Tempi Moderni

I film del 1996


GUILTRIP - LA COLPA
(GUILTRIP)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia e sceneggiatura: Gerard Stembridge
Fotografia: Eugene O'Connor
Scenografia: David Wilson
Costumi: Marie Tierney
Montaggio: Mary Finlay
Musica: Brendan Power
Prodotto da: Ed Guiney, Domenico Procacci,
Giuseppe Pedersoli, Jean-Pierre Saire, Jean-Pierre Bailly, Lise Lemeunier
(Irlanda, Italia, Francia,Spagna, 1996)
Durata: 90'
Distribuzione cinematografica: MIKADO
Distribuzione Home video: MONDADORI

PERSONAGGI E INTERPRETI

Liam: Andrew Connolly
Tina: Jasmine Russell
Ronnie: Peter Hanly
Michele: Michelle Houlden
Frank: Frankie McCafferty
Joan: Pauline McLynn

guilt.jpg (14233 bytes)Primo lungometraggio di Gerard Stembridge, anche sceneggiatore, "Guiltrip" narra la giornata di una coppia irlandese, Tina (Jasmine Russell) una casalinga e Liam (Andrew Connolly) caporale dell'esercito, partendo dalla sera in cui i due coniugi si ritrovano all'interno delle pareti domestiche e strutturandosi poi in una serie di flash-back che spaziano nei luoghi, in un certo senso ancor più claustrofobici di una piccola cittadina popolata di personaggi grigi e squallidi.
L'idea sembra quella di mostrare la parte nascosta in un rapporto di coppia, ciò che si cerca di proteggere dagli sguardi esterni (la macchina da presa indugia spesso fuori dalla stanza dove si svolge il dramma) e il segreto - la colpa - che ciascuno dei due protagonisti nasconde all'altro, conseguenza d'altronde dei tabù sociali di cui sono vittime.
La narrazione progredisce a ritroso attraverso i flash-back e si chiude, dopo un prevedibilissimo colpo di scena e qualche esagerazione inutile (la moglie è costretta ad uniformarsi a una specie di regolamento militare ideato e redatto maniacalmente dal marito) quasi inevitabilmente su se stessa, in un'atmosfera agghiacciante. Ma tutto ciò non interessa molto, decisamente ce l'avevano già detto e in maniera anche migliore. Rimane sul film un sentore di dramma sociale a tesi - in Irlanda il divorzio è stato permesso solo recentemente - facile e rassicurante come sempre. Rimane lo sguardo di Stembridge tanto distante (fino alla caricatura) quanto insostenibilmente pietoso sui suoi protagonisti, le sue vittime, i suoi stupidotti alienati e poi sull'immancabile - in questi casi - condizione femminile. Ancora tutto già visto, una volta di più speriamo che basti.

Alfonso Iuliano