LE ONDE DEL
DESTINO
(BREAKING THE WAVES)CAST TECNICO ARTISTICO
Regia, soggetto e sceneggiatura: Lars von Trier
Fotografia: Robby Muller
Scenografia: Karl Juliusson
Costumi: Manon Rasmussen
Montaggio: Anders Refn
(Danimarca, 1996)
Durata: 158'
Distribuzione cinematografica: LUCKY RED
Distribuzione home video: BMG
PERSONAGGI E INTERPRETI
Bess: Emily Watson
Dodo: Katrin Cartlidge
Janne: Stellan Skarsgard
Terry: Jean-Marc Barr
Comandante del peschereccio: Udo Kier
Il ministro: Jonathan Hackett
La madre di Bess: Sandra Voe



Attenzione
alla puttana santa. Sentite un po': una ex-suora che si sposa, la verginità perduta nel
matrimonio con tanto di velo nuziale macchiato, la passione travolgente, il marito reso
paralitico da un incidente sul lavoro, la piccola comunità che espone al ludibrio la
donna per tutti sgualdrina, e poi la chiesa, l'ospedale, l'infermiera buona e premurosa...
Sembra o no il materiale costitutivo di una telenovela latino- americana? Errore, si
tratta degli elementi alla base di "Le onde del destino", quarto lungometraggio
diretto dal danese Lars von Trier (di cui gli spettatori nostrani dovrebbero ricordare
almeno "Europa", intellettualistica spy story sui generis ambientata nella
Germania postbellica) e Gran premio della Giuria all'ultima edizione del Festival di
Cannes: opera, aggiungiamo noi, tra le più intense ed affascinanti figliate negli ultimi
anni dal cinema europeo.
Interamente girato nella suggestiva e selvaggia isola di Skye al largo della Scozia,
"Le onde del destino" si propone come una sorta di melò ossimoricamente
palpitante e raggelato ("Ho voluto girare un melodramma - ha dichiarato l'autore - e
sinceramente non capisco quelli che disprezzano i generi cinematografici:
il genere
rappresenta un linguaggio ed uno stile universale, e solo un linguaggio universale
permette di parlare dei grandi temi come quello dell'amore o perfino di Dio"): nella
via crucis della volitiva e tormentata protagonista, scandita in capitoli come in un
romanzo popolare ottocentesco (ed i quadri fissi a colori saturati come in un dipinto, che
segnano i nuovi capoversi sulle note di canzoni pop anni `70, sono una straordinaria
invenzione registica), von Trier mescola con suprema maestria codici narrativi e
suggestioni diverse, dando vita ad un film che - a scorno della sua prolissità e
ridondanza - colpisce al cuore lo spettatore, lo intriga e lo commuove come raramente
accade di questi tempi.
Parte del merito di una così sorprendente riuscita va ai contributi tecnici (la
fotografia di Robby Muller, già operatore di Wenders e Jarmusch, merita una citazione a
parte) e ad un cast affiatatissimo: nel quale spicca la strepitosa esordiente (sullo
schermo, ma già apprezzata attrice nella Royal Shakespeare Company) Emily Watson, la cui
intensità stranita e febbricitante conferisce al personaggio di Bess le stimmate
dell'indimenticabilità.
Francesco
Troiano