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Ritratto dell'attore come artista:
intervista a Sir Anthony Hopkins
Il magnetismo del blu profondo degli occhi di Sir Anthony Hopkins ha, per chi
lo ricorda nel ruolo del cannibale Hannibal Lecter de "Il silenzio degli
Innocenti", qualcosa di inquietante. Ma non è solo quello.
E' nel modo leggero e levigato in cui l'attore gallese accompagna le parole marcandole con
il suo accento britannico perfetto che c'è quella insondabile vena di follia così
profonda da convincere chi vede il film "Surviving Picasso" che Hopkins è la
miglior scelta possibile per interpretare il ruolo del pittore-genio spagnolo. Dopo una
serie di successi da "Quel che resta del giorno" diretto anche questo da James
Ivory a "Dracula " di Francis Ford Coppola, da "Casa Howard" a
"Nixon" di Oliver Stone, in cui il cinquantanovenne vincitore del premio Oscar
1991, faceva la parte del più discusso Presidente degli Stati Uniti, Hopkins ritorna a
confrontarsi con un difficile ruolo biografico.
Sir Hopkins, che cosa pensa di Picasso?
Picasso era un uomo tanto egoista quanto geniale, ma è stato anche un artista
rivoluzionario che ha dominato l'arte del ventesimo secolo e che ha praticamente rinnovato
il modo stesso di concepire l'arte. Lui fa parte di quel gruppo di uomini che come Marx,
Nietzsche, Einstein ha determinato profondissimi cambiamenti nella nostra cultura e nella
nostra società. Picasso era un genio egoista, ma anche uno spirito immenso che ha vissuto
seguendo le proprie regole e non quelle idiote dei piccolo-borghesi che sono arrivati a
considerarlo perfino un mostro.
Che cosa la affascina dell'artista spagnolo?
La sua infinita capacità di godere della vita, il suo humour, il suo rispetto per tutte
le persone, di qualsiasi condizione sociale esse fossero e, contemporaneamente,
l'incapacità di accettare la debolezza nelle persone a lui vicine.
Quali lati del suo carattere sente comuni a quello di
Picasso?
Abbiamo entrambi la stessa spietatezza che ci rende incapaci di perdonare. La gente con me
non ha mai una seconda possibilità.
Nel ruolo di Françoise Gilot, compagna di Picasso, lei ha
trovato un'attrice teatrale debuttante sul grande schermo: Natascha McElhone. Che cosa
pensa di lei?
Mi ricorda un po' Audrey Hepburn. Tra le nuove attrici del cinema britannico Natascha ha
una caratteristica unica: l'estrema sicurezza in se stessa. Oltre ad essere molto bella ed
intelligente ha una forza d'animo enorme. Quando abbiamo girato una scena d'amore, e a
dire il vero, io sono un po' contrario a queste situazioni che mi sembrano sempre troppo
hollywoodiane, è stata lei a decidere il modo in cui spogliarsi. A me è piaciuto molto
trovarmi di fronte ad una donna e ad un'attrice che sapeva esattamente come gestire se
stessa ed il suo corpo. Un'altra caratteristica molto simpatica di Natascha era la sua
profonda irriverenza nei miei confronti. La mattina prima di girare mi prendeva in giro
dicendomi frasi del tipo: "Ehi Anthony come ci si sente ad essere così
vecchi?". Io non ho avuto nessun ruolo nelle scelte riguardanti la sua recitazione:
Insieme abbiamo discusso i personaggi, le problematiche: per esempio che cosa amava
realmente Françoise Gilot in una maniera così misteriosa e mistica? Quando ci siamo
salutati dopo avere finito il film io le ho detto: "Diventa una star del cinema prima
di tornare al tuo teatro a fare Ofelia e Desdemona, hai la stoffa per essere grande."
E credo mi abbia ascoltato.
Dopo Nixon, lei torna a interpretare un
personaggio storico. Come si è preparato per questo ruolo?
La domanda che pongo ad un regista quando mi viene offerto un ruolo è sempre: perché io?
Io ho delle caratteristiche somatiche e recitative ben precise, ho un accento inglese che
avevo sempre ritenuto mi costringesse a determinati ruoli. Invece, è stata solo l'enorme
pressione esercitata da Oliver Stone a spingermi a lavorare ad un personaggio come quello
di Richard Nixon, conosciuto in tutto il mondo e del quale esistono migliaia di
registrazioni ed immagini. Lavorando con Ivory, invece, il vantaggio è stato quello di
potere usufruire della massima libertà, perché dopo avere cambiato il colore degli
occhi, dopo avere tagliato i capelli e averli resi più bianchi, essermi abbronzato non
era, poi, così necessario rientrare in schemi ben definiti. Basti pensare, per esempio,
che non esistono lunghe registrazioni della voce di Picasso ed io mi sono dovuto inventare
un accento "continentale" per potere parlare sullo stile dell'artista spagnolo.
Che problema ha avuto nell'interpretare questa parte?
Il vero problema è che Picasso era un gigante. Allora, per esempio, come si muove un
genio? Il mio approccio col lavoro è molto fisico. Io ho bisogno di trovare una specie di
"maschera" per il personaggio che interpreto: come si muove, come parla, come si
veste, gli occhi, il corpo, le espressioni, il sorriso... ho visto centinaia di fotografie
di Picasso, ho letto tutto quello che era possibile ed ho visto lo scarso materiale
filmato che esiste su di lui, ma non mi bastava: io volevo essere Picasso.
Sin da quando ero bambino io ho sempre avuto grande facilità a replicare i gesti ed i
movimenti delle persone "catturandoli" tramite la mimica. Ho usato questo trucco
anche per l'artista spagnolo, facendo finta di essere Picasso.
Così ho cercato di imitare la sua forza, il superbo rilassamento animale del suo corpo,
il suo amore per la vita, le sue visioni, la sua agilità, la sua concentrazione...
Una mattina, dopo due settimane di lavorazione del film, mentre giravo una scena sulla
spiaggia, con la sigaretta in mano, vestito come lui, con i sandali pieni di sabbia, con
una donna simile alla sua dinanzi a me, dopo avere discusso con Ivory per l'ennesima volta
una scena ecco lì, in quel preciso istante mi sono sentito "fisicamente" Pablo
Picasso.
Il suo è un approccio alla recitazione molto
coinvolgente...
Forse addirittura troppo... ma è il metodo Stanislawski che mi obbliga a questo.
Io ero talmente immerso nel personaggio che prima di andare a dormire guardavo la foto di
Picasso e dicevo "Buonanotte Signor Picasso" e la mattina quando aprivo gli
occhi la prima cosa che dicevo era "Buongiorno Signor Picasso"...
Marco Spagnoli |