Tempi Moderni

Interviste


Il Che del bell'Antonio

evita5.jpg (9961 bytes)La Cuba castrista è molto lontana dal personaggio del giovane Ernesto Che Guevara interpretato da Antonio Banderas in "Evita". Eppure grazie al suo fascino e alla sua abilità "mimetica" Banderas ha saputo rendere molto bene il personaggio del giovane dottore argentino con idee rivoluzionarie, ancora non reso "icona" dalla retorica raffigurazione del guerrigliero pasionario.
E Banderas, dal canto suo, è molto tranquillo riguardo alla sua interpretazione, grazie alla consapevolezza di avere soddisfatto un regista esigente come Alan Parker.

Signor Banderas, come è stato interpretare un musical?
Io ho la musica nel sangue e mi considero una persona molto "musicale". Suono il piano e la chitarra, ma non in pubblico. Ho cantato in alcuni film come "Mambo Kings "e "Desperado", ma questa volta, cantando in "Evita" le cose sono andate in maniera molto diversa. In un'opera come questa noi dovevamo cantare seguendo delle idee; non potevamo soltanto immettere i nostri sentimenti nelle canzoni che interpretavamo. Noi eravamo dei personaggi "storici" con un copione ben preciso e dovevamo seguirlo fino in fondo. E' stato, poi, un lavoro molto claustrofobico, se non addirittura "cieco", perché incidendo la colonna sonora quattro mesi prima non sapevamo bene come sarebbero stati i nostri personaggi. Alan Parker, in questo, è stato bravissimo. Aggiungere elementi quasi recitativi al nostro cantare è stato come darci una traccia per quello che avremmo dovuto fare in seguito sul set.

Lei ha iniziato a lavorare con Pedro Almodovar in film europei, ora lavora stabilmente negli Stati Uniti. Che tipo di difficoltà ha incontrato nel mondo del cinema americano?
Nell'arco di tutta la mia carriera io ho fatto piccoli passi e non ho mai azzardato quello che si è soliti chiamare "il grande salto". Con Almodovar è stata la stessa cosa e quando sono andato negli U.S.A. ho iniziato tutto daccapo partendo dal principio. Se guardate film come "Philadelphia" oppure "La casa degli spiriti" vi accorgete a malapena che ci sono anch'io, ma a me piaceva molto essere circondato da tanti ottimi attori e registi. In "Intervista col Vampiro" avevo già acquistato maggiore spazio, poi ho fatto film che via via mi hanno portato ad interpretare i ruoli principali. Mi ritengo un lavoratore, e soprattutto, poiché non mi piace lo star-system preferisco essere considerato come un attore che iniziato la sua carriera partendo dal basso. Nel mio paese, la Spagna, sono stato molto criticato per essere andato in America, ma di questo, in fondo, non mi è mai importato molto.

Lei viene considerato un sex-symbol. Quanto conta questo nella sua carriera?
Io sono assolutamente indifferente di fronte a questa situazione. Se mi mettessi seriamente a meditare su questo, significherebbe la fine della mia carriera. Cosa pensa di Madonna nel ruolo di Evita Peron?
Madonna è stata perfetta. Quando nel 1991 io feci il primo provino per questo film rimasi assolutamente sbalordito dalla serietà con la quale Madonna aveva intrapreso questo lavoro. Si deve molto a lei e alla sua caparbietà se il film è stato realizzato. Con un'attrice come lei è difficile non trovarsi bene, perché è una lavoratrice instancabile ed è una donna molto precisa ed attenta a quello che sta facendo.

La vostra produzione è stata molto contestata durante il lavoro in Argentina. Questo ha costituito un problema per lei?
A parte qualche scritta sui muri, non c'è stata nessuna violenza nei nostri confronti. All'inizio, non è stato molto piacevole, ma io credo che ogni artista abbia l'obbligo di seguire una propria libertà espressiva. Il film esamina in maniera molto accurata una realtà storica e quella che si vede sullo schermo è stata la nostra maniera di raccontarla.

Cosa pensa del suo personaggio?
E` molto "brechtiano". E' un narratore che ha delle idee e delle opinioni, non è un personaggio piatto, anzi, vive intensamente le cose che sta raccontando. Ha un lato sardonico, ironico e, alle volte umoristico. La chiave del personaggio è che ha un debole, una specie di attrazione per il personaggio di Evita Peron e per quello che rappresenta. Questo costituisce per lui una specie di contrasto interiore.
Molto divertente è pensare al rapporto che come narratore ha col pubblico. Entra ed esce dalla scena, ammicca verso di esso come in un'opera di Brecht. Rendere tutto questo sullo schermo è stato molto difficile, perché dinanzi a me c'era soltanto la cinepresa, per interpretare un ruolo che era stato scritto e pensato per un grande teatro. Mentre lavoravo, però, pensavo che quella cinepresa rappresentasse i milioni di persone che avrebbero visto il film è questo mi ha molto aiutato.

Marco Spagnoli