MOONLIGHT
& VALENTINOCAST TECNICO ARTISTICO
Regia: David Anspaugh
Sceneggiatura: Ellen Simon, dalla sua commedia teatrale
Fotografia: Julio Macat
Montaggio: David Rosenbloom
Scenografia: Robb Wilson King
Costumi: Denise Cronenberg
Musica: Howard Shore
(USA, 1995)
Durata: 110'
Distribuzione cinematografica: IIF
Distribuzione home video: COLUMBIA TRI STAR HOME VIDEO, IIF
PERSONAGGI E INTERPRETI
Rebecca trager Lott: Elizabeth Perkins
Sylvie Morrow: Whoopi Goldberg
Jenny Morrow: Shadia Simmons
Drew Morrow: Erica Luttrel
Alew Morrow: Matthew Koller
Lucy Trager: Gwineth Paltrow
Alberta Russel: Kathleen Turner
Il pittore: Jon Bon Jovi

"Moonlight & Valentino", è un buon film, anzi oserei dire un film
standard. Nel jazz, gli standard sono quei brani diventati ormai dei classici che vengono
suonati in tutti i locali del mondo. In questo senso la parola standard (comune) non ha
dunque un'accezione negativa.
La storia: Becky (Elizabeth Perkins) è felicemente sposata. Vive insieme a suo marito in
una bella casa nella campagna circostante a New York e lavora come insegnante di
letteratura alla Columbia University. La sua vita subisce un cambiamento radicale quando,
una mattina, suo marito muore investito da una macchina. Rimasta vedova alla giovane età
di trent'anni, Becky cerca di rifarsi una nuova vita. Intorno a lei altre tre donne che
senza avere subito traumi così eclatanti, stanno cercando di cambiare, di migliorare la
propria vita: la sua vicina e buona amica Sylvie (Whoopi Goldberg) con un matrimonio che
sta cadendo a pezzi, la giovane sorella Lucy (Gwineth Paltrow) molto confusa e auto
distruttiva e la matrigna (Kathleen Turner), tipica donna-manager un po' fredda, ma con un
grande cuore. Nell'arco di un anno, tra i vari conflitti e le crisi, tra i momenti di
felicità e di euforia, la loro vita scorre con il ritmo alternato e normale della
realtà, e le quattro donne lentamente prendono coscienza di se stesse, liberandosi mano a
mano di tutti i pesi e i fardelli che indossavano.
E' un film che definisco standard, perché come tanti altri film non solo americani, ma
sopratutto newyorkesi, ha una visione dell'esistenza univoca. Nel vedere questo mondo, che
ci viene descritto come reale, fatto di belle case, di belle macchine, di ristoranti
all'europea, di università straordinarie, di persone 'sane' alle prese con i problemi
della vita, dei loro discorsi psicanalitici, con le loro paure e insicurezze psicologiche
e fisiche, pare di assistere alla vita di una razza aliena, lontana da noi. In realtà
assistiamo ad un quadro fedele e chiaro dell'uomo occidentale del duemila, del costume dei
nostri tempi, del pensiero. Possiamo individuare il percorso che ci viene indicato dal
paese che volente o nolente guida gli 'standard' di pensiero del nostro mondo. Non si
tratta naturalmente di dare un opinione in merito. Ognuno pensi quello che vuole, ma è
pur vero che per molti questo mondo racchiude un fascino speciale. E infatti questo film,
se anche descrive un mondo distante dal nostro, che può apparire quasi artefatto, riesce
a commuovere, riesce a suscitare delle emozioni. Perché in fondo è una metafora
sull'attaccamento al passato, sulla difficoltà di sganciarsi dai nostri pesanti fardelli
e vivere del e nel presente. Le soluzioni adottate sono diverse dalle nostre più confuse,
meno analitiche, meno standardizzate, ma i problemi sono gli stessi. Formalmente il film
è senza gloria né infamia. La sceneggiatura è ben scritta con dei dialoghi
intelligenti, mai banali. Infine, a parte una Kathleen Turner irriconoscibile e poco
interessante nella veste di attrice di mezzà età, le altre attrici sono tutte brave ed
in particolar modo Elizabeth Perkins che porta avanti il suo personaggio con estrema
bravura, rivelandosi un'attrice di tutto rispetto.
Sebastiano Tecchio