HACKERSCAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Iain Softley
Sceneggiatura: Rafael Moreu
Fotografia: Andrzej Sekula
Musica: Simon Boswell
Scenografia: John Beard
Montaggio: Cristopher Blunden e Martin Walsh
Prodotto da: Michael Peyser e Ralph Winter
(USA, 1996)
Durata:100'
Distribuzione cinematografica: UIP
Distribuzione cinematografica: WARNER HOME VIDEO
PERSONAGGI E INTERPRETI
Dade-Zero Cool: Johnny Lee Miller
Kate-Acid Burn: Angelina Jolie
Joey: Jesse Bradford
Cereal Killer: Matthew Lillard
Nikon: Laurence Mason
Phreak: Renoly Santiago
The Plague: Fisher Stevens
Lauren Murphy: Alberta Watson
Razor: Darren Lee
Blade: Peter Y.Kim
Curtis: Ethan Browne
Margo: Lorraine Bracco

La
parola "hackers" sta ad indicare qualcosa tra la spia, il pirata e il sabotatore
informatico. Nella nuova era dei computer e, soprattutto, di Internet, gli hackers sono
dei moderni esploratori, conoscono le vie giuste per navigare e, all'occorrenza, sanno
scoprirne o inventarne di nuove per avere libero accesso alle informazioni più riservate.
Inutile sottolineare l'attualità del tema, basta sfogliare un quotidiano per leggere
numerose notizie riguardanti giovani (spesso giovanissimi) geni dell'informatica capaci di
tenere in scacco grandi multinazionali con l'ausilio di un semplice personal computer e di
un modem. Il film di Iain Softley si apre proprio in questo modo: un processo a carico del
dodicenne Dade Murphy (in "arte" Zero Cool), reo di aver fatto impazzire 1507
computer di Wall Street con un virus di sua invenzione. Trascorsi circa dieci anni,
durante i quali al povero Dade è stato completamente interdetto l'accesso ad ogni rete e
l'utilizzo del computer, il nostro "eroe" ha cambiato città e, con il nuovo
soprannome di "Crash Override", continua allegramente a navigare in maniera più
o meno legale sulla rete. I suoi amici lo portano a conoscenza di uno strano garbage file,
prelevato da un pivellino aspirante hacker, che ha dato luogo a perquisizioni e
persecuzioni in tutto l'ambiente dei pirati informatici. Il file appartiene a The Plague,
un hacker disonesto che cerca di sabotare la stessa azienda industriale per la quale
lavora. Naturalmente da tutto ciò guadagnerà parecchio denaro ma, contemporaneamente,
causerà un vero disastro finanziario e ecologico: ha infatti in mente di far rovesciare
numerose chiatte petrolifere sprovviste di personale a bordo e comandate a distanza da un
computer. I ragazzi cercheranno di fermarlo in ogni modo, fino a giungere ad un epico
scontro finale sulla rete nel quale avranno come supporto l'intera comunità mondiale
degli hackers, accorsi in loro aiuto dopo un semplice annuncio su Internet.
Il britannico Softley, che aveva già brillantemente esplorato la sotto-cultura del rock
anni '60 con il riuscito "Backbeat", si dedica in questo film alla
rappresentazione di una nuova sotto-cultura, quella dei computer e del mondo virtuale
della Rete. Diciamo, innanzitutto, che lo fa con dedizione e perizia, restituendo un
ritratto assolutamente fedele degli anarchici cow-boys della tastiera, senza cadere
(quasi) mai in fastidiose approssimazioni tecnologiche. Malgrado il sottile strato di
gioviale umorismo, il film delinea chiaramente la sua vera natura di opera politica, in
cui i ragazzini appassionati di computer si elevano a vero e proprio movimento ideologico
che combatte per la libertà di accesso all'informazione.
Il
settore informatico è infatti in continua evoluzione, e gli enormi cambiamenti che di
giorno in giorno vi avvengono rendono particolarmente difficile definire in maniera
concreta ciò che è legale da ciò che non lo è. Il tutto, naturalmente, con enorme
imbarazzo da parte delle autorità, spesso troppo rigide e conservatrici nel giudicare un
mondo a loro totalmente estraneo. Sul versante opposto, il principale difetto del film è
senza dubbio quello di un eccessivo "giovanilismo", oltre ad alcune arretratezze
tecnologiche che portano, ad esempio, i protagonisti ad esprimere meraviglia davanti ad un
comunissimo modem a 28.800 bps (praticamente lo standard moderno per ogni computer).
Visivamente il film entusiasma, pur non facendo mai uso di abbaglianti e costosissimi
effetti speciali. La semplice sequenza, più volte ripetuta, in cui alle strade urbane si
sostituiscono, in una sorta di morphing ottico, le autostrade dell'informazione, rende
perfettamente l'idea del viaggio virtuale in Internet senza dover ricorrere alle
esagerazioni così comuni ad altre simili opere (primo fra tutti "Il
Tagliaerbe"). La sceneggiatura di Rafael Moreu è lineare e senza sbavature ma,
purtroppo, l'autore ha ritenuto che il tema trattato fosse abbastanza originale per
sostenere un intero film e ciò a scapito, ovviamente, della brillantezza dell'intreccio.
Il cast è composto interamente da giovanissimi interpreti, molti dei quali alla loro
prima prova cinematografica, con l'eccezione di Lorraine Bracco, un po' sacrificata nella
parte secondaria di Margo, la stolida compagna di The Plague. Si nota, fra tanti volti
nuovi, quello sensualmente inquietante di Angelina Jolie nel ruolo di Acid Burn, la
ragazza che ogni appassionato di computer ha sempre desiderato incontrare. Infine una
piccola curiosità: guardando con attenzione le versatili apparecchiature dei giovani
hackers, ci si accorge che usano tutti degli Apple per le loro postazioni casalinghe,
preferendo invece dei Pentium in "overclocking" per agire a distanza con i
portatili.
Luigi De
Angelis