IL MOMENTO DI
UCCIDERE
(A TIME TO KILL)CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Joel Schumacher
Sceneggiatura: Akiva Goldsman,
sulla scorta dell'omonimo romanzo di John Grisham
(Mondadori)
Fotografia: Peter Menzies jr
Scenografia: Larry Fulton
Costumi: Ingrid Ferrin Musica: Elliott Goldenthal
Montaggio: William Steinkamp
Prodotto da: Arnon Milchan, Michael Nathanson
Hunt Lowry, John Grisham
(Usa, 1996)
Durata: 150'
Distribuzione cinematografica: WARNER BROS
Distribuzione home video: WARNER BROS
PERSONAGGI E INTERPRETI
Jake Brigance: Matthew McConaughey
Ellen Roark: Sandra Bullock
Carl Lee Hailey: Samuel L. Jackson
Rufus Buckley: Kevin Spacey
Lucien Wilbanks: Donald Sutherland
harry Rex Vonner: Oliver Platt
Ethel Twitty: Brenda Fricker
Freddie Cobb: Kiefer Sutherland
Giudice Omar Noose: Patrick Mc Goohan
Carla Brigance: Ashley Judd

Nel primo (e migliore) dei suoi romanzi, il futuro autore di bestseller
plurimiliardari John Grisham rovescia con abilità una stereotipata e retorica domanda
tipicamente razzista: se un negro violenta tua figlia, cosa fai?
Nella trama immaginata dall'avvocato-scrittore per "Il momento di uccidere",
infatti, i violentatori sono due bianchi, la vittima una bambina di colore: ma siamo nel
Mississippi, i mascalzoni potrebbero farla franca, il padre della piccola non ci sta e li
fa fuori entrambi durante il loro trasferimento in tribunale.
Un avvocato wasp accetta la difesa, quelli del KKK giurano di fargliela pagare, la
tensione sale alle stelle, il processo diviene il trampolino di lancio delle ambizioni di
uno spregiudicato procuratore di stato: c'era materia per fare un film incandescente, al
livello di classici come "Il buio oltre la siepe" (1962) di Robert Mulligan o
quanto meno di opere robuste come "Mississippi burning" (1988) di Alan Parker.
Niente di tutto ciò, purtoppo, si invera in questo stucchevole adattamento firmato da
Joel Schumacher (già responsabile di un egualmente mediocre trasposizione grishamiana,
quella de "Il cliente"): carneade della regia, egli inanella i fatti del libro
smussando gli spigoli nel senso d'una minore esplicitezza, ed annacquando - in un finale
all'insegna dei buoni sentimenti e della serena convivenza interrazziale - i succhi amari
distillati nella pagina scritta. In un cast non più che corretto, spicca l'intensa prova
del semiesordiente Matthew McConaughey: volto di bellezza antica e sguardo che fora lo
schermo, non è difficile pronosticargli un luminoso avvenire.
Francesco
Troiano