Tempi Moderni

Interviste


INTERVISTA A KATRHYN BIGELOW

bigelow1.jpg (7870 bytes)Hotel Hassler, Roma.
Strano posto per un'intervista. La sala d'attesa di questo lussuoso albergo "primi del novecento" è forse il contesto meno adatto per intervistare una regista che in tutti i suoi film da "Il buio si avvicina" fino al recente "Strange Days" ha affrontato incubi metropolitani e cinema di genere.
Un'autrice certamente anomala nel panorama cinematografico hollywoodiano dove le donne registe si contano sulla punta delle dita e, se ci sono, affrontano temi intimisti e familiari. Katrhyn Bigelow, invece, dopo il diploma in cinematografia alla Columbia university, ottenuto frequentando i corsi di Milos Forman (insegnante lontano anni luce dal cinema che poi la Bigelow ha realizzato), si è lanciata nel cinema di genere realizzando prima un film cult sui vampiri, "Il buio si avvicina", un horror ambientato nel midwest americano di oggi, poi un thriller, scombinato ma energico come "Blue Steel", dove Jamie Lee Curtis era una poliziotto rude e violenta e infine un poliziesco,"Point break", ambientato in un universo maschilista per antonomasia, quello dei surfisti.
Il suo nuovo film, "Strange days" è un thriller ambientato in un'infernale Los Angeles alla vigilia del nuovo millenio. Un'umanità dilaniata dalle crescenti tensioni politiche e sociali si trascina verso quella che non si sa ancora se sarà la fine del mondo o l'inizio di una nuova era. In un'atmosfera alla "Blade runner" degna delle profezie di un Nostradamus si agitano delle creature faustiane che vendono, per così dire, la loro "anima" ad uno spacciatore di "emozioni" privo di scrupoli e di qualsiasi morale. In questo clima infernale l'ultimo ritrovato nel campo dell'entertainment è un apparecchio chiamato SQUID (Superconducting Quantum Interference Device) - che in inglese significa anche seppia. Si tratta di un walkman composto da un registratore e da una calotta a forma di medusa che, tramite uno speciale dispositivo, si collega alla corteccia cerebrale di chi lo adopera, registrandone le sensazioni visive, auditive, olfattive, tattili e gustative insieme alle emozioni da esse provocate. Tale registrazione su CD rom, puo essere poi riprodotta, ad uso e consumo di chiunque desideri condividere tale esperienza, in tutta la sua totalità.
"Strange Days è stato scritto da James Cameron ex marito della Bigelow, con il quale la cineasta intrattiene ancora un ottimo rapporto professionale.
Visti i suoi film mi aspetto di incontrare una donna bruttina, maschile e cameratesca e invece i miei stupidi pregiudizi vengono cancellati in un attimo quando vedo venirmi incontro questa donna elegante, gentile, alta un metro e novanta. Sembra una modella di "Vogue" e invece è proprio lei Katrhyn Bigelow.

Signora Bigelow, questo film la consacra come una delle più brillanti giovani registe del cinema americano e non è difficile capire perché abbia scelto di realizzarlo, vorrei però sapere se c'è stato qualcosa in particolare, al di là della storia che racconta, ad averla particolarmente affascinata in questo progetto fin dall'inizio...
Ciò che ho trovato particolarmente interessante in questo film è il fatto che il personaggio centrale è una sorta di produttore, realizzatore e distributore di qualcosa che è molto simile ad un film. Si trattava insomma di una specie di "play within the play"(teatro nel teatro), un qualcosa di estremamente antico e affascinante che coinvolgeva potere, conoscenza e controllo.

"Strange days" nasce da un soggetto di James Cameron. In che misura è intervenuta in fase di sceneggiatura e come si è sviluppata la sua collaborazione con Jay Cocks, sceneggiatore del film?

stran5.jpg (12924 bytes)James Cameron mi parlò dell'idea di questo film circa quattro anni fa. All'inizio aveva in mente soltanto l'idea di questa nuova tecnologia, lo Squid, e i due personaggi principali, Lenny Nero e Mace. Diciamo che il soggetto di James era prevalentemente poliziesco. In quel periodo io ero rimasta molto colpita e preoccupata dai tumulti sociali esplosi con il caso Rodney King (il nero massacrato dai poliziotti, poi assolti al processo). A Los Angeles interi quartieri erano presidiati dalla polizia, c'erano carrarmati e camionette dappertutto, si stava vivendo in uno stato di massima allerta. Ho pensato che sarebbe stato interessante mescolare questi elementi "politici" al soggetto di Cameron.

"Strange days", nonostante l'ambientazione futurista, ricorda soprattutto personaggi e situazioni classiche del genere "noir". Il protagonista Lenny Nero, ad esempio, è la classica figura del perdente vista in film come "The killers" di Robert Siodmak.
Questo è un paragone molto interessante. In effetti "Strange days" è un noir. L'ambientazione di fine millennio è importante ma noi, fin dalla fase di scrittura, abbiamo pensato sempre al genere noir. E' per questo motivo, ad esempio, che abbiamo utilizzato molto spesso la struttura in flash back. Nel finale poi abbiamo pensato ad un semi lieto fine per lasciare un briciolo di speranza alla spettatore.

A questo proposito, ho delle perplessità. Per tutto il film, infatti, lo spettatore è portato a credere che le tensioni sociali esploderanno in maniera apocalittica e catartica alla vigilia del 2000, invece, alla fine c'è un lieto fine che, seppure ineccepibile dal punto di vista dei protagonisti, lascia perplessi sotto l'aspetto socio-politico. Ho avuto l'impressione che in fase di sceneggiatura fosse previsto un finale "anarchico" ma che alla fine abbiate optato per quello "politicamente corretto".
No, la storia è sempre stata quella che ha visto sullo schermo. In tutti i grandi film o romanzi, abbiamo delle sottotrame che prendono varie direzioni all'interno del racconto. E' un classico del dramma!

Nel film, oltre agli elementi del genere "noir" sono presenti anche atmosfere della letteratura moderna, in particolare della Patricia Cornwell di "Post mortem"...
Mi dispiace ma non ho mai letto niente di questa autrice.

Tutta l'esposizione del primo atto è molto lunga. Era preoccupata che l'ambientazione, la rappresentazione dello squid, le motivazioni dei personaggi, risultassero chiari allo spettatore prima di addentrarsi nella storia vera e propria?
Non sono d'accordo al riguardo. E' vero che la storia è molto complicata e i personaggi sono complessi. Era importantequindi rappresentare la visione della vita, tutta legata al passato, di Lenny, l'ottimismo di Mace e il pessimismo di Max, ma allo stesso tempo mi sembra che la storia scorra veloce, che non ci sia una pesantezza narrativa. Penso sia molto importante rappresentare tutte le emozioni dei personaggi affinché lo spettatore alla fine del film abbia l'impressione di conoscerli realmente. Questo però non significa che il film sia lungo.

Hitchcock sosteneva che le informazioni messe in scena nel dialogo sono perse per il pubblico. Non è paradossale che una regista come lei, che predilige la rappresentazione per immagini, affidi la spiegazione finale del film ad una scena basata esclusivamente sui dialoghi?
Ma questo è un classico del film noir! Quante volte abbiamo visto in quei film una scena simile!

La violenza nel suo film è molto esplicita. Come spettatore ho trovato l'elemento voyeuristico molto disturbante...
Volevo che fosse assolutamente così. Lo squid è uno strumento diabolico, che entra nella mente di chi lo usa e io volevo che lo spettatore provasse esattamente le emozioni dei protagonisti. Penso che questo sia un film molto complesso, in cui s'intersecano molti elementi. Sono orgogliosa di averlo realizzato.

Avete avuto problemi con la censura?
No. Il film e' stato classificato "R" (restricted) ma non è stato minimamente modificato. La versione che verrà distribuita in America è la stessa che avrete voi qui in Europa, senza tagli e senza cambiamenti.

"Strange days" è ambientato nel 2000, una data che non è poi così lontana. Come ha affrontato il problema della messa in scena?

stran2.jpg (13055 bytes)Il 2000 è proprio dietro l'angolo! A differenza di "Blade runner" di Ridley Scott, che è ambientato nel 2020, o di "2001 odissea nello spazio" di Kubrick, noi non abbiamo potuto creare un'ambientazione futurista molto lontana dalla realtà. Così abbiamo scelto di amplificare alcuni aspetti ma di lasciare sostanzialmente quasi tutto identico. La gente comunica col telefono, lavora al computer, probabilmente utilizza Internet per tutto il giorno, e questo comporta un isolamento dell'individuo. Non penso però che tra quattro anni saranno cambiate molte cose.

Tuttavia "Strange days" presenta una visione apocalittica del futuro...
La visione apocalittica del futuro è legata alla nostra esigenza di trasmettere la sensazione che il mondo sarebbe finito a mezzanotte, come nella profezia. ovviamente non accade, ma volevamo ugualmente creare questa aspettativa nello spettatore. Per quel che riguarda gli incubi poi, beh tutti coloro che hanno lavorato a questo film hanno condiviso quello di un passaggio al nuovo millennio scandito dalle tensioni politiche e da avvenimenti incresciosi che del resto riflettono la realtà di oggi, con i suoi crimini spaventosi come il pestaggio di Rodney King. Quello che amo di questo film è che non scende a compromessi nel raccontare una struttura politica e sociale che è a dir poco decadente e che deve essere riesaminata.

Come mai ha scelto Los Angeles come immagine della megalopoli del futuro?
Abbiamo scelto Los Angeles perché è una città unica nella sua complessa diversità culturale. Ritengo che nel futuro le grandi città saranno sempre più dei crogioli di razze, culture e religioni diverse, e Los Angeles è già, da questo punto di vista, il futuro.

Ma in un futuro in cui la realtà virtuale sarà accessibile a tutti e trasformerà i film in qualcosa cui accedere singolarmente, attraverso un apparecchio tipo walkman, secondo lei ci sarà ancora spazio per il cinema come evento collettivo? E' difficile azzardare previsioni, ma personalmente ritengo che nessuna apparecchiatura sarà in grado di sostituirsi al cinema come è sempre stato e come è adesso, non tanto nei termini dello spettacolo ma come rituale collettivo del quale l'uomo avrà sempre bisogno.

La messa in scena dello squid è estremamente efficace. Vorrei sapere come ha affrontato il problema delle riprese, visto che si tratta di un linguaggio cinematografico molto diverso dalla rappresentazione visiva utilizzata nella storia normale...

Questo è un punto molto interessante. Volevo che lo squid desse l'impressione di vedere con gli occhi di chi lo filma. Doveva dunque essere girato interamente in soggettiva e possibilmente senza stacchi, per dare l'idea di veri e propri frammenti di vita consequenziali. Per fare questo abbiamo girato con una steadycam a 35 millimetri dei lunghi piani sequenza e, dove era possibile, abbiamo tagliato la sequenza nel mezzo di una panoramica a schiaffo. Lo spettatore in questo modo non avverte il taglio ed ha l'impressione che tutto avvenga per così dire in diretta. Poi abbiamo lavorato molto col suono sperimentando diversi canali aggiuntivi nel surround. Lo spettatore è circondato dai suoni più bizzarri ed imprevisti come se fossero dentro la sua testa!

Perché ha scelto un attore inglese come Ralph Fiennes per interpretare il ruolo di un ex poliziotto americano?
Scegliere Fiennes è stata una grossa sfida. Volevo un attore europeo che fosse in grado di percepire la complessità emotiva del personaggio. Lenny è un antieroe e soltanto un attore come Fiennes poteva incarnare al meglio quest'uomo.

La musica gioca un ruolo fondamentale nel film, soprattutto per quel che riguarda la creazione dell'illusione che ciò che è rappresentato sullo schermo sia veramente un futuro prossimo...
E vero, e la struttura stessa del film è molto musicale. Sembra seguire la traccia di quella canzone di P. J. Harvey che Juliette Lewis canta ad un certo punto... Personalmente trovo che P.J. sia un'artista di immenso talento ed anche così meravigliosamente all'avanguardia e la musica contribuisce a dare l'idea del futuro che è proprio dietro l'angolo molto più di quanto non facciano le automobili, i costumi o tutto il resto .

Pensa di aver subito l'influenza del cinema di Hong Kong?
A livello inconscio sicuramente. E' un cinema che mi piace molto perché è così diretto, duro e senza compromessi.

E il cinema italiano le piace?
Si. Il mio autore preferito è Antonioni.

Un'ultima domanda: è vero che girerà una Giovanna d'arco moderna?
A questa domanda inaspettatamente la Bigelow s'irrigidisce e risponde lapidaria: Non voglio parlarne, grazie.

Intervista realizzata da Maurizio Imbriale