PIANESE
NUNZIO, 14 ANNI A MAGGIOCAST TECNICO ARTISTICO
Soggetto, Sceneggiatura e Regia: Antonio Capuano
Fotografia: Antonio Baldoni
Scenografia: Mario Di Pace
Costumi: Loretta Calvanese
Montaggio: Giogio' Granchini
Prodotto da: Gianni Minervini con la collaborazione di MEDIASET
(Italia, 1996)
Durata: 115'
Distribuzione cinematografica: MEDUSA
Distribuzione home video: MEDUSA
PERSONAGGI E INTERPRETI
Don Lorenzo Borrelli: Fabrizio Bentivoglio
Ada: Manuela Martinelli
Cuccarini: Tonino Taiuti
Zia Rosaria: Rosaria De Cicco
Anna Maria Pica: Teresa Saponangelo
Giovanni (fratello di Nunzio): Nando Triola
Afferma Policarpo Petrocchi: "Il nome proprio di una persona si scrive
sempre prima del suo casato, e scriverlo dopo è uno sproposito grossolano che fa parer
idiota anche a non esserlo".
Ma questa è una cosa che non può certo sapere Nunzio Pianese, una realtà di
disgregazione familiare alle spalle, piccoli mestieri per campare (sorta di Nino D'Angelo
di suburbio, è sprezzantemente soprannominato "zecchino d'oro"), nessun
presente nessun futuro. Sa molto, invece, Don Lorenzo Borrelli, sacerdote della parrocchia
di Santa Maria delle Monteverginelle, nel cuore del degrado del rione Sanità: compie il
suo dovere di testimonianza e di impegno rifiutando di dare la benedizione alla salma d'un
camorrista, astenendosi per un giorno dall'impartire la Comunione in senso di protesta,
respingendo la logica pragmatica e compromissoria della Chiesa, tuonando dal pulpito con
parole di fuoco contro la criminalità organizzata e la sua logica di morte.
Questi due personaggi hanno qualcosa in comune: li lega un amore, anche fisico, che è
assieme lenimento di due differenti solitudini ed espressione di un eros naturale; ma su
detta passione, scandalosa per la legge ed agli occhi degli uomini, i malavitosi faranno
leva per portare il ragazzo a sporgere denuncia e potersi così liberare di una avversario
duro da combattere.
Opera seconda di Antonio Capuano dopo il brillante esordio di "Vito e gli altri"
(1991), "Pianese nunzio, 14 anni a maggio" trova la scaturigine del proprio
squilibrio narrativo nell'idea di fondo: l'aver attribuito al medesimo personaggio grandi
virtù civili ed inclinazione alla pedofilia (pratica odiosa in ogni caso, sia essa di
segno etero od omosessuale) provoca una sorta di cortocircuito etico che - lungi
dall'ottenere i risultati probabilmente propostisi dal regista, di salutare e libertaria
provocazione - finisce per figliare disarmonia drammaturgica e sconnessione estetica.
Appesantito da aside di stampo brechtiano delle dramatis personae, onusto di barocchismi
innecessari, colorato e coloristico nel segno d'un antifolklore anch'esso tutto di
maniera, il film stramazza sotto il peso delle proprie buone intenzioni: e non valgono a
salvarlo la buona prova di Fabrizio Bentivoglio in abito talare, né il viso impertinente
e giustamente ambiguo del giovanissimo Emanuele Gargiulo.
Francesco
Troiano