OGNUNO CERCA
IL SUO GATTO
(CHACUN CHERCHE SON CAT)CAST TECNICO ARTISTICO
Regia e Sceneggiatura: Cèdric Klapisch
Fotografia: Benoit Delhomme
Scenografia: Francois Emanuelli
Costumi: Pierre Yves Gayraud
Montaggio: Francine Sandberg
Prodotto da: Vertigo Productions, Aissa Djabri,
Farid Lahoussa, Manuel Munz
Una coproduzione: Vertigo Productions, France 2 Cinema,
con la partecipazione di Canal+
(FRANCIA, 1996)
Durata: 90'
Distribuzione cinematografica: BIM
Distribuzione Home video: MONDADORI
PERSONAGGI E INTERPRETI
Chloè: Garance Clavel
Djamel: Zinedine Soualem
Mme Reneè: Reneè Le Calm
Michel: Olivier Py
Grigri: Arapimou
Rambo: Rambo
Il percussionista: Romain Duris
Assistente alla fotografia: Nicolas Koretzky
Mme Dubois: Andrèe Damant

Primo
film di Cèdric Klapisch a giungere in Italia, ma secondo in ordine di tempo dopo "Le
Pèril Jeune" e precedente a "Un air de famille" da poco uscito in Francia,
"Ognuno cerca il suo gatto" è un film che diverte abbastanza e non annoia, ma
che difficilmente ricorderemo per molto tempo.
La storia, a quanto sembra, improvvisata - anche se Klapisch preferisce parlare di
"scrittura in diretta" e "di film concepito come un brano jazz"; ma
noi non scorgiamo la differenza - di Chloè, una giovane truccatrice di moda, alle prese
con le ricerche del suo gatto misteriosamente scomparso. Partita per le vacanze Chloè
aveva affidato Grigri a una simpatica e un po' deforme (quasi cubista) vecchietta del
quartiere, che vivendo sola ne aveva già altri cinque o sei. La ricerca del gatto è
naturalmente solo un pretesto, un Mc Guffin hitchcockiano per trarre la timida fanciulla
fuori dal suo appartamento e portarla nelle strade del quartiere della Bastiglia (XI
Arrondissement). Dove incontreremo una varia umanità con il suo carico di problemi e
dolori. Si direbbe un presupposto di tipo neorealistico o qualcosa di accomunabile alla
nouvelle vague, ma soprattutto è un film di una levità sì impressionante e che, però,
non lascia poi molto di sé. L'umanesimo di Klapisch risulta banale e indeciso se non
fuori tempo massimo, un po' fronte popolare anni '30 senza nessun fronte popolare, e
quindi soprattutto folcloristico.
Alfonso
Iuliano
INTERVISTA A CEDRIC KAPLISCH