Tempi Moderni

I film del 1996


MICROCOSMOS

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Claude Nuridsany e Marie Perennou
Operatori alla macchina: Claude Nuridsany, Marie Perennou,
Hughes Ryffel e Thierry Machado
Montaggio: Marie-Josephe Yoyotte e Florence Ricard
Colonna sonora originale: Bruno Coulais
Prodotto da: GALATEE FILMS, Jacques Perrin,
Christophe Barratier, Yvette Mallet
(FRANCIA, 1996)
Durata: 70'
Distribuzione cinematografica: LUCKY RED
Distribuzione home video: LUCKY RED

micro1.jpg (14971 bytes)Il popolo di "Microcosmos è senza dubbio il piu strano e inconsueto che abbiamo osservato al cinema negli ultimi anni. Non tanto per la materia dell'osservazione, ma per il tipo e la qualità dello sguardo a cui questa è sottoposta.
Sorprende osservare come l'aspetto didattico-informativo, che ci aspettiamo sempre in simili opere, passi qui in second'ordine, a vantaggio di un punto di vista che coniuga l'entomologia con lo spettacolo, lo stupore con la conoscenza. Tutto ciò grazie a mezzi tecnici molto particolari, a una pazienza forse ancor piu speciale (tre anni di riprese e anche quaranta ciak per seguire gli svogliati "attori"), e all'abiltà e l'esperienza dei due intelligenti realizzatori (piu di vent'anni di ricerche nel loro campo: la biologia).
Siamo nel paesaggio della dolce campagna francese dell'Aveyron (la stessa de "Il ragazzo selvaggio" di Truffaut); è l'alba di una normale giornata d'estate (almeno così, facilmente, possiamo intuire, visto il tipo e l'abbondanza della "popolazione" che predilige questi luoghi). Ci immergiamo nell'erba. E subito il tranquillo paesaggio si trasforma in una folta giungla, non appena la macchina da presa, ingrandendolo, ci colloca di fronte a uno scenario in cui gli insetti sembrano quasi antropomorfizzarsi. Scopriamo un nuovo mondo, il regno di esseri fantastici fatti di colori elettrici, scintillanti, un "Microcosmos" animato da insetti ordinariamente invisibili. Due coccinelle allacciate sembrano fare l'amore; un'ape, semplicemente, raccoglie il polline; quindi assistiamo ad un combattimento tra due scarabei sottolineato da una musica da film di cappa e spada; ancora piu drammatica è l'aggressione di una pernice a un formicaio: vediamo l'occhio minaccioso dell'uccello scrutare le sue prossime vittime attraverso un buco nel formicaio. L'impresa piu straziante la compie invece lo scarabeo sacro: il suo tragitto con una pallina di sterco al seguito a un certo punto assume il significato di una via crucis...
micro2.jpg (11994 bytes)Ventiquattr'ore nel mondo degli insetti, dalle prime ore del mattino, poi il giorno, la sera e per concludere l'alba di un nuovo giorno, in un finale aperto. Episodi comici, drammatici e anche quotidiani; belli e orribili, legati assieme per la loro strana somiglianza con quelli che caratterizzano la vita degli uomini. Aspetto che ci provoca una improrogabile vertigine d'imprevisto, stessa senzazione di quando la macchina da presa, zoomando lentamente all'indietro dopo un'ora di spettacolo, ritorna sul paesaggio in scala normale della campagna, che ora ci sembra un qualunque prato alla periferia delle città. Da meraviglioso a normale e poi il contrario, il film sottolinea, direi kubrickianamente, l'idea che l'ignoto, l'estraneo e il misterioso si trovano dietro al primo angolo, a due passi da casa. E se l'ignoto sta nascosto nel cuore del noto, l'essenziale consiste nel cambiare occhio, cambiare sguardo oppure obiettivo, per scoprire in un ambiente familiare o domestico un'estraneità insolubile, una complessità e una bellezza infinite, senza nessun altro significato.

Alfonso Iuliano