Tempi Moderni

I film del 1996


OMICIDIO A NEW ORLEANS
(HEAVEN'S PRISONERS)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Phil Joanu
Sceneggiatura:Harley Peyton
Fotografia: Harris Savides
Musica:
Scenografia: John Stoddarts
Montaggio: William Steinkamp
Prodotto da: Albert S.Ruddy, Andre E.Morgan
(USA, 1996)
Durata:119'
Distribuzione cinematografica: LIFE INTERNATIONAL

PERSONAGGI E INTERPRETI

Dve Robicheaux: Alec Baldwin
Robin: Mary Stuart Masterson
Annie robicheaux: Kelly Lynch
Claudette: Teri Hatcher
Bubba Roque: Eric Roberts

om.jpg (12839 bytes)Il film di Joanu, tratto da un romanzo di James Lee Burke, racconta la storia di Dave Robicheaux (Alec Baldwin), un ex poliziotto con un passato da duro implacabile e da alcolista. Ritiratosi dal corpo di polizia, Dave noleggia barche sul Bayou di New Orleans e un giorno, per caso, assiste ad uno spaventoso incidente aereo.
Tuffatosi nelle scure acque del Golfo per portare soccorso ai passeggeri, Dave riesce a salvare solo una bambina spagnola ma, allo stesso tempo, nota strani particolari nell'abitacolo dell'aereo che lo inducono a temere per l'incolumità della bimba, probabile testimone di qualche losco traffico. Anche le autorità locali sembrano ostacolarlo, preoccupate più di nascondere la verità che di cercarla. Dave indosserà di nuovo i panni dello spietato detective mentre, in un crescendo di violenza, la sua vita tranquilla sarà sconvolta in maniera irreversibile.
Phil Joanu è un regista che fatica molto a trovare dei moduli espressivi convincenti e personali. Nel suo precedente film, "Analisi Finale", aveva reso un poco sentito omaggio ad Hitchcock, mentre ora sembra ispirarsi (almeno parzialmente) al William Friedkin de "Il braccio violento della legge".
Appassionante e dotato di ottima perizia tecnica nelle scene d'azione, il regista sembra trovare il suo punto debole nell'esposizione narrativa della storia (in ciò complice la non brillante sceneggiatura di Harley Peyton e Scott Frank), restituendoci un racconto frammentato in cui le motivazioni psicologiche dei protagonisti trovano solo epidermiche e istintive spiegazioni. Il tentativo di costruire una storia sovvertendo le regole del genere (come è stato recentemente fatto dall'ottimo "I Soliti Sospetti") non gli riesce, e il narratore fatica a sbrigliare l'iniziale matassa senza mai giungere ad una solare semplificazione. om2.jpg (12182 bytes)Il difetto maggiore sotto questo punto di vista è rappresentato dalla mancata chiusura dell'ipotetico cerchio narrativo che l'autore ha introdotto all'inizio del film, ciò a scapito della piena comprensibilità della trama e immedesimazione da parte dello spettatore.
Alcuni personaggi, come la bambina, vengono lasciati in secondo piano, non rispettando il valore contingente che si suppone abbiano nell'economia della narrazione. A trarre in inganno sulla natura del film è anche il titolo italiano, stravolto secondo una malsana abitudine "creativa" delle distribuzioni, mentre l'originale "Heaven's Prisoners" (cioè "Prigionieri del Paradiso") rende molto meglio l'idea. Gli interpreti tutti svolgono diligentemente il proprio mestiere, sempre nell'ambito dei limiti personali (Baldwin, benchè volenteroso, è poco espressivo), con una speciale menzione a Teri Hatcher, sensuale e spietata nel ruolo di Claudette. L'ultimo rimpianto, per lo spettatore, è che il regista abbia cercato di reinventare il genere: se si fosse limitato a girare una solida pellicola "hard-boiled" avrebbe senza dubbio ottenuto risultati migliori, anche se più commerciali.

Luigi De Angelis