Tempi Moderni

I film del 1996


UN RAGAZZO, TRE RAGAZZE
(CONTE D'ETE')

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Eric Rohmer
Sceneggiatura: Eric Rohmer
Fotografia: Diane Baratier (assistente:Xavier Tauveron)
Musica: Philippe Eidel
Montaggio:Mary Stephen
Prodotto da: Les Films du Losange (Margaret Menegoz), La Sept Cinéma, Canal Plus, Sofilmka.
(USA, 1996)
Durata:100'
Distribuzione cinematografica: BIM DISTRIBUZIONE
Distribuzione home video: MONDADORI

PERSONAGGI E INTERPRETI

Gaspard: Malvil Poupaud
Margot: Amanda Langlet
Léna: Aurélia Nolin
Sèlene: Gwanaelle Simon
Lo Zio: Alain Guelaff
La Zia: Evelyne Lahana
Il Cugino: Franck Cabot

ragazb2.jpg (7354 bytes)Il nuovo film di Eric Rohmer, dal titolo originale di "Racconto D'Estate" (terzo capitolo dei "Racconti delle quattro stagioni"), prosegue quella ricerca esistenziale minimalista che il regista porta indefessamente avanti sin dai tempi de "Il Raggio Verde".
L'approccio narrativo tipicamente naturalista del professore di letteratura Rohmer si concentra questa volta sulla apparente banalità delle relazioni affettive che Gaspard (Melvil Poupaud) affronta con rassegnato fatalismo. La fuga da ogni responsabilità del personaggio, che spesso afferma di non arrivare mai a concludere nulla, è anche una fuga dalla banalità della massa, che egli rifugge aspirando ad un individualismo in parte derivato dalla sua debolezza morale e caratteriale. L'insieme di situazioni che compongono il film, più che la "storia" vera e propria, sembra voler accentuare la coerenza di un progetto di vita forse destinato al fallimento, eppure ben chiaro nella sua ricerca della casualità. Al centro di tutto c'è il senso dell'attesa: Gaspard non agisce, piuttosto aspetta con trepida anticipazione lo svolgersi dei fatti, ritenendosi sufficientemente appagato anche dalla loro assenza. La sua squallida estate, passata ad attendere l'arrivo di Léna (Aurélia Nolin), algida e presuntuosa, che non ama concedersi in quanto troppo superiore a chiunque per sprecarsi, favorirà l'incontro con Solène (Gwenaelle Simon), spregiudicata ragazza con uno strano codice morale e, soprattutto, Margot (Amanda Langlet), un fiore mai colto che forse rappresenta per lui l'ideale di donna. Cinema dell'identificazione quindi, in cui ognuno potrà trovare pezzi confusi della propria esistenza.
L'immobilità dei luoghi (le spiagge della Bretagna) suggerisce allo spettatore un approccio intimistico, personalissimo, basato sulla riflessione e l'autocritica. I giovani attori sono ben diretti dall'autore, personalmente siamo rimasti colpiti da Amanda Langlet nel ruolo di Margot, di seducente bellezza adolescenziale, la cui comunicativa e capacità di comprensione contribuiscono a caratterizzare quel tipo di ideale che Gaspard ottusamente ricerca nella donna sbagliata. Di quest'opera resta vivo il ricordo, senza dubbio più forte ed incisivo della visione. Per dirla con una delle protagoniste del film è "come un quadro: più bello se visto da lontano, sempre meno man mano che ci si avvicina".

Luigi De Angelis

La critica di Paolo Marocco, autore di una monografia su Rohmer.