FRANKIE DELLE
STELLE
(FRANKIE STARLIGHT)CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Michael Lindsay-Hogg
Sceneggiatura: Chet Raymo e Ronan O'Leary
Fotografia: Paul Laufer
Musica: Elmer Bernstein
Scenografia: Frank Conway
Montaggio: Ruth Foster
Prodotto da: Noel Pearson
(USA, 1996)
Durata:100'
Distribuzione cinematografica: LUCKY RED
Distribuzione home video: BMG
PERSONAGGI E INTERPRETI
Terry Klout: Matt Dillon
Frankie: Corban Walker
Frankie da giovane: Alan Pentony
Bernadette: Anne Parillaud
Roger Manning: Julian Wadham
Handy Paige: Niall Toibin
Jack Kelly: Gabriel Byrne
Emma: Rudi Davis
Emma da giovane: Georgina Cates

Tratto dal romanzo "The Dork Of Cork" dell'irlandese Chet Raymo,
"Frankie delle Stelle" è uno strano film che cerca di unire un tipo di
narrazione epica ed epocale ad una più intimista, basata sullo sconcerto dei sentimenti.
Se ciò gli riesce molto bene nella prima parte, tutta in flashback, dove lo spettatore è
spesso preda di improvvisa tenerezza e commozione, nella seconda il film si adagia in una
routine rappresentativa scontata e spesso stucchevole nel suo misurato manierismo.
Presentato dall'autore come "una favola dell'era spaziale" (descrizione quanto
mai fuorviante per un film che di spaziale ha solo l'amore che il protagonista nutre verso
le scienze astronomiche), il film narra la vita di Frank, un uomo affetto da nanismo, e
della sua lotta per conquistare il rispetto o almeno l'indifferenza della gente.
La trama spazia dal 1940 ai nostri giorni raccontando, parallelamente, anche la storia di
Bernadette, la madre di Frank (Anne Parillaud) e dei suoi due amori Jack Kelly (un
compassato Gabriel Byrne) e Terry Klout (Matt Dillon). Il pretesto per esporre al pubblico
tali situazioni viene dall'autobiografia che Frank adulto consegna ad un editore
all'inizio del film, la cui pubblicazione lo renderà ricco e famoso.
Benchè
i personaggi siano spessi descritti secondo gli stereotipi classici delle varie
nazionalità (francese, inglese, irlandese, etc.), l'empatia con lo spettatore è
garantita dall'ottima performance recitativa dell'intero cast, con a capo uno
straordinario esordiente: Alan Pentony, un bambino realmente affetto da nanismo capace di
commuovere senza dover toccare le facili corde del pietismo. Il regista Michael
Lindsay-Hogg, conosciuto come autore di video musicali per famosi artisti del rock quali i
Rolling Stones, i Who e Paul Simon (per il quale ha diretto il pluripremiato
"Graceland"), sconta il peso della propria mancanza di esperienza nel
lungometraggio, calibrando in maniera approssimativa i vari tempi narrativi di cui un film
(qualsiasi film) è composto. Il risultato non entusiasma e, alla fine della visione,
permane un senso di incompiuto, di insoddisfazione, che fa rimpiangere acremente il rigore
narrativo di un Lelouch o di un Coppola. Forse proprio l'eccessiva ambizione riposta dagli
autori nella storia, evidentemente ritenuta di facile presa sul pubblico, ha condotto a
delle imperdonabili leggerezze e manchevolezze che devono essere ritenute inaccettabili.
Rimangono comunque fortemente impressi nella mente gli intensi ed espressivi occhi limpidi
del giovane Alan Pentony, unico valido motivo di visione del film.
Luigi De
Angelis