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INTERVISTA A ROBIN WILLIAMS
Le conferenze stampa di Robin Williams dovrebbero
essere a pagamento.
Quelli che hanno la fortuna di assistervi, infatti, hanno il privilegio di vedere dal vivo
il grande comico al lavoro. Willams non si accontenta di rispondere alle domande spesso
bizzarre dei cronisti, sempre pronti a parlare di tutto fuorché di cinema, ma si esibisce
in un vero e proprio "one man show" - fatto di smorfie, di imitazioni e di
barzellette - che ci dà la misura del suo talento di "stand-up comedian".
Paradossalmente, Robin Williams appare più comico dal vivo che nei film di cui è
protagonista, il ché ci lascia supporre che il suo talento comico non sia in fondo poi
tanto sfruttato dal cinema hollywoodiano.
La prima domanda verte naturalmente sul personaggio dell'omossessuale padre di
famiglia da lui interpretato nel film di Mike Nichols, "Piume di struzzo", e
sull'accoglienza che la comunità gay ha riservato in America al film.
Robin Williams: Armand è una persona con una grande carica affettiva. Il punto
focale del personaggio sta proprio nel calore umano che sprigiona, nella capacità
affettiva che dimostra nei confronti del figlio e nei confronti del suo partner Albert.
Sostanzialmente, la risposta delle comuntià gay è stata favorevole al film. E' stata
apprezzata sopratutto l'immagine positiva che si dava della coppia gay, una coppia felice
che aldilà delle liti riesce a mantenere un rapporto affettivo solido. D'altronde,
condivido la rabbia della comunità gay di fronte a certi film hollywoodiani che
propongono stereotipi in cui gli omossesuali vengono ridicolizzati e contrapposti a certi
modelli di comportamento virile, del tipo "taglialegna". (segue un'imitazione
sarcastica di Silvester Stallone e di Antonio Banderas che scatena l'ilarità dei presenti)
Cosa pensa della classifica fatta dalla stampa americana circa il rapporto tra i
guadagni delle star e quello che effettivamente rendono sullo schermo in termini
commerciali? Lei in questa classifica ne esce piuttosto bene; dalle statistiche pubblicate
dalla stampa, quello che guadagna corrisponde a quello che fa guadagnare ai produttori.
Quanto crede di valere?
R. W.: Trovo strana quest'abitudine della stampa americana - che è anche degli
Studios - di classificare gli attori per categorie a seconda del loro valore commerciale.
Mi fa venire in mente il mercato degli schiavi. (A questo punto Williams si mette ad
imitare il dialogo di un film d'avventura di serie B:) "Quanto vale questo
schiavo? Lavatelo e portatelo nella mia tenda!" A parte gli scherzi, la questione dei
compensi è stata molto dibattuta a Hollywood e costituisce un argomento molto
controverso.
Ammetto
che i compensi delle star sono enormi, ma un modo per controbilanciare questa tendenza è
quello di interpretare film più piccoli praticamente gratis. Io per esempio, ho recitato
nell'ultimo film di Christopher Hampton, "Secret agent", per un compenso minimo,
perché si trattava di un film interessante fatto con pochi soldi. Comunque è un discorso
che torna a benefico degli studios, perché sono loro poi che hanno bisogno di un nome di
richiamo per chiudere il pacchetto di un film. Per esempio, "Jumanji", che è un
film di effetti speciali, avrebbe potuto essere interamente interpretato da bambini. Ma
hanno richiesto la mia partecipazione perché avevano bisogno della mia fama per la
promozione del film. In realtà, i veri compensi smisurati sono quelli dei produttori di
Hollywood. Come John Peters, che quando è stato assunto dalla Sony, ha avuto un contratto
miliardario. E poi per mandarlo via, lo hanno pagato anche di più. Il trucco per
arricchirsi potrebbe essere quello di farsi assumere per poi farsi buttare fuori, visto
che ti pagano di più quando ti licenziano che quando ti assumono.
Anche se il film è una commedia, la sua interpretazione del personaggio di Armand
appare molto serie e misurata. Questa serietà del personaggio è stata concordata col
regista oppure è stata voluta da lei personalmente?
R. W.: Aldilà della comicità, quello che premeva a Mike Nichols era di restituire
sullo schermo la realtà del rapporto d'amore tra padre e figlio. Quello che il figlio di
Armand chiede al padre per aiutarlo a farsi accetare dai suoceri è molto crudele. E
Armand decide di fare quel sacrificio esattamente come in una famiglia eterossessuale i
genitori si sacrificano per mandare i figli all'università, per assicurare loro un
avvenire migliore. Quindi la chiave per interpretare il mio personaggio era semplicemente
di emanare per il figlio l'amore classico di un genitore qualsiasi, esattamente come in
una famiglia normale, procedendo per analogia. D'altro canto, ho tenuto molto a dare al
personaggio di Armand quella dignità che ho percepito nelle coppie omossessuali che ho
conosciuto. Ho vissuto per molti anni a San Francisco in un quartiere gay, dove ho avuto
modo di conoscere la vita delle coppie omossessuali, che si comportano in modo molto
diverso dagli stereotipi divulgati dal cinema.
Il film vuole, aldilà del divertimento, tentare di rompere i classici pregiudizi che
ancora esistono negli Stati Uniti. In America, i matrimoni tra gay sono ammessi in alcuni
Stati, mentre in altri sono proibiti. E molti degli Stati che hanno legalizzato questi
matrimoni stanno facendo dei passi indietro e vogliono di nuovo a proibirli. Così era
importante fare questo film ora, per tenere la mente della gente aperta. Spero che questo
film possa contribuire ad invertire questa tendenza di ritorno ai vecchi pregiudizi.
Quando ancora lei non era così famoso, è stato protagonista di un film
drammatico molto bello, "Il mondo secondo Garp". In quel film venivano
affrontati alcuni problemi della società americana che sembrano essersi risolti, visto
che lei li affronta ora in una commedia. Le sembra che il mondo sia molto cambiato da quel
film ad oggi?
R. W.:Ora che mi ci fa pensare, il paragone tra "Piume di struzzo" e
"Il mondo secondo Garp" mi sembra azzeccato.
I due film parlano, anche se con toni diversi, di famiglie stravaganti che riescono a
rimanere unite malgrado tutti gli eventi catastrofici che devono affrontare. Ma quello che
è realmente cambiato da quel film ad oggi è la mia vicenda personale. Quando feci
"Il mondo secondo Garp", ero in una fase esistenziale molto diversa da quella
che vivo oggi. La mia vita allora era molto tumultuosa, mi drogavo. Ora la mia vita è
molto felice, ed è forse per questo che sono portato a scegliere la commedia come il mio
mezzo espressivo prediletto. A quell'epoca avevo, come dire, un piccolissimo problema di
droga, sapete... Ma era una cosa che facevano tutti. E' un periodo che mi appare oggi
lontanissimo.
Lei era stato scelto fin dall'inizio per la parte di Armand?
R. W.:No, in realtà ero stato scelto per interpretare Albert, il più vivace dei
due. Ma la mia sarebbe stata una interpretazione un pò sopra le righe. (inizia ad
emettere urla assordanti al microfono, provocando l'ilarità generale).
Il film di Rob Reiner, "The american president", è stato recepito come
una sorta di spot elettorale pro-Clinton. Anche in "Piume di struzzo" si allude
in modo molto preciso all'attualità politica americana. Attraverso il personaggio del
politico repubblicano interpretato da Gene Hackman, il film prende molto in giro una certa
opposizione repubblicana, da Bush a Doyle. Quest'accentuazione della satira politica è
per caso opera sua o di Mike Nichols, che come lei, è notoriamente un simpatizzante
democratico?
R. W.:La parte di Hackman era già scritta così nella sceneggiatura di Elaine May.
L'esistenza di questa destra ultraconservatrice è ormai una tradizione negli Stati Uniti.
Si tratta di persone sempre pronte a scagliarsi contro i diversi, contro i gays, ma che
poi si rivelano essere quelli che si fanno sorprendere con la mani nel sacco, come quel
predicatore sorpreso con una prostituta in un motel. Gli americani ci sono abituati. Il
personaggio del politico conservatore esisteva già nel film francese. Elaine May lo ha
adattato alla realtà americana con dei riferimenti a Bob Doyle o a Pat Buchanan. A
proposito, la sapete quella barzelletta su Buchanan? Si racconta di lui che i suoi
discorsi perdono un pò del loro eloquio perché sono tradotti dal tedesco.
Non avete idea di quanto Hackman sia divertente sul set. Il suo lungo monologo nel film,
in cui imita la monotonia soporifera dei discorsi di Reagan, è per me il discorso noioso
più divertente che abbia mai sentito. E devo dire che quando, alla fine del film, Hackman
si traveste da donna, la sua somiglianza con Margaret Tatcher è sorprendente... Una
Margaret Tatcher che avrebbe subito una cura di steroidi.
Hackman è un grande attore comico, come aveva dimostrato in "Frankenstein
Junior". Ma vederlo recitare dal vivo è veramente irresistibile. Mike Nichols doveva
spesso allontanarsi dalla macchina da presa, perché le sue risate rischiavano di
interrompere le riprese.
Ha visto "Dead man walking"?
R. W.:Carina come transizione! A questo proposito, quello che mi sorprende di certi
conservatori americani è l'ipocrisia. Sono proprio gli anti-abortisti che poi si rivelano
essere i più accaniti sostenitori della pena di morte. Mi fa pensare a quella storiella
del pescatore che ributta il pesce in mare dicendo "tanto ti beccherò più
tardi". "Dead man walking" è un film straordinario che ha la forza di
mostrare il problema dai due lati. Qualche tempo fà, ho recitato in un telefilm di una
serie americana intitolata "Homicide" , in cui interpretavo la parte di un uomo
la cui moglie era stata uccisa, e che una volta che il colpevole era stato arrestato e
condannato all'ergastolo, faceva l'amara constatazione che la vendetta non lo faceva
sentire meglio e che non serviva a riportare sua moglie in vita. Ho ricevuto molte lettere
all'indomani della programmazione di questo episodio televisivo. Gente che aveva vissuto
le stesse esperienze e chi si era riconosciuta nel film. La cosa che non viene mai
mostrata nei film o in televisione è quello che accade dopo la violenza, la pena, la
rabbia, che sono invece i sentimenti affrontati mirabilmente in "Dead man
walking".
D.: Lei ha recitato in "Peter Pan" la parte di un adulto che torna ad
essere fanciullo. Come si sente realmente?
R. W.:Molto spesso le persone mi dicono che sono un bambino intrappolato nel corpo
di un adulto. In realtà quando mi guardo allo specchio vedo un uomo intrappolato nel
corpo di un Orango utango!
A cura di Gianguido Spinelli |