Tempi Moderni

I film del 1996


DEAD MAN
(DEAD MAN)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Jim Jarmush
Sceneggiatura: Jim Jarmush
Fotografia: Robby Muller
Musica: Neil Young
Scenografia: Bob Ziembicki
Montaggio: Jay Rabinowitz
Prodotto da: Demetra J.MacBride
(USA, 1996)
Durata:155'
Distribuzione cinematografica: LUCKY RED
Distribuzione cinematografica: DELTAVIDEO

PERSONAGGI E INTERPRETI

William Blake: Johnny Depp
Nessuno: Gary Farmer
Il Pompiere: Crispin Glover
John Scolfield: John Hurt
John Dickinson: Robert Mitchum
Mr. Olafsen: John North
Charlie Dickinson: Gabriel Byrne
Cole Wilson: Lance Henriksen
Salvatore "Sally" Jenko: Iggy Pop
Conway Twill: Michael Wincott
Johnny "The Kid" Pickett: Eugene Byrd
Big George Drakoulious: Billy Bob Thrnton
Benmont Tench: Jared Harris
Missionario: Alfred Molina

man1.jpg (13213 bytes)Western surreale girato in un nitido bianco e nero, "Dead Man" possiede una notevole forza narrativa e visionaria. La storia del film, che si svolge nel diciannovesimo secolo, racconta del viaggio spirituale del giovane William Blake. Recatosi in una ostile cittadina di frontiera in cerca di un lavoro che crede sicuro, il ragazzo verrà suo malgrado coinvolto in una serie di equivoci e in un omicidio.
Tutto ciò lo costringerà alla fuga e lui, ferito gravemente da una pallottola che gli sfiora il cuore senza ucciderlo, incontrerà uno strano indiano di nome "Nessuno" che lo crede il defunto poeta inglese omonimo. L'indiano, che per tutto il film citerà a piene mani versi tratti dai "Proverbs From Hell" (Proverbi Infernali), lo trascinerà in una serie di situazioni grottesche e violentissime, mentre un gruppo di cacciatori di taglie lo braccherà senza sosta. Il sangue e il caos che lo circondano, uniti alle sue precarie condizioni fisiche, gli faranno prendere coscienza della fragilità del mondo dei vivi, avvicinandolo sempre più ad una dimensione spirituale e mistica. "Dead Man" è un film sulla morte, unica certezza della vita e, allo stesso tempo, suo più grande mistero. Forte della carismatica presenza del bravo Johnny Depp, il film annovera nel suo cast anche un Lance Henriksen sotto tono e un sempre grande Robert Mitchum in un cameo di lusso che rappresenta una vera chicca cinefila. Indulgendo spesso nella realistica rappresentazione di crudeltà e violenza, il film potrebbe risultare sgradito ai più, benché i grotteschi toni della narrazione contribuiscano a mitigarne l'effetto ripugnante. Straordinario e coinvolgente nella prima parte, "Dead Man" sia adagia nella seconda metà, scivolando lentamente in un finale stanco e inconcludente.
man2.jpg (11896 bytes)Il tema centrale della sceneggiatura è quello del viaggio, che viene interpretato in maniera completamente diversa dal giovane Blake, per il quale rappresenta una possibilità di sopravvivere al corso degli eventi, e dall'indiano Nessuno, che vede nel loro peregrinare una sorta di cerimonia con la quale riconsegnare Blake alla sua originaria dimensione spirituale dalla quale lo crede fuggito. Proprio l'idea della vita come un ciclo senza fine è alla base della storia di "Dead Man" (come, del resto, ha anche sottolineato il regista in una recente intervista), ed ogni immagine o situazione rappresentata dall'autore non fa che ribadire ossessivamente questo concetto. Straordinaria la musica di Neil Young, compositore in stato di grazia per una delle più belle colonne sonore del genere. La versione del film destinata alle sale (e da me visionata) è tagliata di oltre 30 minuti rispetto alla prima edizione pensata dal regista. La mancanza del metraggio è a nostro parere molto evidente nella seconda parte, dove la narrazione si fa confusa e le motivazioni dei personaggi sempre più marginali. Non potendo confrontare direttamente le due edizioni, ci limitiamo ad avanzare il sospetto che la "director's cut" fosse qualitativamente superiore. Jarmusch resta, in ogni caso, un autore eccessivamente sopravvalutato in Europa che, forte di tali riscontri, si ostina a proporre opere ostiche al grande pubblico, in cerca di una consacrazione autoriale che, forse, non gli compete ancora.

Luigi De Angelis