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| INTERVISTA A ROB REINER
In occasione dell'uscita italiana del suo ultimo
film "Il Presidente americano" abbiamo incontrato il regista Rob Reiner ad una
conferenza stampa tenuta al Grand Hotel di Roma, il 28 Novembre 1995. Ecco un resoconto
dell'intervista.
Rob Reiner: Indubbiamente ha ragione quando dice che si tratta di un inversione delle regole drammaturgiche. Questo per quel che riguarda il Presidente. Se però invece guardiamo a ciò che avviene alla donna, rientriamo nelle 'regole' perché è una donna comune che si trova in una situazione straordinaria. E quindi diciamo che dal punto di vista femminile è quasi la storia rivista e corretta in epoca moderna di Cenerentola che è invitata al ballo del principe. Comunque, in realtà noi non sappiamo se alla fine il Presidente riuscirà a vincere la sua battaglia tra il potere ed il cuore. Perché vediamo che questa situazione affettiva comincia ad avere sempre più peso nella sua vita politica. Se ci pensate, non è poi così distante dalla realtà. Lo vediamo in Inghilterra, come i rapporti personali possono influire enormemente sulle questioni anche dinastiche. In America non abbiamo ne Re ne Regine, però certamente questo Presidente che vediamo nel film deve affrontare la possibilità di perdere la donna che ama se segue quelle che sono le sue responsabilità politiche e d'altro canto di perdere la sua vita politica se invece seguirà il suo cuore. Forse tutto il film è basato sulla ricerca di questo equilibrio tra ciò che è la ragione politica e la ragione del cuore. Ho letto su Variety che il suo Presidente ricorda al cinquanta per cento Clinton ed al cinquanta per cento Kennedy. E' così? Inoltre, lei pensa che un Presidente in carne ed ossa potrebbe veramente fare quello che fa quello del film? Rob Reiner: Io sono un Democratico sufficientemente convinto. Quindi è evidente che il personaggio che io porto sullo schermo riflette quelle che sono le mie idee politiche. In questo senso il Presidente si avvicina all'idea che io ho di Clinton e che ho avuto di Kennedy. Probabilmente, in una situazione reale, lo staff del Presidente avrebbe cercato di fermarlo. Nel corso degli studi di ricerca che abbiamo fatto per preparare il film, parlando con uno stretto collaboratore di Clinton, ci è stato detto che molto spesso il Presidente non segue il testo che è stato scritto per lui e quindi parla a braccio. Spesso questo fa si che i suoi discorsi siano molto più efficaci, più pregnanti di quelli preparati a tavolino da altri. E' abbastanza improbabile che un Presidente potrebbe essere rieletto facendo il discorso che Michael Douglas fa alla fine del film. Egli dichiara di non essere più interessato ad essere rieletto. In realtà dice di avere dedicato gli ultimi mesi più che altro a tenere saldamente le sue mani sulla poltrona, piuttosto che a svolgere il suo lavoro. A questo punto non gli interessa più agire per assicurarsi le rielezione, ma ci tiene soltanto ad affermare quelle che sono le sue convinzioni, quello in cui crede. Che questo lo porti ad essere rieletto o meno non ha più alcuna importanza. Ed è probabilmente quello che tutti gli elettori si augurerebbero di sentire da un vero Presidente, piuttosto che le solite frasi fatte e le promesse vacue. Si è mai schierato attivamente nella politica del suo paese? Rob Reiner: Sono stato molto attivo in varie campagne politiche. Negli anni sessanta alle dimostrazioni contro la guerra nel Vietnam. Poi mi sono un po' disinteressato. In anni recenti, da circa una decina di anni mi sono interessato soprattutto alle questioni ambientali e nel campo dell'istruzione. Fra qualche mese andrà in onda in America uno special televisivo che ho girato sui primi anni dell'infanzia. Su quelli che sono gli sviluppi e le attenzioni che vengono dedicate ai bambini nei primi tre anni di vita. Inoltre, come certamente saprete, ho partecipato come attore in uno show televisivo molto popolare, "All in the family", che era uno show molto politicizzato. Interpretavo un personaggio molto radicale e nel corso di questa serie avevamo tutti la possibilità di fare le dichiarazioni che ritenevamo opportune. (Ride) Comunque è assai improbabile che io mi candidi alla Presidenza... ho fatto troppe cose che non mi consentirebbero, dal momento in cui la mia vita privata verrebbe passata al setaccio, di potere essere eletto. Soprattutto per gli anni sessanta. Com'è nato questo film? Rob Reiner: L'idea di questo film risale al 1989, quando sono stato contattato da Robert Redford che aveva un'idea per una commedia romantica ambientata nella Casa Bianca. Però, io avevo appena finito di girare "Harry ti presento Sally" e non volevo cimentarmi in un film dello stesso genere. Sono passati un po' di anni e quando è terminata la lavorazione di "Codice d'onore", ho cominciato a discutere con Alain Sorkin (sceneggiatore) la possibilità di scrivere un film che trattasse del mondo della politica. Così mi è tornata alla mente la proposta di Redford e l'ho contattato. Robert era disponibile a venderci la sceneggiatura, che poi è stata riscritta e modificata più volte. Com'è stato accolto il suo film da parte dello Staff di Clinton? Il Presidente l'ha visto? Rob Reiner: Il Presidente Clinton ha richiesto una copia del film solo una settimana fa. Però, altri membri del suo staff l'hanno visto ed il loro commento è stato molto lusinghiero. Come fa Sidney, la donna innamorata del Presidente ad entrare ed uscire a suo piacere dalla Casa Bianca? Non le sembra poco credibile? Rob Reiner: Al di là della prima volta che si va alla Casa Bianca dove ovviamente si viene sottoposti a tutti quei controlli che vediamo passa Sidney, poi, se si lavora alla Casa Bianca, con un passi speciale, diventa abbastanza semplice entrarvi. Qual'è la ragione che l'ha spinta a girare l'ultima scena del film, quella nell'aula del Congresso Americano, ricorrendo alla manipolazione elettronica? Non era più semplice prendere più comparse? Rob Reiner: Semplicemente per una considerazione economica. Così com'è la scena è costata centocinquanta mila dollari. Se avessimo preso le mille comparse che ci servivano avremmo speso circa seicentomila dollari. Lei è figlio d'arte. Quanto ha inciso nella sua formazione essere il figlio di Carl Reiner? Rob Reiner: Certamente l'influenza che ha avuto mio padre su di me e sulla mia formazione professionale è stata la più importante della mia vita. Ho imparato tutto da lui. L'ho seguito ogni giorno sul set, l'ho visto dirigere gli attori, ho osservato come girava. Anche l'etica che ho nel mio lavoro l'ho presa da lui. Gli devo molto. Ted Turner ha di recente acquistato la sua casa di produzione. Quali sono i suoi rapporti con lui? Si sente ancora libero di fare i film che vuole? Rob Reiner I rapporti con Turner sono sempre stati ottimi. Noi abbiamo continuato a lavorare esattamente come facevamo prima. Come saprete adesso Turner è stato acquistato dalla Time Warner, che è un gigante. Quindi il problema ora sarà di vedere come lavoreremo con loro. Comunque, finora continuiamo a lavorare come abbiamo sempre fatto, con la libertà di scegliere i progetti che riteniamo giusto scegliere e di commercializzarli come meglio riteniamo. Lei ha passato alcuni giorni alla Casa Bianca. Che impressione ha avuto dell'amministrazione Clinton e del Presidente stesso? Rob Reiner: Ho trascorso molto tempo nella Casa Bianca per poter girare il film il più fedelmente possibile. L'amministrazione Clinton è stata sempre estremamente cooperativa. Mi ha dato accesso alla Casa Bianca per ben cinque volte. In uno di questi casi, ho avuto l'autorizzazione di seguire Clinton per un paio di giorni. Devo dire che l'ho trovato una persona meravigliosa, dai grandi sentimenti, e interessato agli altri. Per quello che conosco dei nostri Presidenti, ritengo che Clinton sia il più intelligente che abbiamo mai avuto. Qualche critico americano ha detto che il suo film è uno spot per la rielezione di Clinton. Rob Reiner: Questo film non è stato assolutamente concepito come uno strumento politico per Clinton. In linea generale, i commenti che mi hanno fatto i critici affermano che si tratta di un mio personale desiderio di come vorrei che il Presidente fosse. Per quel che ne so nessuno ha ancora parlato di spot pubblicitari. Qual'è per lei il suo scopo di regista? Rob Reiner: Se avessi la risposta alla sua domanda, sarei un uomo fortunato. L'unica cosa che faccio e che desidero fare è quella di raccontare delle storie che mi coinvolgono. Cerco di portare sullo schermo dei personaggi che in qualche modo riflettano o delle opinioni, dei sentimenti che personalmente condivido o delle mie esperienze. Mi limito a raccontare e naturalmente cerco anche di compiacere me stesso e dunque di trovare il modo migliore per rispondere a quello che ritengo possano essere anche le emozioni del pubblico. Mi auguro che una volta che io mi sento soddisfatto da questo punto di vista, lo siano anche gli altri. Finora sono stato molto fortunato. Sa, da bambino ero molto timido ed introverso. Adesso, attraverso il mio lavoro cerco, anche grazie a quello che ho imparato da mio padre, di comunicare con gli altri nel modo più efficace e sincero possibile. Sta preparando un altro film? Rob Reiner: Il prossimo film che girerò riguarda un avvenimento storico che è successo nello stato del Mississippi nel 1973. Come saprete è lo stato con più problemi di razzismo di tutti gli Stati Uniti. Nel '73, un estremista di destra di razza bianca uccise un importante leader per i diritti civili. L'assassino fu portato davanti ad una giuria per due volte, ma in ciascun caso fu assolto. Finalmente dopo 30 anni, un giovane procuratore distrettuale è riuscito a riaprire il caso e fare condannare l'assassino. Sebastiano Tecchio |
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