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INTERVISTA A SCOTT HICKS
Perdonami per il carattere un po' provocatorio di
questa domanda ma mi sembra che negli ultimi tempi i film che ci arrivano dall'Australia,
salvo poche eccezioni, siano tutti su gente che suona il piano o che ha qualche disturbo
mentale, o tutt'e due - oltre a Shine penso a Cosi , Lilian's Story , BadBoy Bubby , Angel
Baby , To Have and To Hold, Blue Rose (che e' ancora in via di realizzazione), come mai?
Sai, e' vero ed e' piuttosto strano, ma non so darti una spiegazione precisa del perche'
di questo fenomeno. D'altra parte si potrebbe girare la domanda al cinema di qualsiasi
paese. Prendi ad esempio il cinema espressionista tedesco della prima meta' del secolo :
e' l'espressione di una coscienza nazionale che si riassume nel lavoro di molti filmaker
che lavorano in luoghi diversi. Condivido dunque questa tesi per cui un'idea comune che si
agita sotto la superficie venga a galla simultaneamente in molti film diversi. Questa e'
l'unica spiegazione logica dietro al fenomeno di questa specie di ciclo di film. Nel caso
di Shine , io ci stavo lavorando da almeno dieci anni e negli ultimi cinque sono stato sul
punto di realizzarlo almeno due o tre volte, quindi poteva venir fuori anche in un altro
momento e forse e' un po' una coincidenza che sia successo adesso. Posso aggiungere pero'
che, a differenza della maggior parte dei film che mi hai citato, si tratta di un storia
in cui si intravede una luce alla fine del tunnel, mentre negli altri casi alla fine
rimane un senso di disperazione. Questa e' una cosa che e' molto comune nella vita degli
artisti ed ecco perche' Shine era cosi' interessante per me, perche' pur aggirandosi in un
area molto dark aveva questo finale positivo, un'esperienza che mi ha ispirato moltissimo,
al punto da farmi desiderare di condividerla con quante piu' persone possibile.
Pero', e correggimi se sbaglio, i filmaker australiani
sembrano cosi' interessati alla pazzia e all'emarginazione. E' qualcosa che sembra essere
legato al senso di solitudine, di lontananza, di perdita delle radici che fa parte della
vostra cultura sin dallo sbarco dei primi deportati nel vostro paese...
Beh, Shine non e' esattamente un film sulla pazzia, piuttosto sulla vita di un emarginato,
un uomo che non riesce ad avere un rapporto "convenzionale" con la societa' in
cui vive. Mi interessava la relazione tra tutto questo e i vertici massimi che riesce a
raggiungere nell'espressione artistica, e alcuni dei pericoli che, come altri artisti,
corre nel tentativo di reinventare nella realta' cio' che ci commuove e ci lascia senza
parole.
Come hai fatto a mantenere il budget cosi' relativamente
basso pur lavorando con attori cosi' famosi?
Beh, tecnicamente non e' che stiamo parlando di star vere e proprie, nel senso
hollywoodiano. Sono tutti attori molto bravi e molto conosciuti ma sono rimasto scioccato
quando ho saputo che la maggior parte delle persone presenti alla proiezione di prova -
una folla campione scelta a caso in un centro commerciale di Denver- non avevano idea di
chi fosse Sir John Gielgud. Quindi si tratta di attori che, per gli standard australiani
ricevono compensi molto significativi perche' godono di una ottima reputazione a livello
internazionale, ma i cui cachet sono comunque molto piu' ragionevoli di quelli delle star
di Hollywood.
Anche girare all'estero fa salire il budget...
E' vero.Abbiamo girato a Londra per soli sette giorni, ma ci e' costato un patrimonio e
quella parte delle riprese ha inciso pesantemente sui costi di produzione, comunque in
Australia siamo soliti lavorare con dei budget ridottissimi e questo ci ha abituato ad
essere molto inventivi e allo stesso tempo anche molto pratici. Devi essere pieno di
risorse, veloce, deciso e preciso perche' spesso non hai la possibilita' di girare una
scenapiu' di una volta. Questo e' il tipo di cinema al quale siamo abituati.
Ho letto che quelle di Londra sono state le prime riprese.
Come mai avete deciso di girare per prima la parte all'estero?
Per due ragioni. Numero uno per via dei capelli di Noah che erano lunghi e non volevamo
tagliarglieli e poi usare una parrucca (ride), e poi perche' avevo paura di andare fuori
budget e di non avere abbastanza soldi per andare a Londra alla fine. Ci tenevo molto a
girare la scene inglesi in Inghilterra, per conferire un senso di verismo ulteriore al
film. Inoltre Sir Gielgud non si muove molto perche' e' piuttosto anziano - abbiamo
festeggiato insieme il suo novantunesimo compleanno mentre giravamo - e quindi le scene in
cui appare lui dovevano per forza essere girate li'.
Com'e' stato lavorare con un attore straniero del suo
calibro?
Fantastico. Ha un viso cosi' trasparente e forte, e ha un incredibile vigore, come attore,
nel senso che piu' ti avvicini a lui con la cinepresa piu' sfumature riesci a cogliere.
In genere il cinema in Australia si fa a Sydney, a
Melbourne e un po' a Brisbane e credo che tu e Rolf De Heer siate gli unici due filmaker
di Adelaide che ho mai avuto occasione di incontrare. Pensi di rimanere e continuare a
fare film nella tua citta' o ti trasferirai altrove?
Vorrei continuare a vivere ad Adelaide anche se, come nel caso dei documentari che ho
realizzato in questi ultimi dieci anni, continuero' a recarmi nei posti dove sara'
necessario andare per girare. Ma Adelaide sara' comunque la mia base perche' la mia
famiglia vive li', e' un posto tranquillo, e' lontano dal caos delle grandi citta' e mi
piace. In tutti questi anni ho resistito alla tentazione di trasferirmi a Sydney e ora non
intendo trasferirmi a Los Angeles, pero' posso fare avanti e indietro per lavorare li' o
in qualsiasi altro posto.
Come puo' accadere che qualcuno sparisca, venga
dimenticato in un ospedale psichiatrico per anni, come nel caso di Helfgott?
Non e' difficile. La sua storia e' un esempio di quanto sia sottile la linea che separa
l'essere qualcuno dal non essere nessuno al mondo d'oggi. E, in un certo senso, a tutti
succede di sperimentare dei momenti molto tragici, simili all'esperienza di Helfgott, e di
avere la sensazione che ci stia crollando tutto addosso e che non riusciremo a
sopravvivere.
Oltre a numerosi documentari tu hai realizzato anche due
film dei quali pero' si sa molto poco...
Si, sono finiti nel dimenticatoio perche' non sono riuscito a trovare un distributore.
Cosi' li ho fatti uscire a mie spese. Per uno mi ci sono voluti quarantamila dollari, per
proiettarlo unicamente ad Adelaide. Sapevo che alla gente sarebbe piaciuto ma in Australia
nessuno ha voluto crederci. All'estero invece la distribuzione mi e' stata letteralmente
rubata da un distributore americano che non mi ha mai fatto avere un dollaro dei proventi
ottenuti. La cosa mi ha molto scoraggiato e cosi' ho deciso di passare ai documentari
perche' ho pensato che almeno, visto che erano stati commissionati da qualcuno, non
sarebbero poi rimasti sullo scaffale. Per ironia della sorte anch'essi non hanno avuto
molto successo in Australia ma sono piaciuti molto in America e all'estero in generale.
Nel frattempo ho continuato a lavorare al progetto Shine , cercando di ottenere un
finanziamento e quindi non ho mai abbandonato l'idea di tornare alla fiction , ma avevo
anche deciso che non avrei realizzato questo film finche' non fossi stato sicuro che
qualcuno lo avrebbe poi distribuito e che il pubblico avrebbe potuto vederlo. Altrimenti
sarebbe stato solo un enorme spreco di tempo, denaro ed energie.
Che tipo di regista sei? Uno che spiega le sue idee e poi
lascia liberi gli attori di fare, o uno che impone il suo punto di vista?
Non credo nella figura di regista/tiranno. Non potrei lavorare in quel modo. Penso che
quando scegli un attore lo fai proprio perche' sei consapevole di cio' che apportera' di
suo al personaggio che interpretera'. E' proprio per quella sua capacita' di aggiungere
qualcosa che lo scegli. Non sono marionette delle quali muovi i fili e io conto molto
sulla creativita' di ciascuno di loro. Il mio lavoro e' quello di stabilite dei confini
entro i quali lasciare espandere tale creativita', ma non di dire a loro cio' che devono
fare. Inoltre trovo che sia importante riuscire a guadagnarsi la fiducia degli attori sin
dall'inizio, cosa che, soprattutto se si tratta di una prima collaborazione come nel caso
di questo film, puoi solo fare provando loro quanto vali tramita il tuo lavoro. Alla fine,
infatti, sullo schermo ci saranno loro e non tu, e se la tua regia non vale nulla, saranno
loro comunque i primi a fare una pessima figura.
Sandra Bordigoni |