Tempi Moderni

Interviste


INTERVISTA A ALAN PARKER

Alan Parker è abituato alle polemiche: da "Pink Floyd : The Wall" a "Fuga di Mezzanotte", da "Mississipi Burning" a "Birdy", da "Angel Heart" a "The Commitments", i suoi film non sono mai stati accolti in maniera facile dal pubblico. Eppure, la sua aria compassata e serena non costituisce in alcun modo una maschera per le profonde tracce lasciate dalle polemiche che hanno seguito la difficilissima lavorazione di "Evita".

parker.jpg (9623 bytes)Mr. Parker, in tutti i suoi film la musica non è mai stata un semplice "sfondo", eppure questa è la prima volta che la colonna sonora diventa elemento del tutto centrale anche dal punto di vista drammaturgico all'interno della pellicola. Quali sono state le difficoltà nel girare un Musical?
Innanzitutto quella di avere un cast di attori così esteso. Poi, di fatto, quella di avere dovuto girare due film. Poiché abbiamo inciso la colonna sonora quattro mesi prima che iniziassero le riprese, in quel momento abbiamo dovuto operare alcune scelte che avrebbero influenzato in maniera determinante lo svolgimento della trama, senza, però, ovviamente, poter vedere le immagini. In quel momento io "vedevo" gli attori mentre cantavano ed immaginavo come li avrei diretti, poi, sulla scena.

A differenza di molti musical, in questo film gli attori non parlano mai e cantano per circa due ore ed un quarto...
La mia sfida come regista è stata quella di andare oltre il musical di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber. Io, infatti, volevo superare le convenzioni di questo genere, cercando di essere moderni, realistici e, in un certo senso, il più "contemporanei" possibile. Quello che ho fatto è stato dimenticare di stare girando un film musicale, puntando, invece, l'attenzione alla "dinamica drammatica" dei fatti che si raccontavano. Se devo pensare a Evita, penso a questa pellicola nei termini di un film drammatico cantato e non in quelli di un'opera musicale.

Gli argentini non hanno gradito la sua scelta di Madonna per questa parte. Quanti problemi le ha causato ciò, per la lavorazione in Argentina?
All'inizio molti, ma la progressiva presa di coscienza da parte dell'opinione pubblica del fatto che stavamo facendo un buon lavoro, ci ha poi permesso addirittura di utilizzare il palazzo presidenziale, la famosa Casa Rosada per girare alcune scene. Quando sono andato via dall'Argentina, avevo come un senso di rammarico per la mia partenza e questo la dice lunga su come il nostro rapporto col paese sia andato via via migliorando durante il corso delle riprese.

La preparazione di "Evita" è stata molto difficoltosa. A lei fu chiesto di girare questo film per la prima volta vent'anni fa. Guardando questo suo lavoro in maniera retrospettiva, pensa che sia andata meglio così, oppure avrebbe preferito girarlo allora?
Vent'anni fa, forse, non sarei stato in grado di lavorare come ho fatto oggi. Io sono un uomo di fede, credo che le circostanze che hanno unito me, Madonna, Antonio Banderas e Jonathan Price siano state quasi "provvidenziali" e di certo, prima di oggi, questo non sarebbe stato possibile.

Che tipo di esperienza è stata per lei dirigere sul set un attrice così complessa come Madonna?
Molto semplice, perché Madonna è una persona straordinaria con la quale è assai piacevole lavorare. Nonostante la sua celebrità è un'attrice che lavora sodo in maniera estremamente professionale. E' un gran piacere per un regista lavorare con persone come lei.

Marco Spagnoli