GEORGIACAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Ulu Grosbard
Sceneggiatura: Barbara Turner
Fotografia: Jan Kiesser
Musiche: Steven Soles
Montaggio: Elizabeth King
Scenografie: Lester Cohen
Costumi: Carol Oditz
Prodotto da: Ulu Grosbard, Barbara Turner, Jennifer Jason Leigh
(USA, 1995)
Durata: 114'
Distribuzione cinematografica: CECHI GORI GROUP
PERSONAGGI E INTERPRETI
Saide: Jennifer Jason Leigh
Georgia: Mare Winningham
Axel: Ted Levine
Jake: Max Perlich

Georgia (Mare Winningham) e sua sorella minore Sadie (Jennifer Jason Leigh)
hanno avuto, sin da bambine, una passione in comune: la musica.
Ma il loro destino è stato differente: Georgia, dotata di grande talento, è divenuta una
cantante famosa ed osannata da milioni di fans; Sadie, invece, ha sempre vissuto ai
margini, esibendosi in piano bar od in locali squallidi, con la consolazione di imitare i
propri idoli canori nell'inutile ed affannosa ricerca di uno stile personale. Il rapporto
fra le due donne, intessuto di amore ed odio, giungerà nel finale ad una resa dei conti:
ma tutto, in conclusione, riprenderà come prima, all'insegna della provvisorietà e della
malinconia.
Diretto
con mestiere privo di voli dal veterano Ulu Grosbard ("Chi è Harry Kellerman e
perché parla male di me?", "Vigilato speciale", "Innamorarsi"),
scritto da Barbara Walters (madre di Jennifer Jason Leigh ) con l'aria di chi parla di
cose di famiglia, "Georgia" è un film prolisso e slegato, melenso nella vicenda
ed insopportabile nei dialoghi: ma è riscattato in parte dalla formidabile
interpretazione di Jennifer Jason Leigh, perfetta nei panni della febbricitante e
survoltata Sadie.
Querula e commovente, capace di scoppi d'ira e repentine esplosioni d'amore, questa
piccola rockstar immaginaria palpita d'una verità e d'una intensità raramente viste al
cinema: che trovano il proprio apice nella sequenza in cui ella si esibisce al concerto di
sua sorella, in una lunga performance di otto minuti. La voce sottile (quella vera
dell'attrice, niente playback) ed a tratti rotta, tesa nello sforzo di cantare "Take
me back" di Van Morrison, con una partecipazione emotiva che sale fino a farsi
straziante: alla fine, il pubblico quasi non applaude, forse per colpa del groppo che ha
in gola. Ed ugualmente, in sala, gli spettatori, grati e commossi.
Francesco
Troiano