Tempi Moderni

I film del 1996


HOTEL PAURA

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Renato De Maria
Soggetto: Silvia Colombini, Alberto Sandrini
Sceneggiatura: Renato De Maria, Claudio Lizza
Fotografia: Gianfilippo Corticelli
Scenografia: Giada Calabria
Montaggio: Mirco Garrone
Musica: Avion Travel
Prodotto da: Giorgio Leopardi e Nella Banfi
(Italia, Francia, 1996)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: UIP

PERSONAGGI E INTERPRETI

Carlo: Sergio Castellitto
Liliana: Iaia Forte
Lucia: Isabella Ferrari
Pasquale: Roberto de Francesco

paura.jpg (4893 bytes)Ci si aspetta di assistere a qualcosa che somigli ad un giallo, quando si va a vedere un film con un titolo come questo, invece l'Hotel Paura non e' altro che un rifugio di fortuna per gli sbandati di una grande metropoli. Niente suspence, dicevamo, pochi colpi di scena, ma angoscia a volonta', quella si': perche' la storia di Carlo, affermato direttore amministrativo di una societa' finanziaria che vede sgretolarsi tra le mani, in pochi mesi, tutto cio' che aveva costruito in famiglia e nella professione, non sembra lasciare vie d'uscita. Il licenziamento improvviso, vile e ingiustificato (come spesso sono, del resto, i licenziamenti) fa scattare tutta una serie di reazioni a catena che, sempre piu' velocemente, trascinano la vittima in una condizione che non smette un attimo di peggiorare. La discesa negli inferi della poverta' e dell'emarginazione tocca tutte le tappe canoniche: si inizia con la perdita del posto di lavoro, si prosegue con l'ingiunzione di sfratto, si finisce con l'abbandono di moglie e figlio e con le notti passate nei giardini della stazione ferroviaria. Tra i pochi raggi di sole in questa apologia della disperazione, gli incontri di Carlo con alcune persone che rendono a volte meno dure le sue giornate. Il fruttivendolo napoletano Pasquale e la tossicodipendente Lucia entrano ed escono dalla sua vita a fasi alterne, ma riescono ad interagire con lui proprio nei momenti in cui sconforto e miseria prevalgono.
paura1.jpg (11531 bytes)La struttura narrativa ideata per "Hotel Paura" non rende fino in fondo giustizia ai temi che si intendeva affrontare: a parte la buona prova di Castellitto, infatti, il film tende troppo spesso a disarticolarsi in una quantita' infinita di scene quasi scollegate tra loro. Laddove si voleva trasporre in immagini asciutte ed essenziali una vicenda tanto tragica, si e' troppo spesso perso di vista quel senso del ritmo indispensabile in ogni occasione, dai lavori di Bergman a quelli dei fratelli Vanzina. La scansione delle sequenze risulta a volte addirittura incomprensibile, e non sappiamo se si tratti di errori di montaggio o, piu' semplicemente, di ingenuita' in fase di sceneggiatura. Fatto sta che la storia si perde continuamente in lunghe, estenuanti riprese che sicuramente hanno un significato (il vagabondare stordito e rabbioso di Carlo per la citta') ma restano nonostante tutto eccessive. In questa ridondanza di pause e tempi morti si salvano pero' un po' tutti gli interpreti, anche se il dislivello con Castellitto c'e' e si vede. Un ultimo accenno alla colonna sonora originale degli Avion Travel: e' corposa, sanguigna, giusta. Una vera consolazione quando certe scene sembrano non finire mai.

Claudio Giustini