FLUKECAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Carlo Carlei
Soggetto: dal romanzo di James Herbert
Sceneggiatura: Carlo Carlei & James Carrington
Fotografia: Raffaele Mertes
Montaggio: Mark Conte
Scenografia: Hilda Stark
Musica: Carlo Siliotto
Produzione: Paul Maslansky e Lata Ryan (Rocket Pictures) - MGM
(USA, 1995)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: UIP
Distribuzione home video: WARNER HOME VIDEO
PERSONAGGI E INTERPRETI
Fluke/Thomas Johnson: Matthew Modine
carol Johnson: Nancy Travis
Jeff Newman: Eric Stoltz
Brian Johnson: Max Pomeranc

A
dispetto della differenza di nazionalitą e di costo, il secondo film di Carlo Carlei
ripropone la stessa visione del cinema e della vita espressa nč "La corsa
dell'innocente" e ne costituisce l'opera gemella.
Il primo film raccontava la storia di un bambino in fuga dalla propria famiglia di
"mostri", per andare a raggiungere un'altra famiglia ideale, apparentemente per
avvertirla del pericolo che correva, in realtą per farsi adottare da essa.
"Fluke" č la storia di un cane che prende a poco a poco coscienza di essere la
reincarnazione di un uomo morto prematuramente in circostanze oscure. Convinto di essere
stato ucciso dal suo migliore amico, che sta per prendere il suo posto presso la vedova e
il figlio, Fluke si mette in viaggio per raggiungere la propria famiglia perduta e
proteggerla da questo pericolo. Per rendersi conto, al termine di questa odissea del
ritorno, che il suo vero scopo era quello di riscattarsi dalle proprie colpe commesse come
marito e come padre.
Nei due film, l'odissea dei protagonisti diventa un viaggio d'iniziazione dove il mondo
viene scoperto ed osservato da un punto di vista diverso da quello adulto: l'occhio del
bambino ne "La corsa dell'innocente", quello del cane in "Fluke".
Questa nuova prospettiva permette al regista di rappresentare il mondo in modo diverso ed
originale, evitando il realismo standardizzato che si fonda pigramente sul principio della
cinepresa "ad altezza d'uomo" e sullo pseudo-documentarismo. Infatti, "La
corsa dell'innocente" non č una cronaca sulla camorra, cosģ come "Fluke"
non č un film sulla condizione del cane nel mondo attuale. Nei due film, il punto di
vista infantile e canino costituiscono un pretesto per parlare degli uomini con il
distacco apparentemente naif di uno sguardo estraneo, seguendo il principio narrativo dei
racconti filosofici di Voltaire.
"Fluke" conferma quindi il tocco indubbiamente originale di Carlei, destinato a
rimanere tale anche nel panorama del cinema hollywoodiano. Tuttavia, assieme ai pregi
tecnici che ne fanno un caso unico fra i registi italiani della sua generazione, il tocco
di Carlei ha dei limiti.
Essi consistono essenzialmente in una assenza di malizia del regista nei confronti del
proprio materiale narrativo. Truffaut affermava che ogni soggetto contiene una trappola,
che l'autore deve identificare e quindi evitare. Quando si fa un film sull'infanzia, ad
esempio, il pericolo sta nella poetica sentimentalista che la figura del bambino porta con
sč. Si tratta quindi di fare in modo di contrastarla con gli strumenti che il cinema
mette a disposizione e con la propria conoscenza del cinema. La trappola contenuta nei
soggetti di Carlei sta nel pericolo di una visione manichea del mondo. L'influenza
esercitata da un film come "La morte corre sul fiume" sull'immaginario del
regista non ha impedito a quest'ultimo di rappresentare i cattivi de "La corsa
dell'innocente" in modo troppo unidimensionale, dimenticando che la figura di Robert
Mitchum nel film di Laughton era, si, quella di un mostro terrificante, ma comportava
anche elementi di umorismo che contribuivano a farne un personaggio inconsueto. Questo
pericolo di cadere nei clichč viene evitato in "Fluke" grazie ad un rovescio
finale che permette al film di ribaltare la retorica della vendetta.
Eppure,
si risente nel film una tendenza sentimentalista dovuta sopratutto all'impiego eccessivo
della musica. Non a caso, la migliore sequenza di "Fluke" č quella iniziale, in
cui scopriamo che Matthew Modine si č reincarnato in un cucciolo, che vive e cresce in
mezzo ad altri cuccioli nel vicolo di una metropoli. Non c'č musica, ci sono solo suoni,
il rumore lontano della strada... In questa sequenza, in cui si tratta di far passare una
serie di informazioni particolarmente difficili da raccontare e di fare accettare allo
spettatore la convenzione narrativa della reincarnazione di un uomo in un cane, Carlei
dimostra di saper usare il linguaggio cinematografico - composizione dell'inquadratura,
montaggio, suono - con estrema purezza, senza ricorrere alla facilitazione della colonna
sonora per dettare al pubblico le emozioni che deve provare. E' un peccato che questo
rigore non sia mantenuto nel secondo atto della storia, cioč quello dedicato al viaggio
del ritorno di Fluke verso la sua famiglia. Forse il problema sta anche nel fatto che
Carlo Siliotto non sembra un musicista capace di restituire in musica tutte le sfumature
emotive della storia.
Il fatto che Carlei non dimostri nell'uso della colonna sonora la stessa finezza che
possiede nell'uso della macchina da presa e del montaggio, tradisce un certo limite di
gusto, probabilmente un limite culturale, una mancanza di quell'ironia nel sentimento che
costituisce invece il punto di forza del cinema hollywoodiano. Per questo siamo sicuri che
nei suoi prossimi film, questa "tara" non potrą che essere corretta grazie al
contesto del cinema americano di cui ormai il regista italiano sembra diventato parte
integrante.
Gianguido Spinelli