Tempi Moderni

I film del 1996


NITRATO D'ARGENTO

CAST TECNICO ARTISTICO

Soggetto e Regia: Marco Ferreri
Sceneggiatura: Marco Ferreri
con la collaborazione di Gianni Romoli e David Maria Putorti
Fotografia: Yorgos Arvanitis
Costumi: Claire Fraissé
Montaggio: Dominique B. Martin
Prodotto da: Maurice Bernart, Tilde Corsi
(Italia, Francia, Ungheria 1996)
Durata: 88'
Distribuzione cinematografica: MIKADO

INTERPRETI

Iaia Forte, Luciana De Falco, Sabrina La Leggia,
Marc Berman, Christelle Legroux.

nitrato.jpg (10091 bytes)Il cinema italiano deve, indubitabilmente, molto a Marco Ferreri: della generazione di registi affermatasi nel corso degli anni '60, egli può di certo esser considerato il più moderno ed innovativo, sia sotto il profilo stilistico (l'abbandono degli abusati moduli neorealistici, senza alcunché dovere a quelli antonioniani ) che sotto quello dei contenuti ( un film dirompente e non riconciliato come "La grande abbuffata", nel nostro paese, mai si è più fatto, a parte l'eccezione grande del "Salò" di Pasolini).
Ciò detto, va pure aggiunto che, nell'ultimo quindicennio, non sempre il suo ingegno ha prodotto opere artisticamente compiute: e se non sono mancati titoli di rilievo ("Come sono buoni i bianchi", ad esempio, o l'amaro "La casa del sorriso"), il più delle volte è stato un frusto ritornare su argomenti in precedenza già affrontati e più compiutamente notomizzati.
Forse consapevole del rischio di ripetersi, con "Nitrato d'argento" il cineasta milanese affronta oggi la forma narrativa per lui insolita dell'opera mista: nel raccontare ciò che la settima arte ha rappresentato, nel corso del tempo, per i suoi spettatori, egli frammischia infatti sequenze di repertorio ad altre recitate da attori professionisti (Iaia Forte) oppure no, senza indulgere al manierismo nostalgico costantemente in agguato in un'operazione del genere. Ne risulta una pellicola a tratti amena (Vittorio De Sica deciso a far piangere a qualunque costo il bambino Enzo Stajola in "Ladri di biciclette "), talvolta suggestiva (la scena in cui un gruppo di cinefili " impone " il cinema a chi lo rifiuta, proiettando sugli avventori di una pizzeria il volto incantevole della Bergman di "Stromboli "), assai discontinua: contraddistinta inoltre da una sciatteria forse programmatica, purtuttavia raramente gradevole negli esiti.

Francesco Troiano