FOUR ROOMSCAST
TECNICO ARTISTICO
Sceneggiatura e Regia:
Allison Anders: episodio "Strange brew";
Alexandre Rockwell: episodio: "Two sides to a plate";
Robert Rodriguez: episodio "The Misbehavers";
Quentin Tarantino: episodio "The thrill of the bet".
Scenografia: Gary Frutkoff
Prodotto da: Lawrence Bender
(USA, 1996)
Durata: 90'
Distribuzione cinematografica: WARNER BROS
per CECCHI GORI GROUP
Distribuzione home video: CECCHI GORI HOME VIDEO
PERSONAGGI E INTERPRETI
Il gangster: Antonio Banderas
La moglie del gangster: Tamlyn Tomita
Elspeth: Madonna
Ted: Tim Roth
Angela: Jennifer Beals, Paul Calderon
Jezebel: Sammy Davis
Athena: Valeria Golino
Sigfried: David Proval
Raven: Lili Taylor
Chester Rush: Quentin Tarantino
Leo: Bruce Willis
Margaret: Marisa Tomei

Annunciato
come evento speciale della scorsa edizione della rassegna cinematografica veneziana (e poi
ritirato all'ultimo momento), atteso come uno degli avvenimenti filmici della stagione,
"Four rooms" è stato accolto in patria da violentissime stroncature della
critica e da una assai fiacca risposta al box-office.
Reazioni entrambe giustificate, a parer nostro; e la pochezza della pellicola dovrebbe
fornire qualche spunto di riflessione agli esegeti nostrani (non solo, in verità), ad
ogni pie' sospinto pronti a decretar la nascita di nuovi " maestri " giunti a
malapena al traguardo dell'opera seconda o terza.
Dei quattro episodi che compongono il film, è impresa ardua stilare una graduatoria al
negativo: tenuti assieme dal minimo comun denominatore della presenza del cameriere Ted
(un Tim Roth francamente insopportabile), ed ambientati tutti in una notte di Capodanno al
Mon Signor Hotel, essi si connotano quali semplici aneddoti (mal) sceneggiati, barzellette
cartoonistiche senza nerbo né stile.
Il segmento firmato da Tarantino, poi, appare particolarmente capzioso ed insulso: la
maniera, che faceva già capolino nel pur riuscito "Pulp fiction", qui sommerge
ogni cosa e risulta inoltre fastidiosamente compiaciuta.
Di recitazione non è il caso di parlare, e non per demerito degli attori; forse solo
Banderas, caricato e caricaturale fino all'imposione, può riuscire a strappar qualche
sorriso a spettatori cui viene propinata una overdose di noia perdipiù colorata da timbri
isterici e sovreccitati.
Francesco
Troiano