Tempi Moderni

I film del 1996


L'OTTAVO GIORNO
(L'HUITIEME JOUR)

CAST TECNICO ARTTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Jaco Van Dormael
Consulenti alla sceneggiatura: Laurette Vankeerberghen
Fotografia: Walther Vanden Ende
Scenografia: Hubert Pouille
Costumi: Yan Tax
Montaggio: Susana Rossberg
Prodotto da: Dominique Josset, Philippe Godeau
(Francia, Belgio, Inghilterra,1996)
Durata: 118'
Distribuzione cinematografica: MIKADO
Distribuzione Home video: MONDADORI

PERSONAGGI E INTERPRETI

Harry: Daniel Auteuil
Georges: Pascal Duquenne
Julie: Miou-Miou
Il Direttore: Henry Garcin
Nathalie: Michèle Maes
Luis Mariano: Laszlo Harmati

ottavo1.jpg (7753 bytes)Harry è un tipo normale, lavora come consulente finanziario in una banca di Bruxelles e predica la sua teoria di vendita in quattro regole. E' un uomo di successo e vive per il successo ma è incapace di avere delle relazioni umane. La sua vita familiare è a pezzi: la moglie e le due bambine lo hanno lasciato solo.
Georges è un ragazzo vitale, spontaneo e sensibile, ma ha la sindrome di Down e questa sua condizione di handycappato lo ha lasciato solo: sua sorella, infatti, non vuole occuparsi di lui.
L'incontro casuale tra queste due persone, diverse sotto ogni punto di vista, cambierà la vita di ciascuno di loro.
Reduce dal successo internazionale del suo primo film "Totò l'heros" del 1991, il belga Jaco Van Dormael con il suo secondo lavoro conferma le doti di grande regista visionario, capace di costruire sequenze memorabili. In particolare di questo "L'ottavo giorno" stupisce ed entusiasma la messa in scena del mondo, distorta e favolistica, di Georges. In queste sequenze Van Dormael costruisce un cinema travolgente. Allo stesso tempo, però, il film non ha la solidità narrativa di "Totò l'heros". Il soggetto, molto simile a "Rain man", non ha di quest'ultimo la costruzione mirabile dei personaggi e dei rapporti interpersonali e, soprattutto nella seconda parte, perde colpi nell'intreccio, troppo convenzionale e in alcuni punti ripetitivo. Delude infine la soluzione narrativa finale che non sveliamo ma che conferma l'esitazione con cui Van Dormael ha affrontato un soggetto che implicava risvolti sociali che forse non appartengono alle sue corde. Resta comunque del film una grande umanità che colpisce al cuore e commuove profondamente. Di questi tempi non è poco.

Maurizio Imbriale

INTERVISTA A JACO VAN DORMAEL

INTERVISTA a DANIEL AUTEUIL e PASCAL DUQUENNE