Tempi Moderni

I film del 1996


FLUKE

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Carlo Carlei
Soggetto: dal romanzo di James Herbert
Sceneggiatura: Carlo Carlei & James Carrington
Fotografia: Raffaele Mertes
Montaggio: Mark Conte
Scenografia: Hilda Stark
Musica: Carlo Siliotto
Produzione: Paul Maslansky e Lata Ryan (Rocket Pictures) - MGM
(USA, 1995)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: UIP
Distribuzione home video: WARNER HOME VIDEO

PERSONAGGI E INTERPRETI

Fluke/Thomas Johnson: Matthew Modine
carol Johnson: Nancy Travis
Jeff Newman: Eric Stoltz
Brian Johnson: Max Pomeranc

fluke1.jpg (12616 bytes)A dispetto della differenza di nazionalitą e di costo, il secondo film di Carlo Carlei ripropone la stessa visione del cinema e della vita espressa nč "La corsa dell'innocente" e ne costituisce l'opera gemella.
Il primo film raccontava la storia di un bambino in fuga dalla propria famiglia di "mostri", per andare a raggiungere un'altra famiglia ideale, apparentemente per avvertirla del pericolo che correva, in realtą per farsi adottare da essa. "Fluke" č la storia di un cane che prende a poco a poco coscienza di essere la reincarnazione di un uomo morto prematuramente in circostanze oscure. Convinto di essere stato ucciso dal suo migliore amico, che sta per prendere il suo posto presso la vedova e il figlio, Fluke si mette in viaggio per raggiungere la propria famiglia perduta e proteggerla da questo pericolo. Per rendersi conto, al termine di questa odissea del ritorno, che il suo vero scopo era quello di riscattarsi dalle proprie colpe commesse come marito e come padre.
Nei due film, l'odissea dei protagonisti diventa un viaggio d'iniziazione dove il mondo viene scoperto ed osservato da un punto di vista diverso da quello adulto: l'occhio del bambino ne "La corsa dell'innocente", quello del cane in "Fluke". Questa nuova prospettiva permette al regista di rappresentare il mondo in modo diverso ed originale, evitando il realismo standardizzato che si fonda pigramente sul principio della cinepresa "ad altezza d'uomo" e sullo pseudo-documentarismo. Infatti, "La corsa dell'innocente" non č una cronaca sulla camorra, cosģ come "Fluke" non č un film sulla condizione del cane nel mondo attuale. Nei due film, il punto di vista infantile e canino costituiscono un pretesto per parlare degli uomini con il distacco apparentemente naif di uno sguardo estraneo, seguendo il principio narrativo dei racconti filosofici di Voltaire.
"Fluke" conferma quindi il tocco indubbiamente originale di Carlei, destinato a rimanere tale anche nel panorama del cinema hollywoodiano. Tuttavia, assieme ai pregi tecnici che ne fanno un caso unico fra i registi italiani della sua generazione, il tocco di Carlei ha dei limiti.
Essi consistono essenzialmente in una assenza di malizia del regista nei confronti del proprio materiale narrativo. Truffaut affermava che ogni soggetto contiene una trappola, che l'autore deve identificare e quindi evitare. Quando si fa un film sull'infanzia, ad esempio, il pericolo sta nella poetica sentimentalista che la figura del bambino porta con sč. Si tratta quindi di fare in modo di contrastarla con gli strumenti che il cinema mette a disposizione e con la propria conoscenza del cinema. La trappola contenuta nei soggetti di Carlei sta nel pericolo di una visione manichea del mondo. L'influenza esercitata da un film come "La morte corre sul fiume" sull'immaginario del regista non ha impedito a quest'ultimo di rappresentare i cattivi de "La corsa dell'innocente" in modo troppo unidimensionale, dimenticando che la figura di Robert Mitchum nel film di Laughton era, si, quella di un mostro terrificante, ma comportava anche elementi di umorismo che contribuivano a farne un personaggio inconsueto. Questo pericolo di cadere nei clichč viene evitato in "Fluke" grazie ad un rovescio finale che permette al film di ribaltare la retorica della vendetta.
fluke2.jpg (13373 bytes)Eppure, si risente nel film una tendenza sentimentalista dovuta sopratutto all'impiego eccessivo della musica. Non a caso, la migliore sequenza di "Fluke" č quella iniziale, in cui scopriamo che Matthew Modine si č reincarnato in un cucciolo, che vive e cresce in mezzo ad altri cuccioli nel vicolo di una metropoli. Non c'č musica, ci sono solo suoni, il rumore lontano della strada... In questa sequenza, in cui si tratta di far passare una serie di informazioni particolarmente difficili da raccontare e di fare accettare allo spettatore la convenzione narrativa della reincarnazione di un uomo in un cane, Carlei dimostra di saper usare il linguaggio cinematografico - composizione dell'inquadratura, montaggio, suono - con estrema purezza, senza ricorrere alla facilitazione della colonna sonora per dettare al pubblico le emozioni che deve provare. E' un peccato che questo rigore non sia mantenuto nel secondo atto della storia, cioč quello dedicato al viaggio del ritorno di Fluke verso la sua famiglia. Forse il problema sta anche nel fatto che Carlo Siliotto non sembra un musicista capace di restituire in musica tutte le sfumature emotive della storia.
Il fatto che Carlei non dimostri nell'uso della colonna sonora la stessa finezza che possiede nell'uso della macchina da presa e del montaggio, tradisce un certo limite di gusto, probabilmente un limite culturale, una mancanza di quell'ironia nel sentimento che costituisce invece il punto di forza del cinema hollywoodiano. Per questo siamo sicuri che nei suoi prossimi film, questa "tara" non potrą che essere corretta grazie al contesto del cinema americano di cui ormai il regista italiano sembra diventato parte integrante.

Gianguido Spinelli

INTERVISTA A CARLO CARLEI di Gianguido Spinelli