Tempi Moderni

I film del 1996


FLIRT

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Hal Hartley
Sceneggiatura: Hal Hartley
Fotografia: Michael Spiller
Montaggio: Steve Hamilton
Scenografia: Steven Rosenzweig
Musica: Ned Rifle, Jeffrey Taylor
Prodotto da: Ted Hope
(USA, GERMANIA, 1995)
Durata: 90'
Distribuzione cinematografica: COLUMBIA TRISTAR per BIM
Distribuzione home video: MONDADORI

PERSONAGGI E INTERPRETI

Bill: Bill Sage
Emily: Parker Posey
Walter: Martin Donovan
Dwight: Dwight Ewell
Miho: Miho Nikaido
Ozu: Toshizo Fujisawa

flirt1.jpg (12305 bytes)Scrivendo mesi fa dell'ottimo "Hello Denise", avevo sottolineato come quel film si differenziasse dal tipico prodotto del cinema indipendente di New York, per la capacità e la volontà del regista-sceneggiatore di sfruttare a fondo, in termini drammaturgici, un'idea di partenza che avrebbe potuto esaurirsi in una semplice trovata formalistica.
Questo era dovuto principalmente all'interesse che Salven nutriva nei confronti dei suoi personaggi, al fatto che quello che aveva da dire sulla vita si fondeva perfettamente con quello che aveva da dire sul cinema.
Hal Hartley non sembra affatto animato dalla stessa volontà di andare a fondo alle cose. Egli prende una trama esile - un uomo deve scegliere tra due amanti - che comunque avrebbe potuto costituire il punto di partenza di una gradevole commedia intimista, e invece di svilupparla per portare i suoi personaggi alle estreme conseguenze del loro dramma, la interrompe bruscamente dopo un quarto d'ora. Poi la replica altre due volte, con personaggi diversi in città diverse (Berlino e Tokio). Il gioco per lo spettatore consiste nel riconoscere le analogie e le differenze che la stessa storia subisce sotto l'influenza del diverso contesto sociale e culturale nel quale si svolge. Si tratta, però, solo di un gioco e null'altro. Hal Hartley pretende in questo modo di essere profondo senza diventare pedante.
flirt2.jpg (16435 bytes)Il risultato del suo metodo è esattamente il contrario. "Flirt" è un film superficiale perché quel poco che ci viene raccontato non è sufficente ad emozionarci, divertirici, o farci riflettere. Ed è anche un film pedante e privo di quella leggerezza a cui Hartley aspira, perché la ripetizione per ben tre volte della stessa storia con personaggi diversi non ci dice nulla di più sul dramma raccontato, ma in compenso svela in modo fin troppo esplicito le ambizioni tutte teoriche dell'autore: provare ad essere moderni giocando con la drammaturgia tradizionale. Questo genere di esperimento, come fu già detto autorevolmente da Olivier Assayas (regista francese e critico dei "Cahiers du cinema") dieci anni fa a proposito dei film di Jim Jarmush, non è in realtà per niente innovativo. La Nouvelle Vague si era già cimentata in questo tipo di ricerca più di trent'anni fà.
A forza di scoprire l'acqua calda ad ogni suo film, Hal Hartley finirà per bruciarsi le dita.

Gianguido Spinelli