Tempi Moderni

Interviste


Le ombre di Nichetti

"Luna e l'altra" è il nuovo film di Maurizio Nichetti con Iaia Forte come protagonista. E' una pellicola piena di poesia e di serenità mescolate alla consueta malinconia e all'usuale ironia del regista milanese.
A prima vista, tenuto conto anche del cast che va da Iaia Forte ad Aurelio Fierro, dai Gemelli Ruggeri al protagonista dello Spot Kodak nel ruolo di Ciriciribin, sembrerebbe un film realizzato da Fellini negli anni Novanta. In realtà, molteplici sono le suggestioni presenti in "Luna e l'altra", sebbene racconti la storia non originalissima dello sdoppiamento magico di una donna e della sua ombra. Ed è proprio questa magia, mista all'allegria surreale dei protagonisti del circo e alla simpatia e alla profonda umanità dei personaggi a fare da contrasto con le immagini della grigia periferia milanese del Dopoguerra.

luna2.jpg (11947 bytes)Angela Finocchiaro, in una recente intervista al nostro giornale, ci ha detto che originariamente questo ruolo era stato scritto per lei...
La sceneggiatura ha subito moltissime modifiche nel corso del tempo e non solo per la scelta dei personaggi. Cinque anni fa, quando è nato questo progetto, avevo in mente Angela per la parte della protagonista. In realtà poi lei ha avuto una figlia e non potendo girare, ho scelto per sostituirla Iaia Forte, che, con sé, ha portato l'ennesimo cambiamento alla sceneggiatura. Così è venuta fuori la storia della famiglia di emigrati napoletani a Milano, che mi ha permesso di "togliermi un rospo", raccontando come, quando io ero bambino, storie d'amore tra persone provenienti da punti diversi della penisola erano assolutamente all'ordine del giorno. Spiegare che non è vero che Milano sia una città intransigente, dove storie d'amore tra nord e sud ci sono state e ci saranno sempre e ricordare quello che Milano è sempre stata, ovvero, un crogiuolo di genti diverse è stato il mio modo di schierarmi.

Perché ha scelto Iaia Forte per questo ruolo?
A me serviva un'attrice di carattere con una forte interiorità, capace di fare suo il personaggio in ogni minimo particolare. Con queste caratteristiche ci si nasce, purtroppo non si possono imparare a scuola, e Iaia ce l'ha.

Il tendone di un circo è uno dei luoghi chiave di questa pellicola. Quale è il fascino che esercita su di lei il circo?
E'molto maggiore di quanto si veda in "Luna e l'altra". Tanti anni fa a Milano io ho lavorato nel circo Mellini ed ho sempre desiderato fare un film su questa forma di spettacolo. Me lo sono sempre vietato, però, perché credo che dopo Chaplin e dopo Fellini, nessuno possa permettersi di girare sul circo. Questo film che è ambientato in epoca pretelevisiva, due mesi prima di "Lascia o raddoppia?", che andò in onda la prima volta nel novembre del 1955, mi permetteva, però, di recuperare il circo come forma d'arte più vera e non sclerotizzata dal mezzo televisivo.

Lei fa un uso del circo e della sua fascinazione che ricorda un po' quello del Woody Allen di "Ombre e nebbia"...
Tutti i film ambientati sotto un tendone richiamano qualcos'altro. Per esempio, l'ultima inquadratura de "Il cielo sopra Berlino" di Wim Wenders è copiata da Chaplin, e così via.

Negli ultimi tempi moltissime sono le storie al cinema che vedono lo sdoppiamento del personaggio. Un esempio per tutti è quello di Micheal Keaton in "Mi sdoppio in quattro". Cosa ne pensa?
Nella mia totale immodestia penso che "Mi sdoppio in quattro." sia un omaggio al mio film "Stefano Quantestorie", nel quale io facevo sei personaggi: questa è la prova che agli americani basta moltiplicarsi in meno personaggi di noi per finire sui giornali.
In "Luna e l'altra" c'è un sentimento più europeo ed è questa la strada che noi dobbiamo seguire. Non possiamo confrontarci con gli americani sul numero di sdoppiamenti dei personaggi oppure sulla grandezza delle astronavi. Dobbiamo essere capaci di esprimere vere emozioni e vere sensazioni. Nel mio film queste componenti sono presenti, non si può dire altrettanto di "Mi sdoppio in quattro". E' vero in America ci sono attori come Stallone e Sharon Stone, ma per i miei film questi attori non servono. Per le mie storie io ho bisogno di persone come Aurelio Fierro e Iaia Forte che lasciano intravedere la propria umanità attraverso gli occhi. Le mie storie hanno un forte sapore neorealista, ma io cerco di riproporle, anche agli americani, con una sensibilità moderna. Non si può rimpiangere il cinema di cinquant'anni fa. Bisogna raccontare le stesse emozioni e gli stessi sentimenti in una chiave nuova, attuale.

Qual è il suo rapporto con gli effetti speciali?
Gli effetti speciali non devono essere il motivo per cui la gente viene al cinema, bensì un mezzo per raccontare una storia. Io, col mio lavoro, rivendico la possibilità di "fare spettacolo", raccontando storie piene di sensibilità. Desidero fare film che rasserenino il pubblico, che ha un miliardo di motivi per essere preoccupato e non mi piace che la gente pensi che tutto quello che viene dall'America, zeppo di effetti speciali, sia "oro colato". Molti film sono "bufale" e ci sono parecchi "bidoni". Molto spesso rido nel leggere sui giornali specializzati come vengono realizzati alcuni effetti speciali, perché io che faccio del cinema so benissimo che non è possibile girare così delle immagini. Questi sono imbrogli da ufficio stampa. Soltanto che se un imbroglio viene dal Minnesota è più "credibile" e apprezzabile di una storia che viene da Pavia.

Marco Spagnoli