riesce
a divertire, al contrario di quanto noi malati del noir potremmo sperare, non appaga ed
anzi crea intorno a se una spiacevole sensazione di vuoto. Innanzi tutto la sceneggiatura
non e' all'altezza dei modelli a cui si rifa'. Dopo un primo atto incalzante, una volta
che la "Hat Squad" incomincia le indagini, la struttura comincia a vacillare.
Tutte le scene tra Max e il "cattivo" Generale sono poco efficaci, con dei
dialoghi spesso non brillanti ed uno svolgersi dei fatti copiato in modo approssimativo da
"Il Mistero del Falco" di John Houston e da "Chinatown" di Roman
Polanski.
Eppure la mancanza di autenticita' sarebbe poca cosa se la sceneggiatura fosse una copia
intelligente, se Pete Dexter fosse stato in grado di dare una lettura in qualche modo
interessante agli eroi hammettiani e chandleriani. L'inevitabile confronto con i maestri
del passato e' schiacciante.
C'e' un'altro motivo per cui "Scomodi omicidi" non convince: Wilder, Houston,
Preminger e altri ancora fecero del noir un nuovo modo di raccontare il mondo in cui
vivevano, la' dove "nero" significava pessimismo, la' dove la passione e la
violenza sottolineavano una reale necessita' di ribellione. Non e' un caso infatti che i
primi noir suscitarono scandalo, che furono considerati in qualche modo rivoluzionari.
Nel nostro caso invece, le scelte formali, non coadiuvate dalle medesime necessita' sono e
rimangono unicamente estetiche. La differenza e' sostanziale. Viene spontaneo pensare che
un film come "Scomodi omicidi", oggi sia superfluo. E' un prodotto di questa
nuova e terribile moda hollywoodiana dei remake e dei cloni. Purtroppo non aggiunge nulla
alla storia del cinema e in un modo molto triste la deruba, banalizzando i grandi
capolavori del passato.
Sebastiano Tecchio