Tempi Moderni

I film del 1996


NELLY E Mr. ARNAUD
(NELLY ET M. ARNAUD)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Claude Sautet
Sceneggiatura: Claude Sautet
Fotografia: Jean-François Robin
Montaggio: Jacqueline Thiedot
Scenografia: Carlos Conti
Produzione: Alain Sarde
(FRANCIA, 1995)
Durata: 110'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
Distribuzione home video: CECCHI GORI HOME VIDEO

PERSONAGGI E INTERPRETI

Mr. Arnaud: Michel Serrault
Nelly: Emanuelle Beart
Vincent: Jean Hughes Anglade
Jerome: Charles Berling
Madre di Nelly: Danièle Lebran

nelly.jpg (13583 bytes)In una divertente commedia degli anni sessanta di Richard Quine, "Insieme a Parigi", William Holden, nella parte di uno sceneggiatore hollywoodiano, prendeva in giro il cinema francese affermando che per i registi di quel paese ciò che conta è raccontare quello che non accade piuttosto che quello che accade. Questa definizione si attaglia bene a Claude Sautet, che sembra, ad un primo colpo d'occhio sulla sua filmografia, avere una predilezione per le storie d'amore incompiute.
Fin dai tempi di "Max e les ferrailleurs" (Il commissario Pellissier), Sautet ci aveva fatto soffrire raccontandoci la storia d'amore non consumato tra un commissario di polizia (Michel Piccoli) e una commovente prostituta (Romy Schneider) che non riusciva a capire perchè l'affascinante cliente che la cercava regolarmente non voleva mai andare a letto con lei. "Un cuore in inverno" raccontava la storia di un riparatore di violini che gettava una giovane violinista nel più profondo sconcerto per non aver voluto realizzare concretamente la sua opera di seduzione. In "Nelly e Mr. Arnaud", un uomo anziano, misantropo e misogino, si innamora di una giovane donna e, con la scusa di doverle dettare le sue memorie, la fa entrare nella propria casa e nella propria vita. Quando lei ne uscirà, non sarà successo nulla tra di loro. Almeno in apparenza...
L'incompiutezza di quest'ultima storia d'amore è aggravata dal fatto che, questa volta, sono entrambi i personaggi ad essere introversi. Se Mr. Arnaud è un uomo "blasé" dalla vita, tardivamente incuriosito dai suoi simili dopo un'esistenza trascorsa nella più completa indifferenza per gli umani, Nelly è una giovane donna che dietro alla dolcezza dei tratti nasconde una certa durezza di sentimenti e una propensione alla solitudine. Non esita ad abbandonare il marito disoccupato, crede d'innamorarsi di un giovane editore ma quando lui le chiede di andare a vivere insieme, lei rifiuta. Questo suo sfuggire agli uomini è in parte dovuto ad una singolare forma di fedeltà della donna nei confronti dell'anziano, come se Nelly volesse conservarsi per un amore che sa essere impossibile.
L'impossibilità di questo amore riposa essenzialmente sulla differenza d'età tra i due personaggi. Più di trentacinque anni separano Nelly da Mr. Arnaud. E in questo divario generazionale possiamo cogliere il segno di una volontà autobiografica di Sautet, regista settantenne apparentemente tranquillo e in pace con se stesso, che affida alla cinepresa i suoi soprassalti sentimentali, così come Mr. Arnaud confida alla giovane donna il suo tardivo rigurgito di passione.
L'aspetto autobiografico emerge anche dall'interesse artistico che Sautet testimonia per la giovane attrice Emanuelle Beart, di cui il rapporto tra Arnaud e Nelly ci offre uno specchio fedele. La Beart, al suo secondo film con Sautet, sembra aver ridato al regista una seconda giovinezza. Si sarebbe potuto immaginare che questo grande autore classico, il cui cinema si è profondamente identificato con le atmosfere e gli umori della Francia degli anni settanta, sarebbe stato sopraffatto dal cinema "moderno". Invece è accaduto il contrario. Mentre il cinema francese dei giovani registi annaspa in una patetica ricerca della modernità, quello di Sautet riesce ad offrirci un quadro fedele dell'incomunicabilità apparente tra l'uomo e la donna nel mondo di oggi. Un mondo in cui i sentimenti, invece di bruciarsi al fuoco della passione immediata e fugace, passano attraverso canali diversi e misteriosi.

Gianguido Spinelli

INTERVISTA A CLAUDE SAUTET di Gianguido Spinelli