Tempi Moderni

I film del 1996


TRE RAGAZZE E UN RAGAZZO

Con un titolo giovanilistico, e semplicemente rappresentativo della distribuzione sessuale in campo, esce in Italia l'ultimo film di Eric Rohmer, terza opera dei "Racconti delle Quattro stagioni" (che evidentemente finiranno con l'autunno). Dopo due film fuori serie, "L'albero, il sindaco e la mediateca" e "Incontri a Parigi", Rohmer riprende il ciclo interrotto dell'ultima grande raccolta, nonchè la realizzazione in 35 mm. con la compagnia ufficiale, "Les films du losange". L'ambientazione è quella di Dinard, in Bretagna, quindi non molto lontano dai luoghi di "Pauline alla spiaggia", dal quale l'ultimo film cattura e ricostruisce diversi motivi, e che vede un'identica attrice, Amanda Langlet, nel ruolo di mediatrice, e interprete, delle vicende in gioco. Ci troviamo di fronte a una Pauline cresciuta anagraficamente ma che mantiene lo stesso corpo e la stessa gestualità dell'adolescente di tredici anni prima: cammina con una postura da ragazzina, è sempre indecisa tra l'amicizia e l'amore, e viene incorniciata in inquadrature identiche a quelle di allora.
Come dire: il cinema di Eric Rohmer rimane inalterato, e al suo interno, non s'invecchia mai, o meglio non ci si stanca mai di rimanere adolescenti. E questo con tutta la spontaneità e la freschezza che la scelta comporta: questa "teorizzazione" dell'adolescenza è una grande sinfonia che procede per variazioni dello stesso tema, che una volta inizia in do e un'altra in sol, magari a un'altra velocità e dopo un intervallo di tempo precisamente calcolato. Non a caso è appena uscito in Francia l'ultimo libro dell'autore, un trattato di musicologia dal titolo "De Mozart en Beethoven", che ribadisce l'importanza della musica (intesa come composizione musicale) nell'opera rohmeriana, proprio laddove quest'opera è molto povera di commenti musicali. E altrettanto non casuale è la scelta del protagonista di "Racconto d'estate" come corpo-simbolo delle maniere creative del regista: il personaggio, che ha appena terminato gli studi universitari in matematica, si distrae componendo musica, e insegna il motivo che ha appena realizzato a una delle sue amichette ("Je suis fille de corsaires..."), la quale lo intona in modi differenti a seconda del suo stato d'animo, del desiderio e delle possibilità realizzative del pretendente. Ci troviamo ancora una volta di fronte al grande assillo dell'opera rohmeriana, ovvero "l'aleatorietà contro la previsione", con tutte le sfumature teologiche e filosofiche che lo scontro comporta.
Il cinema di Rohmer, e specialmente quest'ultimo film, sembra un tentativo infinitamente protratto di teorizzare l'arte della fuga e di coniugarla con le possibili interpretazioni, e modificazioni delle realtà in gioco, che rendono necessariamente differente ogni ripetizione. Le aspettative dei mondi interiori dei personaggi sono l'esecuzione, con il bel tempo o con la pioggia, di una partitura stabilita da tempo. Il buon conoscitore dell'opera del regista si sarà accorto che, non solo vede sempre "lo stesso film" (come diceva Truffaut), ma che almeno il 30 % dei dialoghi di "Racconto d'estate" sono costituiti da identiche frasi dei film precedenti, decontestualizzate e reinserite nel discorso dei nuovi personaggi: addirittura Margot (Amanda Langlet) dice le stesse cose che diceva in "Pauline alla spiaggia", ma a queste somma le parole di Henry (il dongiovanni pirata di quel film) e di Louisette (la venditrice di bon bon) e tutto ciò non è mai artificioso, come accade ai virtuosi della citazione, ma armonizzato alle nuove situazioni.

Paolo Marocco