Tempi Moderni

I film del 1996


RITORNO A CASA GORI

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Alessandro Benvenuti
Sceneggiatura: Alessandro Benvenuti, Ugo Chiti
Fotografia: Danilo Desideri
Montaggio: Carla Simoncelli
Scenografia e costumi: Eugenio Liverani
Musica: Patrizio Fariselli
Prodotto da: Vittorio e Rita Cecchi Gori
(Brasile, 1996)
Durata: 97'
Distribuzione cinematografica: CECCHI GORI GROUP
Distribuzione Home video: CECCHI GORI

PERSONAGGI E INTERPRETI

Luciano: Alessandro Benvenuti
Sandra: Sabrina Ferilli
Bruna: Athina Cenci
Libero: Alessandro Haber
Gino: Carlo Monni
Annibale: Novello Novelli

gori.jpg (15708 bytes)Il coraggio di trattare argomenti forti con il timbro apparentemente lieve della commedia, lo stesso coraggio che, secondo Alessandro Benvenuti, manca a molti produttori italiani: dopo i temi piuttosto decisi dei suoi film piu' recenti, "Belle al bar" e "Ivo il tardivo", il regista di Pontassieve riutilizza la collaudata famiglia Gori-Papini (sei anni dopo "Benvenuti in casa Gori") e tutto il microcosmo circostante, affinche' "la sedimentazione del sentimento" che la caratterizza, possa esplodere in un dramma corale. Coro davvero eccellente, per numero (novanta attori) e per interpreti, pilastro da sempre del cinema targato Chiti-Benvenuti: come nell'assai sottovalutato "Albergo Roma", opera prima dello sceneggiatore, sulla partitura c'e' posto per tutti, ognuno chiamato a dare il suo contributo tutt'altro che marginale, in un impasto azzeccato e guarnito con l'ottimo uso del dialetto. La vicenda, che bruscamente sterza dal comico al drammatico, e al comico (o alla commedia umana) ritorna in piu' occasioni, si svolge attorno al funerale di Adele Papini, coniugata Gori: la scarsa volonta' di sopportazione tra il marito e l'anziano padre della defunta, le violente sfuriate del figlio sono solamente i piu' rumorosi colpi di una crisi che coinvolge tutte le vite in gioco, tutte le coppie, non solo matrimoniali, che si scontrano o si inseguono per tutto il tempo. La sorella Bruna sembra vedere la scomparsa di Adele come avvertimento a non fare la stessa fine, a non smettere di cercare una vita migliore; ha in tasca un biglietto per Riccione, dove c'e' un focoso (e piu' giovane di lei) gestore di palestre che la aspetta: d'altronde, con suo marito, ed e' proprio questi ad ammetterlo, in tanti anni sono riusciti solo a vincere gare di ballo liscio,"ma li' era facile, era l'orchestra che dava il ritmo". Anche la loro figlia con il marito e' alle soglie di una separazione, dilazionata magari in una quindicina d'anni, per non turbar la bimba, e nessun tentativo di razionalizzare il problema sembra sortire effetto, soprattutto perche' le troppe parole hanno inghiottito il sentimento. Tra spiacevoli storie di droga (nascosta dentro la bara), stupidi pettegolezzi, arrivi inaspettati, partenze rinviate di continuo e grandi rivelazioni, le mille solitudini fanno fatica a toccarsi, a venirsi incontro. L'unica che ha superato i suoi problemi e' proprio la povera Adele, che dal cielo stellato osserva, come dall'alto di un teatro di posa, il buffo carrozzone che dovrebbe piangere la sua scomparsa: poco importa se al suo corpo laggiu' non entrano nemmeno le scarpe, perche' da compatire sono piuttosto i vivi, che si agitano come bambini che si fanno i dispetti a scuola, e che andrebbero rimproverati, sempre, pero', col sorriso sulle labbra. Cosi', se nel film c'e' qualcosa da riprendere, che non convince del tutto, perche' ogni frazione sembra percorsa con una marcia superiore a quella che ci vorrebbe, pure, davanti alla vettura che, tra sbalzi e scossoni, rischi e incidenti di ogni sorta, giunge comunque ad un traguardo lontano, non si puo' non applaudire, maledicendola in cuor nostro per quanto ci ha fatto patire e non ha voluto evitare: quello che Benvenuti considera il suo primo film (gli altri erano esami), non e' certamente il piu' riuscito, ma e' senza dubbio il piu' coraggioso, e, forse, anche il piu' bello.

Marco Medelin