Tempi Moderni

I film del 1996


LONTANO DA DIO E DA GLI UOMINI
(FEW OF US)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia, sceneggiatura e fotografia: Sharun Bartas
Musica: Vladimir Golovnitski
Montaggio: Mingaile Murmulaitiene
Prodotto da: Paulo Branco
(Russia, 1996)
Durata: 105'
Distribuzione cinematografica: PLAYBILL

INTERPRETI

Katerina Golubeva
Sergei Tulayev
Minoru Hideshima
Piotr Kishteev
Yulia Inozemtseva

Una giovane donna guarda dall'alto dell'elicottero un territorio sul quale dovrà atterrare, spazio che vediamo dapprima in maniera confusa poi, man mano che si scende, sempre più delineato, ma comunque ostico e inafferrabile. Inspiegabilità e assenza di cause sono, infatti, le linee portanti di tutto il film. Siamo affidati unicamente allo sguardo della protagonista, ne seguiamo gli spostamenti, anch'essi almeno apparentemente privi di necessità, e tutto sembra quasi non accadere nei territori del film. La macchina da presa scandaglia e interroga a lungo i volti dei pochi abitanti del villaggio della Siberia nel quale siamo capitati, ne registra i pochi gesti elementari, le abitudini essenziali, e non ottiene risposte; solo la registrazione rimandata allo spettatore della più totale inespressività e indifferenza. Quello di Bartas è un cinema descrittivo, della totale essenzialità fenomenologica; niente psicologia né storia tutto si regge su un'assenza: di cause, di sentimenti, di comprensione, di comunicazione e finanche di parola; tutto svuotato, tendente al nulla nell'universo di questo film. La protagonista (Katerina Golubeva) è il corpo estraneo - l'unica dai tratti occidentali - che ci introduce in seno alla comunità, la osserva, entra nei suoi ritmi imperturbabili, sembra quasi respirare con lei. Alla fine ne viene scacciata con l'unica esplosione di violenza del film, e la cappa di silenzio e di inespresso che gravava sin dall'inizio diventa inevitabilmente morte.
Bartas sembra sfidare le possibilità del cinema: con quasi niente cerca di creare delle attese e delle emozioni, compito che, si puo' dire magicamente, gli riesce. La primitività delle genti che popolano "Few of us" è la stessa che insegue il regista col suo cinema, ed è ciò che giustifica la scelta radicale di non inserire l'ombra di un dialogo nel film. Che è la cronaca allucinata di un incontro, non tanto in condizioni disumane quanto al livello minimo, al grado zero di umanità, in un contesto apocalittico in preda al caos o al nulla.

Alfonso Iuliano