KANSAS CITYCAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Robert Altman
Sceneggiatura: Robert Altman, Frank Barhydt
Fotografia: Oliver Stapleton
Scenografia: Stephen Altman
Costumi: Dona Granata
Montaggio: Geraldine Peroni
Prodotto da: Robert Altman
(USA, 1996)
Durata: 125'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
Distribuzione home video: CECCHI GORI HOME VIDEO
PERSONAGGI E INTERPRETI
Blondie: Jennifer Jason Leigh
Carolyn Stilton: Miranda Richardson
Seldom Seen: Harry Belafonte
Henry Stilton: Michael Murphy
Johnny O'Hara: Dermot Mulroney
Johnny Flynn: Steve Buscemi


Otto mesi: e' stato questo il tempo d'attesa per vedere "Kansas City"
in Italia; nel frattempo al maestro americano veniva consegnato il Leone d'oro alla
carriera, riconoscimento per una vena creativa straordinaria, che si consegna di solito
quando la si suppone esaurita. Poi, il film, privo della mondanita' in cui si era tuffato
il precedente "Pret-a-porter", lontano anche (ma quanto?) dalla caleidoscopica
attualita' stelle e striscie di "America Oggi", ma tutt'altro che un
ripiegamento su se' stesso, un semplice esercizio di stile (eppure che stile fuoriesce da
ogni passaggio!). Un ritratto d'epoca senza un solo dito di polvere, una vicenda piccola e
disperata che comprende in un solo abbraccio tutta un'epoca e la ricollega senza prendere
fiato alla realta' di oggi. Corruzione e onesta', ricchezza e miseria, violenza e amore,
bianchi e neri, si incrociano sotto i colpi di morte dei mitra e sotto quelli di vita
della musica jazz.
A Kansas city, nel 1934, e' ancora possibile passare la sera a giocarsi la pelle coi dadi
ed un bicchiere di brandy in mano, prima di recarsi la mattina alle urne a rieleggere il
presidente "sciancato" che portera' gli Stati Uniti in guerra. La storia che
Altman inserisce in questo clima esplosivo e' quella di Blondie O'Hara, piccola Jean
Harlow piena di coraggio e di scatti nervosi, buffa e triste moglie del delinquentello
Johnny, autore di uno sfortunato colpo che il potente boss di colore Seldom Seen (Lontano
dagli occhi) non puo' proprio perdonargli. Blondie, per salvare suo marito, rapisce
Caroline Stilton, moglie di un consigliere di Roosevelt, completamente stordita
dall'oppio, e propone all'uomo un doppio scambio: la fuga delle due donne, tra le quali si
stabilisce un rapporto curioso, cucito con umorismo sottile e con la forza delle
aspirazioni negate, si intreccia con le storie dei loro uomini, tutto scandito al ritmo
del jazz: Altman da qui e' partito, costruendo un'ennesima ricchissima intelaiatura che di
questo particolare tipo di musica ha l'aspetto, con "delle frasi e una trama ben
definita con una suspense ben definita. C'e' un inizio, una meta' con punti di sospensione
e una fine, ma nel mezzo ho lasciato che gli attori deviassero da questi jazz riffs cosi'
come si fa nella musica".
L'incontro
dei personaggi, anche di quelli minori, che si presentano nitidissimi nella rapidita'
delle loro apparizioni, resta tipicamente altmaniana: nessun incontro e' fine a se'
stesso, tutto ritorna e, spesso, tutto si e' gia' presentato, seguiamo vicende distinte
che di colpo si prenderanno per mano per poi separarsi di nuovo, per sempre. Ogni piccola
storia e' modello in scala ridotta di quella principale, al termine della quale scattera'
il giudizio, amaro e imprescindibile: che per la ricca e viziata Caroline questa sia stata
solo una breve vacanza, un eccitante momento di liberta', e che, dopo tutto, tra l'invidia
e la pieta', non sia affatto diversa dal meschino politicante che ha sposato e che, non
potendola amare, la custodisce sotto la propria ricchezza, permettendole, unica
concessione, di chiamarlo "Natichino". Davanti al mondo dei bianchi, come un
universo parallelo, con proprie leggi ed una propria morale, simile a quello dei fumetti o
delle pellicole di quel periodo, la vita dei negri, che sfugge alla luce, ha spazi
personali nell'oscurita' della notte, e' accompagnata con irrefrenabile solennita' dalla
musica e gioca a prendersi in giro per il colore della pelle: cosi', al bianco Johnny,
marito di Blondie, che ha rapito nel frattempo Caroline la rossa, il nero Seldom Seen
spiega: "La senti questa musica? E' Count Basie. E' una delle ragioni per cui non sei
ancora morto".
Marco Medelin