Tempi Moderni

I film del 1996


SABRINA

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Sydney Pollack
Sceneggiatura: Barbara Benedek & David Rayfiel
Soggetto: Basato sul film scritto da Billy Wilder,
Samuel Taylor & Ernest Lehman
dalla commedia di Samuel Taylor
Fotografia: Giuseppe Rotunno
Montaggio: Frederic Steinkamp
Scenografia: Brian Morris
Musica: John Williams
Produzione: Scott Rudin e Sydney Pollack
(USA, 1995)
Durata: 125'
Distribuzione cinematografica: UIP

PERSONAGGI E INTERPRETI

Linus Larrabee: Harrison Ford
Sabrina: Julia Ormond
David Larrabee: Greg Kinnear
Maude Larrabee: Nancy Marchand
Fairchild: John Wood
Elisabeth Tyson: Lauren Holly
Ingrid Tyson: Angie Dickinson
Patrick Tyson: Richard Crenna
Irene: Fanny Ardant
Louis: Patrick Bruel

sabr.jpg (7690 bytes)"Billy, qui questo tipo fa una cosa assolutamente incoerente. D'improvviso introduci una condizione emozionale del personaggio del tutto nuova: non può tornare! Il personaggio deve sempre essere coerente con lo schema emozionale stabilito una volta per tutte."
Ecco quello che Billy Wilder si sentiva ripetere da uno dei registi per cui lavorava quando era solo uno sceneggiatore, Mitchell Leisen. Quest'ultimo, che si vantava di conoscere la psicologia dei personaggi per aver fatto otto anni di psicoanalisi, mandava Wilder su tutte le furie quando gli parlava di logica emozionale del personaggio basandosi su criteri psicologici e non drammaturgici.
Ebbene, dopo cinquant'anni, si può dire che un altro regista ammalato di "psicologismo", Sydney Pollack, abbia messo le mani sul lavoro di Wilder usando, senza renderli espliciti, gli stessi argomenti. Infatti, a spingere Pollack a realizzare un remake di "Sabrina" sarebbe stata la constatazione della incoerenza psicologica del personaggio di Linus Larrabee (Humprey Bogart) e della sua storia d'amore con la dolce Sabrina. Pur ammirando il film di Wilder, Pollack pensa che il cambiamento di Linus nei confronti di Sabrina, e la trasformazione di quell'uomo chiuso ed egoista in un uomo romantico, non sia realmente raccontata nella versione del 1954. Il remake di Sabrina si è quindi basato essenzialmente sull'idea di sviluppare il personaggio interpretato da Harrison Ford rendendolo più credibile dal punto di vista psicologico.
Senza entrare nel merito della legittimità o meno di rifare capolavori - non siamo dei puristi - possiamo cogliere in questa dichiarazione la differenza fondamentale che separa l'originale di Wilder dal rifacimento di Pollack. La trama è la stessa: la figlia dell'autista di una famiglia di miliardari viene spedita a Parigi per dimenticare l'amore impossibile che nutre nei confronti del rampollo decadente della casata. Quando torna in America, Sabrina, diventata una donna elegante e piena di fascino, finisce col sedurre il rampollo, mettendo in pericolo un matrimonio d'affari. Per salvarlo, il fratello maggiore, Linus, un uomo che pensa solo agli affari e mai all'amore, decide di sedurre Sabrina per allontanarla, ma finisce per cadere nella propria trappola, innamorandosi per la prima volta.
Le differenze introdotte da Pollack ruotano tutte intorno al tentativo di rendere più credibile la storia d'amore tra Linus e Sabrina dal punto di vista psicologico. Essenziale diventa quindi sviluppare la trasformazione di Sabrina a Parigi, e "ammodernare" il personaggio per renderla più matura. Invece di andare a scuola di cucina, Sabrina diventa l'assistente di un fotografo di moda. Gli viene affiancata una confidente più anziana col compito di facilitarle il compito di ritrovare il suo vero "io" (una improbabile Fanny Ardant). Per rendere Sabrina più colta e permetterle di citare Gertrude Stein quando parla di Parigi, si trasforma la figura del padre - che nel film di Wilder incarnava una sana saggezza popolare - in un intellettuale, un uomo che per avere la possibilità di leggere ha deciso di fare l'autista.
sabr1.jpg (10799 bytes)Per rafforzare l'innamoramento tra Sabrina e Linus vengono allungati i tempi dei loro incontri, che diventano lunghe scene di dialogo, una specie di seduta di autocoscienza in cui i due personaggi ricordano il proprio passato. Per abituare fin dall'inizio lo spettatore all'idea che Sabrina e Linus finiranno insieme, Pollack non esita a "telefonare" la loro storia d'amore in una scena in cui Sabrina, ubriaca, fa una dichiarazione d'amore a Linus, nascosto dietro ad una porta, credendo che si tratti del giovane fratello. Per piazzare questa scena di equivoco, viene eliminata la folgorante esposizione di Wilder in cui Sabrina, invece di ubriacarsi, tentava il suicidio accendendo i motori delle macchine di lusso dei Larrabee, una geniale sintesi che permetteva di capire in un batter d'occhio lo stato d'animo della ragazza e nel contempo di esporre la ricchezza smisurata della famigla Larrabee.
La sintesi appunto: è la grande vittima di questo remake. Pollack sembra non essersi reso conto che se Wilder non ha fatto tutto quello che lui ha voluto introdurre, è perchè era del tutto inutile.
Perchè Wilder sapeva che la credibilità di una storia non riposa unicamente sulla coerenza psicologica dei personaggi, ma su una misteriosa alchimia tra clichè, ritmo, convenzioni narrative, automatismi dello spettatore, simboli... Un esempio per tutti: l'interminabile sequenza parigina della versione di Pollack non ci dice nulla di più sul cambiamento di Sabrina di quanto non lo facesse il film di Wilder. In compenso, appesantisce il ritmo del film, rallenta l'azione e aggrava enormemente i clichè su Parigi, compromettendo la verosimiglianza della storia più di quanto non lo facessero le pretese incoerenze psicologiche di Wilder. Se Wilder aveva mandato Sabrina a scuola di cucina, era per sintetizzare in poche inquadrature il suo soggiorno parigino: i progressi di Sabrina nel preparare il soufflé diventavano una metafora della sua guarigione, del suo cambiamento. E bastava mostrare Audrey Hepburn elegantissima, vestita alla francese, al suo ritorno in America, per dare, in un solo colpo d'occhio, il segno della sua trasformazione interiore.
Questo senso della sintesi cinematografica sembra del tutto sfuggire alla visione di Pollack, il quale, pretendendo di modernizzare il film di Wilder con il ricorso a ritocchi psicologici, ha finito paradossalmente col realizzare un film meno leggero, più lento, più pretenzioso, e tutto sommato, più antiquato dell'originale degli anni cinquanta.
Oltre ad aggravare l'involuzione ormai inarrestabile di un regista che negli anni settanta fu grande, il suo film porta anche il segno dell'amnesia del cinema hollywoodiano contemporaneo: Lubitch, Wilder, Hitchcock, Lang, Hawks... Chi mai a Hollywood si da la pena di studiare seriamente questi registi, per snidarvi la vera modernità del cinema? Nessuno, a parte Scorsese. Non è un caso che sia lui il più grande.

Gianguido Spinelli

INTERVISTA A SIDNEY POLLACK di Gianguido Spinelli