PASSAGGIO PER
IL PARADISOCAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Antonio Baiocco
Soggetto: Antonio Baiocco, Fabrizio Bettelli
Sceneggiatura: Fabrizio Bettelli
Fotografia: Blasco Giurato
Montaggio: Ugo De Rossi
Scenografia: Luciano Calosso
Costumi: Enrica Barbano
Musica: Pat Metheny
Produttore: Massimo Cristaldi per Cristaldi Pictures
(Italia, 1996)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: IIF
Distribuzione Home video: IIF
PERSONAGGI E INTERPRETI
Martha: Julie Harris
Renato: Tcheky Karyo
Lorenzo: Mariano Rigillo
Serena: Vittoria Belvedere
Harrison: Tomas Arana

Antonio
Baiocco firma la regia di "Passaggio per il Paradiso" film poetico che a tratti
commuove ed emoziona, ma che come vedremo soffre di alcuni eccessi e indulgenze
romantiche, puramente estetiche, che ne sminuiscono non di poco il potenziale.
La storia del film e' quella di Martha (Julie Harris), un'anziana signora smemorata e
stravagante che scappa dall'ospizio dove e' stata rinchiusa dai suoi figli, per tornare
nella casa in cui e' nata. Sulla strada chiede un passaggio a Renato (Tcheky Karyo), un
cinico e ambiguo detective che sta pedinando una coppia di amanti clandestini. Attraverso
una serie di situazioni paradossali tra i due nasce un'amicizia profonda che portera'
Julie a realizzare il suo ultimo desiderio e Renato a riscoprire i veri valori della vita.
Girato in Cinemascope, "Passaggio per il Paradiso" e' un road-movie che, come la
maggior parte dei film di questo genere, procede per accumulazione. Il rischio
naturalmente e' che il ritmo inciampi, come e' il caso di questo film, in rallentamenti
che infastidiscono e distraggono lo spettatore. Un altro rischio nel quale Antonio Baiocco
ed il suo sceneggiatore sono incappati e' l'eccessiva ripetizione. In una struttura
narrativa chiusa, la ripetizione e' maggiormente evitabile. La sceneggiatura segue un
percorso che e' per lo piu' dettato dal soggetto stesso, dunque dalla necessitą
drammaturgica. Qui, la grande varieta' di scelte narrative possibili, hanno fatto si che
le dinamiche relazionali tra i due principali personaggi vengano ribadite qualche volta di
troppo. A rinforzare questa idea contribuisce la colonna sonora di Pat Metheny che, oltre
alla efficace e originale sonorita' (cosa che non stupisce visto l'autore), sceglie un
motivo unico ribadito, con qualche piccola alterazione, per la maggior parte del film.
Questo utilizzo esagerato e sottolineante della colonna sonora inizialmente da' grande
respiro alle immagini e impone allo spettatore l'atmosfera desiderata dal regista, ma man
mano che la storia si evolve finisce per rimarcare troppo qualcosa che c'e' gia', diventa
scontata, sentimentale e infine fastidiosa.
Per
quel che riguarda la recitazione, c'e' da sottolineare senz'altro una buona
interpretazione di Tcheky Karyo ("Nikita"), che fa da spalla ad una
straordinaria e profonda Julie Harris ("La Valle dell'Eden", "Gorilla nella
Nebbia"). Ma come nel caso della colonna sonora il regista indugia troppo su lunghi
primi piani non sempre necessari, a volte troppo invadenti.
Mi rendo conto che e' pił facile dirlo che metterlo in atto, ma credo si potrebbe
consigliare a questo giovane e interessante regista (il quale ha non solo una buona
conoscenza del mezzo, ma anche talento), che nel cinema spesso quello che pił colpisce,
e' quello che non si vede. E' un po' come il principio che regola la fotografia, la luce
di un'opera, che ha il potere di esaltare quello che si vede attraverso il buio, il non
visibile. Baiocco si e' innamorato dei due "mostri sacri" che aveva a
disposizione - Julie Harris e Pat Metheny - dando loro troppo spazio, dimenticandosi cosi'
che la funzione primaria di un regista e' quella di saper misurare e bilanciare il talento
che ciascuna persona in un film puo' regalargli. In fondo avere la visione completa di
un'opera non e' compito ne' del musicista, ne' della prima attrice.
Sebastiano Tecchio