Tempi Moderni

I film del 1996


INDEPENDENCE DAY  

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Roland Emmerich
Sceneggiatura: Roland Emmerich, Dean Devlin
Fotografia: Karl Walter Lindenlaub
Montaggio: David Brenner
Scenografia: Oliver Scholl, Patrick Tatopoulos, Jim Teegarden
Costumi: Joseph Porro
Musica: David Arnold
Effetti speciali: Volker Engel, Doug Smith
Prodotto da: Dean Devlin
(USA, 1996)
Durata: 145'
Distribuzione cinematografica: 20TH CENTURY FOX
Distribuzione home video: FOX HOME VIDEO

PERSONAGGI E INTERPRETI

Il presidente: Bill Pullman
Capitano Steve Hiller: Will Smith
David: Jeff Goldblum
Constance: Margaret Colin
Marty: Harvey Fierstein
Marilyn: Mary Mc Donnell
Generale Grey: Robert Loggia
Russell: Randy Quaid

 

id1.jpg (13086 bytes)Sia ben chiara una cosa: "Independence Day" non è un capolavoro del cinema mondiale, né di quello americano, tantomeno di quello d'autore. E' un indiscutibile capolavoro del cinema di fantascienza. Confesso di aver assistito alla proiezione del film con non pochi pregiudizi: in primo luogo riguardo l'originalità del soggetto, "cannibalizzato" dai tanti classici della fantascienza anni `50 come "La guerra dei Mondi" di George Pal o "La Terra contro i Dischi Volanti" di Fred Sears con gli straordinari effetti in stop-motion di Ray Harryhausen (per non parlare del popolare serial TV "Visitors").
Ero scettico inoltre riguardo le reali capacità del regista Roland Emmerich, i cui film precedenti, con in testa il sopravvalutato "Stargate", mi avevano mostrato un autore dalle limitate capacità espressive e con una propensione imbarazzante verso la banalità degli stereotipi. "Independence Day" è diverso? No, ma, incredibilmente, "funziona". Un film a mio parere è riuscito (meglio: è destinato a diventare un classico di genere) quando, nonostante l'ovvietà e la prevedibilità della trama, riesce ad appassionare, spaventare, commuovere i suoi spettatori. Certo, chi si dichiara nemico del genere ha poche probabilità di gustare appieno lo spettacolo, ma se si riesce ad affrontare la visione con serenità e senza preconcetti, la stupefazione e l'intrattenimento sono assicurati. Un secondo limite che si anteponeva fra la mia coscienza e la serena valutazione dell'opera, era rappresentato dal timore che, finita la guerra fredda e ormai datato e improponibile il cosiddetto pericolo rosso (di cui gli alieni "americani" sono da sempre metafora), la sceneggiatura si soffermasse sulla glorificazione dei valori nazionalistici americani così poco tolleranti nei confronti degli "esterni" (e forse, come a suo tempo sottolineò il nostro corrispondente dagli Stati Uniti Enrique Ochoa, molti spettatori hanno erroneamente letto il film in quest'ottica). La correttezza politica del film è, invece, totale, e quasi imbarazza il suo tentativo appassionato di piacere a tutti e non deludere o offendere nessuno, sconfinando spesso in melensaggini buoniste di dubbia sincerità che, a volte, sortiscono l'effetto opposto, appiccicando ad ogni personaggio invisibili etichette che lo confinano in una precisa categoria a seconda della razza, della religione o dei gusti sessuali.
id2.jpg (13062 bytes)Rimane il problema degli stereotipi, dannazione e fondamento della grammatica emmerichiana. "Independence Day" ne è pieno, su di essi costruisce totalmente il suo assito narrativo eppure, all'occhio del cinefilo, tutto ciò diviene quasi istantaneamente accettabile: personalmente mi sono entusiasmato all'idea di provare oggi ciò che un ipotetico spettatore degli anni '50 soleva provare di fronte a storie mal sopravvissute al passare degli anni e, purtroppo, incapaci di emozionare adesso come allora il pubblico più scaltro dell'era digitale. Proprio in ciò risiede il principale merito di Emmerich, nell'essere riuscito a reinventare e rivalutare emozionalmente un genere che, agli occhi dei critici e dei cinefili (anche dei più agguerriti), risultava irrimediabilmente compromesso dai troppi tentativi scialbi e privi di mordente degli ultimi anni (non faccio titoli, la lista sarebbe troppo lunga). Per quanto riguarda i troppo decantati effetti speciali bisogna dire che, sì, sono effettivamente strabilianti e che senza di essi il film si affloscerebbe su poche situazioni di maniera, ma essi, indubbiamente, sono il presupposto di qualsiasi film di fantascienza e loro principale metro di giudizio (riuscite ad immaginare "Guerre Stellari" senza mostri e astronavi o "E.T." senza l'alieno di Rambaldi?). Con ciò non si vuole liquidare sbrigativamente "Independence Day" come un bel prodotto tutto muscoli e niente cervello. Pur essendo narrativamente trasparente e assimilabile anche da un pubblico infantile, le sue numerose implicazioni sociologiche (semplicistiche, involontarie, se vogliamo anche surreali) offrono lo spunto al critico per porre l'opera come simbolo di un'era cinematografica, quella degli anni '90, tanto avara di capolavori d'intelletto quanto prolifica nel produrre fenomeni di costume destinati all'avido assalto di un pubblico feticista e più propenso a consumare freneticamente, piuttosto che ad assaporare con misura. Ciò, se vogliamo, è anche il principale limite di "Independence Day": vive nell'attimo, della visione resta solo un confuso ricordo di spettacolari esplosioni, qualche incongruenza di sceneggiatura (..suvvia, è un film di fantascienza..) e tanto, tanto divertimento. Ed è proprio questo il motivo che mi spinge ad assegnare quattro stelle all'opera (suscitando forse il risentimento di qualche cinefilo): erano anni che non mi divertivo tanto assistendo ad una proiezione cinematografica.

Luigi De Angelis

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