Tempi Moderni

I film del 1996


NIXON GLI INTRIGHI DEL POTERE
(NIXON)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Oliver Stone
Sceneggiatura: Stephen J.Rivelle, Christopher Wilkinson, Oliver Stone
Consulenza alla sceneggiatura: Robert Scheer (Los Angeles Times),
Christopher Scheer (aurore), John Newman (Storico)
Fotografia: Robert Richardson
Montaggio: Hank Corwin, Brian Berdan
Scenografia: Victor Kempster
Musica: John Williams
Produzione: Clayton Townsend e Oliver Stone
(USA, 1995)
Durata: 191'
Distribuzione cinematografica: WARNER BROS per CECCHI GORI GROUP
Distribuzione home video: CECCHI GORI GROUP

PERSONAGGI E INTERPRETI

Richard Nixon: Anthony Hopkins
Pat Nixon: Joan Allen
Alexander Haig: Powers Boothe
Howard Hunt: Ed Harris
J. Edgar Hoover: Bob Hoskins
John Mitchell: E.G. Marshall
Ron Ziegler: David Paymer
John Dean: David Hyde Pierce
Henry Kissinger: Paul Sorvino
John Erlichman: J. T. Walsh
H.R. Haldeman: James Woods
Madre di Nixon: Mary Steenburgen

nixon1.jpg (11535 bytes)"Nixon" costituisce l'ultimo capitolo di un'opera volta ad indagare a fondo in un decennio - quello tra il '63 e il '73 - nel corso del quale si verficarono sconvolgimenti politici e sociali tali da determinare in modo irreversibile la storia recente degli Stati Uniti. Mentre in "Platoon" e "Nato il quattro di Luglio", Stone descriveva le conseguenze di certe decisioni politiche sulla vita dell'americano medio, vale a dire il coinvolgimento di un'intera generazione in una guerra inspiegabile, e in "Tra cielo e terra" rendeva omaggio alla sofferenza di una popolazione che di queste decisioni fu vittima, in "JFK" egli forniva la sua personale ipotesi su come fu fermato l'uomo che avrebbe potuto evitare che quelle decisioni venissero prese, John Kennedy. Con "Nixon", Stone arriva al cuore del problema, ovvero penetra tra le mura e nella mente di uno di quegli uomini che presero tali decisioni.
"Nixon" rappresenta quindi la chiave di volta di un'opera talmente coerente da apparire premeditata, il punto d'arrivo di un viaggio alla ricerca della verità. Come Willard in "Apocalypse Now", Stone si ritrova faccia a faccia con la figura che sta al cuore delle tenebre, il suo Kurtz-Nixon. A questo punto, il viaggio diventa un viaggio interiore nella mente di un uomo, ed il film assume le caratteristiche di una ricerca psicoanalitica delle origini volta a spiegare i comportamenti dell'uomo più potente del mondo.
Non è certo la prima volta che Stone trascende il cinema politico "di denuncia" trasformandolo in una ricerca metafisica. "Platoon", contrariamente alle apparenze, non era una cronaca sulla vita della truppa in Vietnam, ma una metafora del conflitto di un uomo che incarnava l'innocenza presunta dell'America alle prese con due padri, uno dei quali costituiva il demone (in termini politici, il lato oscuro dell'America), l'altro l'angelo (la purezza definitivamente compromessa da quella guerra). "JFK", senz'altro il film più manicheo di Stone - e quindi il più efficace come denuncia politica - contrapponeva un americano senza ombre né macchie - il giudice Garrison, alter-ego del regista stesso - alle forze del male, che stavano tutte dall'altra parte.
"Nixon" è un film più difficile e complesso, poiché parla di un uomo che deve affrontare il demone che sta dentro di sé, un uomo che deve fare i conti con se stesso. Ma dietro alle apparenti sembianze di un film intimista su un uomo di potere, "Nixon" oggettivizza, come e più dei film precedenti di Stone, il conflitto di tutto un paese con se stesso, di cui Nixon costituisce il simbolo e la sintesi. Egli stesso se ne rende conto quando, di fronte ad un ritratto di Kennedy esclama tra se': "quando vedono te, (gli americani) vedono quello che vorrebbero essere; quando vedono me, vedono quello che sono. Per questo mi odiano".
Questo viaggio interiore nella mente di una nazione vista attraverso la psicologia di un uomo potente presenta molte affinità, di forma e di contenuto, con un capolavoro che Stone sembra aver eretto a proprio modello: "Citizen Kane" (Quarto potere). Non a caso il film si apre con un esplicito riferimento al capolavoro di Welles: in una notte tempestosa, la macchina da presa supera i cancelli della Casa Bianca vista come la Xanadù inespugnabile nella quale si consuma la tragedia esistenziale dell'uomo che governa il mondo. Le litigate tra Nixon e la moglie Pat ricordano le scenate tra Kane e la moglie tra le immense mura del castello. nixon5.jpg (9755 bytes)Dietro a questi omaggi si cela l'indubbia convinzione di Stone che il film di Welles costituisce l'unico valido modello per poter sintetizzare in termini drammaturgici un materiale tanto vasto.
Riprendendo l'architettura wellesiana, la struttura di "Nixon" gioca liberamente con la cronologia, in un susseguirsi di passaggi temporali elevati alla dignità di un punto di vista metafisico, tutti volti al raggiungimento di un obiettivo inconfessato: la ricerca di quelle misteriose parole-chiave pronunciate da Nixon alla Casa Bianca, che un suo ex-collaboratore all'inizio del film minaccia di rivelare al mondo e per la cui segretezza Nixon accetta di subire qualsiasi ricatto. Partendo da questo mistero, Stone inizia un viaggio a ritroso nella vita del personaggio, che lo porta a ricercare nella sua infanzia l'origine del suo trauma esistenziale. Ma mentre l'infanzia felice di Kane conteneva la parola chiave che spiegava tutta una vita e che in seguito sarebbe stata rivelata al pubblico, quella infelice di Nixon costituisce solo un punto di partenza per capire cosa abbia potuto spingere il personaggio a diventare quello che è stato. Invece di rivelare il segreto facendo nomi e date - come accadeva in "JFK" - Stone, in modo molto più perverso, preferisce lasciare al pubblico la libertà di immaginarlo fornendogli degli indizi e dei moventi, insistendo sul senso di colpa di Nixon nei confronti di Kennedy e sul suo desiderio di riscatto nei confronti dell'opinione pubblica.
Non ci è dato di conoscere il "Rosebud" di Nixon. Il drammaturgo ammette di non poter andare aldilà di personali supposizioni. Ed è proprio l'ammissione dell'esistenza, alla base del trauma della sua generazione, di un mistero che dovrà rimanere tale per sempre, a generare in Stone quell'ossessione degli anni sessanta e settanta, che più o meno direttamente, sta alla base di tutto il suo cinema.

Gianguido Spinelli

INTERVISTA a OLIVER STONE di Gianguido Spinelli.